È dai tempi di Jörg Haider che ci si chiede se l’Fpö sia tornato a essere un partito di nazisti, come lo era stato alle sue origini, o soltanto un partito di estrema destra sovranista, come vuole apparire. L’ambiguità sta già nel nome. Fpö è la sigla di Freiheitliche Partei Österreichs, che significa “partito liberale austriaco” (alcuni media in Italia talvolta traducono con “partito della libertà”). Ma l’Fpö non è un partito liberale nel senso comunemente inteso, tant’è che ai tempi di Haider fu espulso dalla federazione liberale europea e nel 1992 una sua autorevole esponente, Heide Schmidt, abbandonò il partito, per le sue posizioni xenofobe e razziste, e l’anno dopo fondò il Liberales Forum (ora confluito in Neos).
I dubbi sulla natura nazista (o neonazista) dell’Fpö trovano alimento oggi nella condanna a un anno di reclusione, con la condizionale, inflitta dal Tribunale di Krems a René Schimanek, per apologia del nazismo. Schimanek non è un pinco pallino qualsiasi, ma il capo di gabinetto del primo presidente del Parlamento, Walter Rosenkranz, entrambi dell’Fpö.
L’accusa nei suoi confronti nasce dal necrologio da lui pubblicato lo scorso anno, alla morte del padre Hans-Jörg Schimanek, lui pure esponente di spicco dell’Fpö (poi Bzö) in Bassa Austria e a Vienna. L’annuncio mortuario riportava il verso “und ewig lebt der Toten Tatenruhm” (“e le gesta dei morti vivono per sempre”) e il simbolo dell’Irminsul, che costituiscono un evidente richiamo ai rituali del nazismo neopagano, ispirato ai poemi epici del nord Europa.
L’Irminsul (letteralmente “il grande pilastro”) è una scultura a forma di ypsilon, sacra ai Sassoni, che negli anni del nazismo fu assunta a simbolo della componente neopagana nelle Ss, in contrapposizione alla croce cristiana. Questo culto di un mitico passato germanico del nazismo ebbe seguito anche dopo la caduta del Reich. Che Schimanek se ne sia servito nel necrologio del padre ne è una prova evidente.
L’utilizzo del linguaggio e di un simbolo del nazismo nell’annuncio funerario, apparso anche nel sito web del Comune di Langelois, di cui René Schimanek era assessore, aveva portato lo scorso anno alla sua incriminazione. Fin da allora Schimanek si era dimesso da capo di gabinetto del presidente Rosenkranz, mantenendo tuttavia la carica di assessore nel suo Comune. Ieri, dopo la condanna, ha annunciato di volersi dimettere anche da assessore e da membro dell’Fpö.
Nel corso del dibattimento processuale René Schimanek si era dichiarato non colpevole. Aveva pubblicato quel necrologio, con quei richiami al nazismo, perché così gli aveva chiesto di fare il padre. Siccome in Austria con il nazismo non si scherza, il collegio giudicante era composto da una giuria popolare. La sentenza di condanna è stata approvata con 5 voti a favore e 3 contrari. Per il reato in questione, previsto dall’art. 3 della legge, la sanzione può variare da uno a 10 anni. A Schimanek è stata inflitta la pena minore, in assenza di precedenti. La reclusione rimarrà condizionalmente sospesa per tre anni.
NELLA FOTO, René Schimanek, ex capo di gabinetto del primo presidente del Parlamento, e un Irminsul dissepolto nel 1938 nella zona di Marsberg (Germania).
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