Lunedì 24 Giugno 2024

21.04.03 Sebastian KurzL’Austria di Kurz continua a mettere i bastoni tra le ruote dell’Europa, alle prese con l’approvvigionamento e la ridistribuzione dei vaccini tra i Paesi membri. L’ultima iniziativa “ostile” è il suo voto contrario alla ripartizione di 10 milioni di dosi di Pfizer-Biontech, concordata tra gli ambasciatori dei 27 in una trattativa durata due giorni. Alla soluzione adottata su proposta del presidente portoghese del Consiglio europeo hanno aderito 24 Paesi; contraria l’Austria, cui si sono associate anche la Cechia e la Slovenia.

La vicenda è complicata e, come constatiamo dalla lettura dei commenti a questo blog, si presta a fraintendimenti. L’unico modo per fare chiarezza è riprendere il filo del discorso dall’inizio, anche a costo di ripeterci in alcuni passaggi.

Dicembre 2020. Stanno per arrivare finalmente i vaccini. Incominciamo a prendere confidenza con i nomi delle case farmaceutiche che li stanno sperimentando, ma non sappiamo quali arriveranno per primi e in quale quantità. La Commissione europea incarica un apposito gruppo (presieduto da una italiana e con vicepresidente un austriaco) di prenotare le dosi e stipulare i contratti. In questa fase viene stabilito un chiaro principio: l’Ue acquista i vaccini e poi li rivende ai 27 Paesi membri in proporzione alla loro popolazione. Li rivende “per quota”, ovvero tanti di Pfizer-Biontech, tanti di AstraZeneca, tanti di Moderna in rapporto alla popolazione di ciascun Paese.

È un principio equo e molto semplice, che tuttavia non obbliga i Paesi destinatari dei vaccini ad acquistarli. L’Europa li mette a loro disposizione, ma, se vogliono, possono rinunciarvi in tutto o in parte. Così alcuni Paesi che dispongono di minori risorse di bilancio, scelgono di rinunciare a parte delle dosi di Pfizer-Biontech, che costano 12 euro, pensando di rifarsi in seguito con quelle di AstraZeneca, che costano soltanto 1,8 euro. È una scelta ragionevole, ma che si rivela nel tempo sbagliata, perché i vaccini di AstraZeneca tardano ad arrivare.

Anche l’Austria fa una scelta del genere e non se ne capisce la ragione. È uno dei Paesi più ricchi d’Europa e non aveva alcuna ragione per speculare sull’acquisto di un farmaco che è strategico per uscire dalla crisi sanitaria e di conseguenza economica. Il governo di Vienna dà la colpa al suo uomo che lo rappresenta nel gruppo incaricato degli acquisti. Avrebbe deciso lui di rinunciare a parte dei vaccini Pfizer-Biontech, senza informare e chiedere prima l’ok al ministro della Salute. In Europa nessuno ci crede. Forse la vera ragione è che il ministro delle Finanze aveva stabilito un tetto di 200 milioni per i vaccini e il funzionario austriaco a Bruxelles aveva avuto l’ordine di non sforare. Ora il ministro delle Finanze giura che il limite dei 200 milioni era provvisorio e che lo stanziamento poteva essere superato in qualsiasi momento. Ma cos’altro potrebbe dire adesso, per evitare la figura del pitocco?

Il capitolo due della storia si potrebbe subito saltare. È quello in cui Kurz si inventa la storia della spartizione sottobanco delle fiale di vaccino che sarebbe avvenuta a Bruxelles tra alcuni Stati più furbi e le case farmaceutiche. Con la cialtroneria che gli è solita arriva a definire quella spartizione un “bazar”. La sua balla viene immediatamente sgonfiata, tanto più che è il suo stesso uomo a Bruxelles – quel vicepresidente del comitato per gli acquisti – a rivelare che tutto si è svolto alla luce del sole.

Passiamo così al capitolo tre, che è quello in cui Kurz pretende che l’Austria e tutti gli altri Paesi che hanno rinunciato alle dosi di Pfizer-Biontech siano “risarciti”, ricevendo adesso quelle dosi che non avevano accettato prima. L’occasione è offerta dal nuovo stock in arrivo di 10 milioni di dosi della stessa Pfizer-Biontech.

