Siete al ristorante e la beef-tartare che avete ordinato per antipasto è abbondante. Chiedete allora un secondo piatto, per condividerla con l’amica o l’amico che siede al tavolo con voi. Quando leggete il conto scoprite che quel piatto in più vi è stato fatto pagare 8 euro. Otto euro per un piatto vuoto.
È accaduto in Austria, a Pörtschach, sul Wörthersee. Il ristorante che mette in conto 8 euro per i piatti aggiuntivi si chiama Schlossvilla Miralago. È un ristorante di lusso, ricavato da un palazzetto storicista di fine ‘800. Quando vi si mette piede sembra di fare un tuffo all’indietro nella storia e di ritornare alla belle époque, quando Pörtschach era luogo di villeggiatura dell’alta borghesia viennese.
Logico quindi che la cucina sia di qualità e siano “di qualità” anche i prezzi. Un pasto completo, senza vini e bevande, costa intorno ai 110 euro. Ma un piatto vuoto? Deve avere anch’esso un prezzo? Per cui, se una forchetta cade a terra, quella pulita sostitutiva vi verrà conteggiata 5 euro? Non abbiamo notizia di situazioni del genere in Italia e anche in Austria ne sentiamo parlare per la prima volta.
Il caso è stato reso pubblico dal commensale che si è visto mettere in conto il piatto vuoto. Si tratta di Christoph Haselmayer, noto politologo, che si occupa soprattutto di sondaggi. Il piatto aggiuntivo ha un suo nome nella lingua tedesca: “Räuberteller” (letteralmente “piatto del ladrone”), segno che non è inusuale richiederlo. Probabilmente è inusuale metterlo in conto.
Haselmayer ha denunciato l’episodio in un post sui social. Lo ha fatto con due giorni di ritardo, perché il ristorante Miralago non rilascia ricevute al momento del pagamento. Le spedisce per e-mail, soltanto su richiesta. Così almeno stando alla versione di Haselmayer. Il quale ha pubblicato il conto con la sfida: trovate l’errore. Dove per “errore” intende gli 8 euro imputati al “Räuberteller”.
Il post trasuda fiele. Haselmayer cita lo storico slogan dell’Azienda di promozione turistica della Carinzia “Vacanza tra amici” e lo commenta: “Così era una volta in Carinzia e sul Wörthersee”. Ora il turismo carinziano “fa in gran parte vomitare”. E ancora: “Non ci si deve stupire al sud (in Austria con “Süden” si indicano i Länder meridionali come la Carinzia, nda), se il numero dei pernottamenti sta precipitando”.
Era inevitabile che il post di Haselmayer facesse scalpore. Ne hanno riferito tutti i giornali e l’Orf carinziana ha intervistato il ristoratore nel telegiornale di martedì sera. Il direttore dell’Azienda di promozione del Wörthersee, Peter Peschel, ha cercato di correre ai ripari. “Sappiamo dai sondaggi – ha ammesso – che nella percezione degli ospiti il rapporto prestazione-prezzo va migliorato”. Ovviamente ha sottolineato la presenza di operatori eccellenti e onesti, rilevando che “pecore nere” non ci sono soltanto in Carinzia. L’importante è che prezzi e condizioni siano chiaramente esposte dai ristoratori, in maniera che ciascun ospite possa fare la sua scelta.
Peter Peschel è quel dirigente turistico che due settimane fa aveva convinto i sindaci rivieraschi a bere pubblicamente l’acqua del Wörthersee, come atto di fede nella sua potabilità, per dimostrare al mondo la qualità del lago carinziano. Ora teme che la storia del “Räuberteller” possa vanificare quel gesto per il quale i sindaci avevano messo a rischio la loro salute. Alle volte basta un piatto vuoto per rovinare tutto.
NELLA FOTO, l’hotel-ristorante Schlossvilla Miralago, affacciato sul Wörthersee.
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