Le disgrazie non vengono mai sole, specie se ci si è messi d’impegno per provocarle. Karl-Heinz Grasser, che entro il mese finirà in carcere per la tangente milionaria incassata quando era ministro delle Finanze, sta affrontando in questi giorni anche una procedura fallimentare privata per un ammontare di 21 milioni di euro. Si chiama “Privatinsolvenzverfahren”. È un istituto del diritto fallimentare austriaco che esiste anche in Italia dal 2012 (è disciplinato dalla legge 3 del 27 gennaio di quell’anno) e che viene applicato quando una persona fisica (quindi non un’impresa commerciale) si trova sommersa da una montagna di debiti che non è più in grado di affrontare.
I debiti di Grasser come abbiamo detto, ammontano a 21 milioni e l’ex ministro non è in grado di saldarli, in quanto disoccupato e quasi nullatenente. Certo, ha una moglie che si chiama Fiona Swarovski, ereditiera dell’industria di cristalli tirolese, ma non può attingere al suo patrimonio milionario per saldare i propri conti. Tra l’altro, non gli conviene farlo, perché attraverso la procedura del “fallimento privato” potrà essere esentato dal restituire ai creditori quanto loro dovuto, ma solo una modesta parte, e dopo tre o sei anni, dipende dalle scelte del Tribunale, tornerà a essere un libero cittadino senza più debiti.
A soffrirne, quindi, saranno i creditori, che nel caso di Karl-Heinz Grasser sono 7, di cui però solo due sono davvero importanti. Uno è la Repubblica austriaca, ovvero lo Stato; l’altro è il Fisco e quindi, in via indiretta, di nuovo lo Stato.
Alla Repubblica Grasser deve la restituzione della tangente percepita nel 2009 e per la quale di recente è stato condannato in via definitiva dalla Corte suprema a 4 anni di reclusione, che incomincerà a scontare in carcere entro la fine di questo mese. Ne avevamo dato conto in questo blog il 29 aprile. La tangente era stata di 9,6 milioni, divisa tra Grasser e gli altri suoi complici. All’allora ministro erano andati poco più di 2 milioni, ma ora lo Stato chiede a lui l’intera somma, ritenendolo responsabile in solido (significa che deve restituire allo Stato anche le quote andate ai suoi sodali, su cui teoricamente potrebbe poi rivalersi, se non fossero anch’essi senza il becco di un quattrino). Ovviamente lo Stato vuole anche gli interessi, che portano il totale a circa 13 milioni. Il Fisco, a sua volta, rivendica il versamento di tasse evase per 7,9 milioni, anch’esse con gli interessi.
Al dissesto finanziario di Grasser ha indubbiamente contribuito anche il processo per la tangente milionaria, durato ben 16 anni, nei quali l’imputato non ha potuto pensare ad altro. Basti dire che alle indagini preliminari della Wirtschafts- und Korruptionsstaatsanwaltschaft (WKSt), la Procura per i reati finanziari e di corruzione, sono seguite in primo grado ben 186 udienze, nelle quali Grasser era assistito da alcuni dei migliori avvocati di Vienna, quelli che si usano definire “principi del foro”. Non osiamo immaginare quali siano state le loro parcelle in tutti questi anni e come l’ex ministro abbia potuto pagarle. O forse non le ha pagate affatto e anche i “principi del foro” sono tra i 7 creditori nel suo fallimento privato.
Dal punto di vista procedurale resta da dire che il “Privatinsolvenzverfahren” non è di competenza del Landesgericht (il Tribunale normale, come nei fallimenti di società commerciali), ma del Bezirksgericht, il Tribunale mandamentale, quello che per noi era la Pretura, prima che fosse soppressa. Grasser, avendo la residenza principale a Kitzbühel, ha presentato pertanto la sua istanza di insolvenza al Tribunale mandamentale di quella località, che ha nominato curatore l’avv. Herbert Matzunski, legale molto noto di Innsbruck. A quest’ultimo i creditori dovranno presentare le loro istanze di rimborso entro il 21 luglio. Perché la procedura possa prendere avvio, però, Grasser dovrà versare in contanti il 3% del debito. Ha tempo due settimane per farlo e ha assicurato che lo farà. Non con soldi suoi, che non ne ha, ma grazie all’aiuto di terzi.
Nel 2001, da ministro delle Finanze, l’allora giovanissimo Karl-Heinz Grasser (il più giovane ministro nell’Austria del dopoguerra), aveva presentato il suo primo bilancio esordendo con le parole “una bella giornata incomincia con un bilancio risanato” (“Ein guter Tag beginnt mit einem sanierten Budget”). Quella frase era diventata leggendaria. Da allora è passato un quarto di secolo e nel bilancio dello Stato ci sarà un buco, ancorché piccolo, dei soldi dovuti da Grasser e non interamente versati. Per usare le sue parole, non sarà “una bella giornata” per lo Stato e non lo sarà soprattutto per l’ex ministro.
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