Dal 1. luglio ad alcuni prodotti alimentari considerati di prima necessità verrà dimezzata l’aliquota dell’Iva: scenderà dal 10 al 4,9 per cento. Di conseguenza anche il prezzo di vendita sarà minore, seppur di poco. Il provvedimento, che mira a contrastare l’inflazione sempre alta in Austria, è stato approvato in Parlamento con il solo voto dei partiti della maggioranza (Övp, Spö e Neos), contrari l’Fpö e i Verdi. Non è prevista una data di scadenza e a beneficiarne saranno tutti, ricchi e poveri. Ma i ceti meno abbienti, per i quali il carrello della spesa alimentare incide di più sul reddito, ne trarranno il vantaggio maggiore.
La riduzione dell’Iva riguarda, in particolare, latte, yoghurt, burro, pollame fresco, alcuni tipi di frutta (mele, pere, albicocche, pesche), ortaggi freschi (patate, pomodori, insalata, cetrioli, cipolle), riso, farina di frumento, semolino di grano, pasta, pane. Non beneficiano della riduzione carne e insaccati. Ovviamente l’elenco non è completo e serve solo a dare un’idea di cosa si sta parlando.
Il provvedimento, come abbiamo detto, non è stato accolto con favore dalle opposizioni. Esponenti dell’Fpö hanno sollevato dubbi sulla sua costituzionalità (paventando la possibilità che in seguito possa essere annullato) e hanno mosso critiche alla scelta dei prodotti, definita in alcuni casi illogica (per esempio, il pane di segale beneficia dello sconto, ma la farina di segale no; il sale normale sì, quello aromatizzato alle erbe no). I Verdi considerano la misura socialmente squilibrata e insufficiente. Per una famiglia ciò si tradurrebbe in un risparmio annuo di soli 80 euro, ha spiegato la deputata Nina Tomaselli.
A sostegno del provvedimento i deputati della maggioranza. Hanno rilevato come la riduzione sia quattro volte più significativa per i redditi più bassi, rispetto al decile più alto, e hanno respinto l’affermazione dell’opposizione, secondo cui si starebbe facendo troppo poco. Si tratta di un passo cruciale che non va sottovalutato.
[Foto APA/Hans Klaus Techt]
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