Di che si tratta? Per poter disporre di un quantitativo maggiore di vaccini dall’estate in poi, viste le forniture finora scarse, l’Ue ha acquistato altri 100 milioni di dosi dalla società americana, che ha annunciato di poterne fornire in anticipo 10. Saranno anch’essi distribuiti in proporzione agli abitanti, come s’è fatto con i precedenti? La risposta dovrebbe essere affermativa, ma l’Austria non ci sta. L’Austria – o meglio Kurz – pretende di averne il doppio: le spetterebbero 200.000 fiale (il 2% di 10 milioni), ma ne pretende 400.000. In caso contrario sarebbe pronta a porre il veto all’acquisto dei 100 milioni da Pfizer-Biontech.

Il braccio di ferro dura giorni, finché giovedì scorso, vale a dire due giorni fa, si giunge a una soluzione: 6,66 milioni di vaccini saranno suddivisi tra tutti gli Stati in proporzione alla popolazione, come s’è sempre fatto; la parte restante (un terzo) sarà destinato in aggiunta ai Paesi in maggiori difficoltà, che in precedenza avevano rinunciato alle dosi Pfizer-Biontech. Sono la Bulgaria, la Croazia, la Slovacchia, la Lettonia e l’Estonia. Avevano rinunciato anche l’Austria, la Cechia e la Slovenia, ma lo avevano fatto soltanto per quantitativi modesti e non tali da creare una situazione di emergenza. Il criterio che ispira questa ripartizione è quello della solidarietà: due terzi a chi sta meglio, un terzo in più a chi sta peggio.

L’Austria non ne vuol sentir parlare. La solidarietà non è nel dna del governo in carica e pretende vaccini in più anche per sé. Cechia e Slovenia si accodano. La conclusione è la seguente. Immaginiamo di avere davanti a noi la “torta” dei 10 milioni di vaccini in arrivo. Due terzi (ovvero 6,66 milioni) vengono distribuiti in proporzione agli abitanti di 24 Paesi (esclusi Austria, Cechia e Slovenia). Del terzo che rimane vengono tolte poco meno di 500.000 dosi, che vanno ad Austria, Cechia e Slovenia, in modo che ricevano ciò che loro spetta in proporzione agli abitanti. I 2,85 milioni restanti vanno ai Paesi in difficoltà, menzionati sopra.

In altre parole, da una parte abbiamo tre Paesi (Austria, Cechia e Slovenia) che vogliono la loro parte e riescono a ottenerla, ventilando la minaccia di un veto che farebbe saltare l’intero acquisto. Dall’altra 19 Paesi che rinunciano a una parte delle loro quote, per darle agli otto più in difficoltà.

Sembra una vittoria di Kurz, che avrebbe saputo mostrare gli attributi, come si legge in qualche commento al blog, e invece è un suo fallimento su tutti i fronti. In primo luogo perché non ha ottenuto le 400.000 dosi che pretendeva, ma solo quelle gli sarebbero spettate comunque secondo il criterio di proporzionalità (per l’esattezza 198.815). In secondo luogo perché si era presentato al vertice Ue come alfiere del Paesi in difficoltà dell’Est Europa, per poi scaricarli subito quando ha capito che all’Austria sarebbe stato chiesto un contributo di solidarietà. In terzo luogo perché la sua credibilità e influenza a livello europeo è sfumata, mentre è cresciuto il suo isolamento, tanto da diventare per alcuni Paesi “persona non grata”. È la definizione che circolava ieri negli ambienti diplomatici: proprio con questa formula in lingua latina, a cui di solito si attinge quando le cose si fanno gravi.

 

NELLA FOTO, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, sempre più isolato a livello europeo e sempre più in stato confusionale: sta trattando l’acquisto di vaccini Sputnik V, dopo aver rinunciato a 1,5 milioni di dosi Johnson & Johnson in arrivo in giugno.

_______________

Austria Vicina è anche su Facebook. Clicca “mi piace” alla pagina https://www.facebook.com/austriavicina.

 

 

Lascia un commento