Domenica i viennesi andranno alle urne per eleggere il loro consiglio comunale, che è anche un Landtag, ovvero un consiglio regionale. Le due istituzioni si sovrappongono, per cui i 100 consiglieri del Comune sono anche consiglieri del Land. Un caso unico in Austria, dovuto evidentemente alle dimensioni demografiche della capitale, con oltre due milioni di abitanti.
Il risultato è abbastanza prevedibile: vinceranno di nuovo i socialdemocratici, che governano da sempre la città. Vienna è forse l’unica città al mondo in cui si possa dire con certezza a chi vadano i meriti o le responsabilità di ciò che funziona o non funziona. Dalla fine della seconda guerra mondiale (ma si potrebbe dire dalla caduta dell’impero, se non ci fosse di mezzo la parentesi nazista) sono sempre stati i socialdemocratici.
Alla “Vienna rossa” degli anni ’20 e ’30 del secolo è riconducibile la creazione di una vasta rete di edilizia popolare, che aveva in gran parte risolto i problemi abitativi del primo dopoguerra. E alla Vienna, anch’essa “rossa”, della ricostruzione seguita alla seconda guerra mondiale, con la sua rete di trasporti pubblici, i suoi servizi sociali e sanitari, la sua offerta culturale, la sua attenzione per il verde e per la cura dell’ambiente va il merito se la capitale austriaca è da anni al primo posto nelle classifiche per qualità della vita.
Naturalmente non sono tutte rose e fiori. Vienna, più delle altre città dell’Austria, ha dovuto affrontare l’ondata migratoria, con tutti i disagi che ciò ha comportato e comporta: dalla presenza maggioritaria nelle scuole di alunni stranieri, che non parlano il tedesco, a fenomeni di violenza urbana un tempo sconosciuti. La socialdemocrazia, che in passato si era dimostrata in grado di affrontare con successo i problemi del tempo, ora sembra balbettante e incerta.
Domenica prossima l’Spö continuerà a raccogliere il voto della maggioranza dei viennesi, che preferiscono l’”usato sicuro” alle proposte di altri partiti che altrove, peraltro, non sempre hanno dato prova di buon governo. Quindi l’Spö resterà ancora il primo partito, ma con qualche voto in meno. L’ultimo sondaggio dell’istituto Market, per il quotidiano Der Standard, lo dà al 38%, 3,5 punti in meno rispetto alle precedenti elezioni del 2020. Ma i partiti che lo inseguono sono nani al confronto. Persino l’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista, che a livello nazionale è sulla cresta dell’onda, qui, a Vienna, si ferma al 21%.
Gli altri partiti che contano di entrare nel futuro consiglio comunale/regionale, superando la soglia del 5%, sono i Verdi al 12%, l’Övp (Partito popolare) e Neos (liberali di centro), entrambi all’11%. Naturalmente sono dati che emergono da un sondaggio e che potrebbero essere smentiti dal voto della prossima domenica. Essi ci dicono tuttavia che fra sette giorni Vienna non potrà più essere governata da una coalizione a due come quella uscente (formata da Spö e Neos), perché con nessuno dei partiti minori l’Spö riuscirà ad avere una maggioranza. Ci riuscirebbe, ovviamente, se si alleasse con l’estrema destra dell’Fpö, ma è una ipotesi sempre esclusa. Avremo, dunque, un governo a tre, a somiglianza del governo nazionale.
Con quali partiti si alleerà l’Spö non lo sappiamo ancora. Il sindaco uscente, Michael Ludwig, è stato reticente in proposito, per riservarsi una libertà di scelta, quando verrà il momento. Ha solo detto che non ne vuole sapere dell’Fpö. Che Verdi, Övp e Neos aspirino tutti a far parte della futura giunta lo si evince dai toni concilianti della loro campagna elettorale, nella quale hanno cercato di evitare ogni motivo di scontro con l’Spö, per non pregiudicare auspicabili alleanze.
I temi di dibattito di questi giorni in tutti i partiti sono la sicurezza, l’integrazione dei nuovi arrivati, la scuola, la circolazione stradale. Per quanto riguarda quest’ultima, il nodo principale resta il Lobautunnel, che dovrebbe completare il cosiddetto “Regionenring”, l’anello stradale attorno alla capitale. Il tunnel dovrebbe risolvere uno dei nodi principali del traffico sulla tangenziale sud-est, percorsa ogni giorno da 230.000 veicoli. Finora non è stato attuato per l’opposizione dei Verdi ed è questa, pertanto, la ragione per cui il sindaco Ludwig probabilmente preferirà trovare un accordo con Övp e Neos, per non ritardare ulteriormente un’opera ritenuta strategica.
Concludiamo con una nota di ordine costituzionale e con una curiosità. Vienna è uno degli ultimi consigli regionali in cui esiste ancora un governo di “concentrazione”. Nella giunta entrano a far parte tutti i partiti, in proporzione ai voti ottenuti, e non solo quelli che hanno raggiunto un accordo di governo. Anche in Carinzia e negli altri Länder funzionava così fino a qualche anno fa, ora non più. Ciò significa che nella giunta di Vienna ci sono e ci saranno assessori di maggioranza, che governano, e assessori di opposizione, che devono accontentarsi di fare le belle statuine.
La nota curiosa è che tra le sette liste in corsa vi è anche quella dell’ex leader dell’Fpö, Heinz-Christian Strache, cacciato dal partito dopo lo scandalo di Ibiza. Aveva annunciato la sua candidatura nell’aprile dello scorso anno, quasi un tentativo di riscossa, dopo le burrascose vicende con cui era stato detronizzato. A una settimana dal voto possiamo dire che il suo tentativo è fallito: tutti i sondaggi lo hanno sempre dato tra l’1 e il 2 per cento. L’ingresso in consiglio gli è quindi precluso.
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