Ottenere la licenza per detenere un’arma in Austria sarà più difficile in futuro. Il governo, infatti, ha deciso di inasprire le norme che ne regolano la concessione. Il disegno di legge approvato alla vigilia dell’estate è stato sottoposto da allora alla cosiddetta “Begutachtung” (l’esame da parte delle commissioni parlamentari competenti e di altre istituzioni, nonché di tutti i cittadini, che hanno potuto esprimersi sul sito web del Parlamento). Il termine scade domani. Dal giorno dopo potrà essere iscritto all’ordine del giorno delle sedute parlamentari, per essere votato ed entrare in vigore.
Il governo aveva deciso di metter mano alla materia dopo la sparatoria avvenuta il 10 giugno in una scuola di Graz. Un ex alunno armato di un fucile a pompa e di una pistola Glock appena acquistata era entrato nell’edificio, sparando all’impazzata e uccidendo 9 studenti e un professore. Impossibile comprendere le ragioni di tale follia omicida. Ma già due giorni dopo si era appreso che l’attentatore, giudicato idoneo all’acquisto delle armi della strage, cinque anni prima era stato esonerato dal servizio di leva (che in Austria esiste ancora), perché considerato “psichicamente instabile”.
Dunque “psichicamente instabile” per l’esercito, ma non per le autorità civili che autorizzano l’acquisto e la detenzione delle armi. Qualcosa non quadrava. Come mai chi aveva rilasciato la licenza al giovane non era informato delle valutazioni psichiatriche effettuate precedentemente dalla sanità militare? Era stato spiegato che ragioni di privacy non avevano consentito di diffondere quelle informazioni.
Il nuovo disegno di legge, che presto diventerà legge, si propone di superare gli ostacoli che, per ragioni di privacy, avevano consentito al giovane ex alunno di Graz di armarsi e di uccidere. D’ora in avanti tutte le autorità civili e militari – a livello comunale, regionale e nazionale – dovranno trasmettere i “dati” in loro possesso alle autorità preposte alla concessione di licenze per l’acquisto di armi.
Il testo di legge è vago nello specificare quali dati. Anzi, non lo specifica affatto. Ma si deve ritenere che si tratti di tutti quei dati che appaiano rilevanti per valutare l’affidabilità delle persone all’uso delle armi, dall’abuso di alcol a episodi di litigiosità e violenza in famiglia, con i colleghi di lavoro, con i vicini.
La materia è molto delicata, come si intuisce. Sussiste il timore che in questo modo si dia pubblicità ad aspetti della sfera privata che potrebbero anche non sussistere o non essere stati dimostrati. Ma questa intrusione nella privacy, secondo alcuni esperti, sarebbe giustificata dalle esigenze di prevenzione di episodi come quello di Graz. Le informazioni, inoltre, rimarrebbero riservate e verrebbero prese in considerazione soltanto nel momento in cui un cittadino chiede la licenza per l’acquisto di un’arma.
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