Martedì 19 Maggio 2026

Le pensioni in Austria sono adeguate di anno in anno al tasso dell’inflazione, per evitare che i loro titolari perdano con il passare del tempo il loro potere di acquisto. Non è un meccanismo automatico, è necessario un intervento regolatore del governo, che talvolta in passato aveva previsto per le fasce più basse un aumento superiore al tasso di inflazione.

Questa volta, invece, è stato deciso diversamente: i titolari di pensioni basse e medie, che rappresentano il 70% della categoria, vedranno aumentare le loro pensioni al 2,7%, ovvero in misura pari al tasso di inflazione; quelli con le pensioni più alte riceveranno invece un aumento in quota fissa di 67,50 euro.

Il provvedimento non è affatto popolare. Le associazioni dei pensionati hanno già levato la loro protesta e lo stesso ha fatto l’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista, mentre i Verdi, benché all’opposizione, hanno condiviso la scelta del governo. Una scelta necessaria, in considerazione della situazione disastrosa delle casse dello Stato, per la quale l’Unione Europea ha avviato un procedimento di infrazione.

Ma anche se non ci fosse l’Europa, l’Austria sarebbe dovuta correre comunque ai ripari. Le pensioni pesano per un terzo sul bilancio dello Stato (un terzo che serve a coprire la differenza tra il costo delle pensioni e ciò che viene pagato con i contributi dei lavoratori). È assolutamente necessario risparmiare, perché rimangano risorse per le altre necessità del Paese.

La componente socialdemocratica del governo avrebbe voluto applicare l’adeguamento del 2,7% a tutti, ma gli altri due partner – popolari (Övp) e liberali (Neos) – non erano d’accordo. Solo alla fine di un lungo confronto è stata raggiunta una soluzione di compromesso, questa volta senza coinvolgere le rappresentanze dei pensionati. In questo modo è stato possibile un risparmio di circa 300 milioni.

Va detto che l’adeguamento all’inflazione, che sarà pieno per i redditi fino a 2.500 euro lordi al mese, non è un adeguamento effettivo, perché viene applicato con un ritardo di oltre un anno, nel quale l’inflazione ha continuato e continuerà a crescere. Lo spieghiamo in dettaglio.

Il tasso di riferimento preso in considerazione (questa volta è del 2,7%) non è quello attuale, ma quello medio calcolato in un arco di tempo che fa dall’agosto 2024 al luglio 2025. Se fosse quello attuale sarebbe superiore al 4%. Inoltre sarà applicato alle pensioni dal prossimo gennaio. Questo scarto temporale ovviamente è avvenuto anche in passato, quando il tasso “attuale” dell’inflazione era inferiore a quello dell’anno precedente.

Secondo i dati attinti al Ministero per gli Affari sociali e a Statistik Austria, lo scorso anno era stato del 4,6% (adeguamento applicato a partire dal gennaio 2025), nel 2023 del 9,7%, nel 2022 del 5,8%, nel 2021 dell’1,8%, nel 2020 dell’1,5%.

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