Ecco che René Benko torna in Tribunale sul banco degli imputati. Lo farà mercoledì prossimo, nell’aula delle udienze penali di Innsbruck. Stiamo parlando dello spregiudicato immobiliarista austriaco che in pochi anni era riuscito a costruire un patrimonio di immobili di pregio, se non di lusso, in Austria e fuori dell’Austria, addirittura a New York, per un valore di miliardi. E altrettanto rapidamente è riuscito a fallire con le sue tante società, accumulando un debito di 27 miliardi.
Da una parte c’è il colossale fallimento, dall’altra parte ci sono tanti comportamenti illeciti ad esso connessi, come capita spesso in casi del genere. Sostanzialmente si tratta di beni furtivamente sottratti alla massa fallimentare, a vantaggio del fallito, in questo caso René Benko, e ovviamente a danno dei creditori.
In occasione del primo processo, celebrato in ottobre, avevamo spiegato la nuova strategia seguita dalla Procura nazionale anticorruzione (Wirtschafts- und Korruptionsstaatsanwaltschaft), sintetizzata nell’espressione della “tecnica del salame”. Anziché affrontare in blocco tutte le vicende illecite del fallimento, con migliaia di documenti e centinaia di testimoni, la cui elaborazione richiederebbe normalmente anni, questa volta si è preferito procedere immediatamente per ogni singolo reato contestabile. Un passo alla volta (una “fetta di salame alla volta”, con distinti processi, che si risolvono in un paio di udienze o, a volte, in una sola udienza. Si guadagna in velocità e soprattutto si evitano tempi lunghi, per i quali alcuni reati rischierebbero la prescrizione.
Nel processo di mercoledì, che potrebbe concludersi in giornata (altrimenti si andrà a una seconda udienza il 16 dicembre), Benko e un complice sono accusati come sempre di bancarotta fraudolenta. Chi sia il complice non si sa ancora. Potrebbe trattarsi di Nathalie Benko, moglie dell’imputato. I due avrebbero nascosto in casa, in una cassaforte, contanti per 120.000 euro, nonché orologi, gioielli, preziosi gemelli da camicia per un valore complessivo di 250.000 euro.
Poca cosa in un fallimento da 27 miliardi, ma, come insegnava con saggezza Paperon de Paperoni, quando noi da piccoli divoravamo Topolino, la ricchezza si costruisce un cent alla volta. Nel caso di Benko, pur di recuperare soldi, sono stati messi all’asta anche gli scopini dei gabinetti dei suoi uffici.
Nel processo di mercoledì René Benko rischia fino a 10 anni di reclusione. In quello già celebrato in ottobre era stato condannato a 2 anni. La sentenza non è ancora esecutiva, ma Benko è comunque in stato di detenzione, perché la libertà provvisoria richiesta non gli è stata concessa, per il rischio di recidiva.
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