Mercoledì 22 Maggio 2024

20.09.03 Karl Nehammer, Werner Kogler, Sebastian Kurz, Rudolf AnschoberSono trascorsi pochi giorni dal “discorso alla nazione” del cancelliere Sebastian Kurz, nel quale non ha detto nulla di speciale, se non che “ormai vede la luce in fondo al tunnel” e che spera che la prossima estate tornerà ad essere un’estate normale. Queste stesse banalità le ha ripetute poi in varie interviste e in particolare nel “Sommergespräch” (è un’intervista che l’Orf fa d’estate ai leader di ciascun partito, una alla settimana; a Kurz era toccato l’onore dell’intervista conclusiva).

Passano 48 ore e anche il ministro dell’Istruzione, Heinz Fassmann, fa il suo “discorso alla nazione”. In realtà è una comparizione pubblica un po’ più dimessa di quella del cancelliere, ma a noi piace chiamarla lo stesso così, perché riguardava l’imminente inizio dell’anno scolastico e quindi era forse più attesa. Anche lui non ha detto nulla di speciale, perché a scuola tornerà la normalità (salvo l’obbligo della mascherina nei corridoi e per le scale, non più ai banchi, e l’arieggiamento delle aule ogni 20 minuti). Eventuali misure di cautela (fino al lock-down e il ritorno all’home-working) dipenderanno dal famoso “semaforo”, che segnalerà livelli diversi di rischio. Ma di quel “semaforo” non si sa ancora nulla. La presentazione è annunciata per venerdì.

Martedì anche il ministro della Salute, Rudolf Anschober, ha voluto dire la sua. L’annuncio più importante – il vaccino disponibile già in gennaio – è quello che ha lasciato più interdetti, perché più incredibile. Solo Putin e Trump sono capaci di previsioni così azzardate, mentre tutto il mondo scientifico ritiene che per un vaccino ci voglia molto più tempo.

Gli altri annunci erano minestre riscaldate: la mascherina ci farà compagnia anche in autunno e in inverno, perché non bisogna abbassare la guardia; per la scuola ha confermato quel che aveva detto il giorno prima il collega dell’Istruzione. Si potrà tornare a sciare nei poli turistici invernali, ma rispettando determinare regole. Quali? Lo potrà dire a fine mese.

In attesa di una nuova conferenza stampa a fine mese per conoscere la sorte dei poli sciistici, ieri si è tenuto il primo consiglio dei ministri, dopo la pausa estiva, seguito anch’esso da conferenza stampa. C’era molta attesa, perché nei giorni precedenti la cancelleria aveva anticipato che sarebbero state comunicate nuove misure restrittive per combattere l’epidemia e il numero crescente di contagi.

Invece non è stato “ristretto” alcunché. Il cancelliere ha comunicato che “l’estate è stata superata abbastanza bene”, mentre ora sono in aumento i contagi, per cui “è importante che noi tutti insieme ci preoccupiamo di superare al meglio l’autunno”. Come? Sentite le novità: 1) Mantenere il distanziamento, osservare le precauzioni igieniche, rinunciare al rituale dei saluti. 2) Indossare la mascherina, soprattutto laddove non è possibile mantenere il distanziamento. 3) Ridurre i contatti sociali, limitare a 25 persone al massimo le feste private, comprese quelle di Natale.

Nessuna sanzione per chi non si attiene a queste disposizioni, perché si tratta soltanto di raccomandazioni. Insomma, nulla di nuovo. Chi vorrà potrà indossare la mascherina e chi non vorrà potrà lasciarla nel cassetto, come già accade. Chi vorrà organizzare feste in casa con 25 persone potrà farlo, ma nessuno gli dirà nulla se vi parteciperanno 40 o 50 persone.

Intanto si lavora alla “Coronavirus-Ampel”, il “semaforo” a quattro colori (verde, giallo, arancione, rosso) che indicherà la gravità della situazione sanitaria, distretto per distretto. Per il momento non si sa ancora con quali criteri saranno determinati i livelli di rischio e quali provvedimenti saranno presi quando il semaforo virerà da un colore all’altro. La commissione di esperti concluderà i lavori venerdì. C’è da attendersi pertanto un altro “discorso alla nazione”. Il quinto in una settimana.

 

NELLA FOTO il cancelliere Sebastian Kurz e, con lui, da sinistra, il ministro degli Interni Karl Nehammer, il vicecancelliere Werner Kogler e il ministro della Salute Rudolf Anschober. Formano quello che la stampa austriaca aveva definito non senza ironia il “Corona-Quartett”, perché nei giorni peggiori dell’epidemia si presentavano quasi quotidianamente ai giornalisti sempre in quattro per fare il punto della situazione. Ma allora c’erano cose da dire.

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