Venerdì 13 Febbraio 2026

Il 2026 è un anno importante per l’Albertina. Il prestigioso museo di Vienna celebra i 250 anni dalla fondazione, un traguardo che in parte ha a che fare con l’Italia e, come vedremo, anche con gli Stati Uniti. Prende il nome dal duca Albrecht di Sassonia, andato in sposo all’arciduchessa Maria Cristina, una delle 16 figlie e figli dell’imperatrice Maria Teresa.

Nel 1776 – dunque 250 anni fa – la coppia intraprese un lungo viaggio di formazione in Italia, facendo tappa nelle principali città dell’epoca, da Parma, a Firenze, a Napoli, a Modena, a Roma. In quello che allora veniva chiamato il “grand tour” ebbero modo di conoscere i capolavori dell’arte italiana. Il viaggio si concluse a Venezia, dove l’arciduca Albrecht prese con sé oltre un migliaio di opere di grafica che il conte Giacomo Durazzo, al tempo ambasciatore della Repubblica di Genova, aveva acquistato su suo incarico. Quelle opere costituiranno il nucleo originale delle collezioni oggi custodite nel palazzo dell’Albertina.

Il documento fondativo del progetto fu redatto e sottoscritto dal duca il 4 luglio 1776. In esso erano indicati gli scopi della collezione, ispirati ai principi degli Enciclopedisti francesi, per cui le opere che Albrecht di Sassonia portava con sé in patria non avrebbero avuto scopi di rappresentanza, ma sarebbero state esposte al pubblico “per l’educazione e il bene dell’umanità”. Il giubileo che l’Albertina celebra quest’anno ricorda non soltanto i 250 anni dalla fondazione delle collezioni di cui è custode, ma anche, se così possiamo dire, l’ingresso dell’impero d’Austria nel “secolo dei lumi”.

Abbiamo detto che l’anniversario ha a che fare anche con gli Stati Uniti. Il 4 luglio 1776, infatti, è anche la data della loro Dichiarazione di indipendenza. Una coincidenza non casuale. Albertina e Stati Uniti – quelli di 250 anni fa, non gli Stati Uniti di Donald Trump – trassero ispirazione dai principi e dai valori dell’Illuminismo. In quella storica “dichiarazione” i padri fondatori scrissero, infatti, “che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità”.

Nell’anno giubilare l’Albertina ha programmato tre mostre principali incentrate sulle sue collezioni. La prima, già aperta al pubblico, è intitolata “Fascinazione della carta”. Il 19 giugno sarà inaugurata la seconda, “Collezionare per il futuro”, che ripercorrerà la storia dell’Albertina e il ruolo che vi ebbe la moglie del duca Albrecht, Maria Cristina. Per l’occasione verrà nuovamente esposta la celebre “lepre” di Albrecht Dürer, immagine iconica del museo (“Stiamo facendo uscire la lepre dalla stalla”, ha annunciato scherzosamente Ralph Gleis, che lo scorso anno ha sostituito Klaus Albrecht Schröder alla direzione del museo).

Il 30 ottobre, infine, prenderà il via la terza mostra “Artiste dell’Albertina”. La gamma di artiste esposte spazierà da Maria Lassnig e Käthe Kollwitz a Olga Wisinger-Florian, includendo anche nomi meno noti, come Elisabetta Sirani e Alexandra Exter. L’obiettivo delle grandi mostre, secondo Gleis, è quello di presentare opere raramente viste oppure offrire nuove prospettive su opere già note.

NELLA FOTO, la celebre “lepre” di Albrecht Dürer, immagine iconica del museo dell’Albertina.

__________________________

AUSTRIA VICINA è anche su Facebook. Clicca “mi piace” alla pagina

https://www.facebook.com/austriavicina