Domenica, alle elezioni di Vienna, potranno votare anche i cittadini italiani che risiedono nella capitale. Non per il consiglio comunale – che, come abbiamo spiegato domenica scorsa, coincide a Vienna con il consiglio regionale – ma per i consigli dei 23 distretti della città. Sembra poca cosa, ma non è così. I consigli distrettuali non sono paragonabili a semplici “consigli di quartiere”, come li conosciamo in alcune nostre città. Sono forme di partecipazione democratica con poteri reali in aree della città con popolazione a volte superiore a quella delle maggiori città del resto dell’Austria. Basti pensare a Donaustadt (220.794 residenti), Favoriten (220.324), Florisdorf (186.233), Liesing (121.303), Simmering (110.559).
Nel voto di domenica gli italiani si trovano nella condizione di tutti i non austriaci, ma cittadini dell’Unione Europea, residenti a Vienna: non votano per il consiglio comunale/regionale, ma possono votare per i consigli distrettuali. In questa condizione si trovano 264.775 europei non austriaci presenti a Vienna. Complessivamente il numero degli elettori – austriaci o dell’Ue – che domenica avranno il diritto di esprimere il loro voto sono 1.374.768.
Come si nota, gli “europei” di Vienna rappresentano quasi il 20% del corpo elettorale. Non è stato sempre così. Alle elezioni di vent’anni fa erano soltanto 64.021. Il loro numero è cresciuto rapidamente, perché Vienna, evidentemente, è una città dove la qualità della vita è molto alta e tale da attrarre nuovi cittadini anche da altri Paesi della ricca Europa (soprattutto dalla Germania) e non soltanto richiedenti asilo dal terzo mondo. Se i 264.775 europei di Vienna fossero una città, sarebbero la terza città dell’Austria, dopo la stessa Vienna e dopo Graz.
Questa “città europea” nella capitale austriaca è così importante che alcuni partiti hanno indirizzato anche ad essa la loro propaganda. I Verdi, soprattutto. Il partito ambientalista nei giorni scorsi ha spedito lettere personali a 142.000 europei residenti dei 23 distretti. Perché a 142.000 e non a tutti non è dato sapere. Anche l’Spö (Partito socialdemocratico) ha spedito lettere, ma soltanto nei distretti di Wieden e Döbling. Anche l’Övp (Partito popolare) ha spedito lettere, ma non ha rivelato a chi. Non hanno fatto nulla Neos (che pure è il partito più europeista) e l’Fpö (il partito dell’estrema destra sovranista).
Che interesse hanno i partiti austriaci a conquistare seggi nei distretti di Vienna? C’è un interesse politico, ma anche un interesse finanziario. Ogni lista elettorale che riesce a far eleggere i propri rappresentanti in queste assemblee di quartiere ottiene un rimborso pubblico. Lo ricevono anche i partiti piccoli, anche se non presenti nel consiglio comunale. Alle elezioni del 2020, per esempio, la lista dell’ex vicecancelliere Heinz-Christian Strache non aveva superato la soglia del 5% per entrare nel consiglio comunale (e non la supererà prevedibilmente neanche questa volta), ma i suoi uomini erano entrati in 12 consigli distrettuali, ricevendo così un finanziamento pubblico di 1,2 milioni di euro.
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