Giovedì 22 Febbraio 2024

19.11.14 Japan unlimited, Bubu de la Madeleine (mostra a Vienna) - CopiaLa parola “censura” fa subito venire alla mente un sistema autoritario, che limita la libertà di espressione, perché non tollera critiche. L’”autocensura” è forse peggio della “censura”: è il limite che uno pone a se stesso, perché teme a tal punto la censura da non aver nemmeno bisogno di censori. Ci pensa lui da solo a castrarsi con le proprie mani.

Nelle democrazie occidentali è normalmente garantita la libertà di espressione, ma non dappertutto è così. Fa perciò un certo effetto scoprire, per esempio, che il problema della censura si pone in Giappone e in un campo, quello dell’arte, dove dovrebbe essere esclusa. Viene subito alla mente il palazzetto della Secession viennese, sulla cui facciata appare la scritta “Der Zeit ihre Kunst, der Kunst ihre Freiheit” (“Al tempo la sua arte, all’arte la sua libertà”).

Quanto è libera dunque l’arte giapponese? Quali sono i suoi contenuti che “disturbano il manovratore”? L’opportunità di verificarlo ci viene offerta in questi giorni proprio a Vienna – la metropoli della Secession e del suo proclama in favore della libertà dell’arte – grazie alla mostra “Japan unlimited” allestita nel MuseumsQuartier, l’area museale più importante dell’Austria.

Verte sul tema della censura e dell’autocensura e propone opere del famoso collettivo Chim Pom, di Yoshiko Shimada, che il “Japan Times” ha definito la più importante artista femminista e pacifista del Giapponese, ma pure del grande Makodo Aida. Con questi due l’esposizione crea un filo rosso con l’assai controversa Triennale di Aichi, all’origine di tensioni politiche.

La mostra “Japan unlimited” resterà aperta fino al 24 novembre nello spazio Q21 del MuseumsQuartier, dove sta riscuotendo un notevole successo. Chi si troverà a Vienna nei prossimi giorni potrebbe approfittarne per visitarla. Curatore è Marcello Farabegoli, bolzanino ma attivo a Vienna, che ha scritto una presentazione, da cui abbiamo tratto il testo seguente.

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“Japan Unlimited” presenta alcuni tra gli artisti più attivi e importanti del panorama giapponese (e non solo) nell’ambito dell’arte di critica sociale e politica. La mostra indaga su come due dei principi cardine del codice di comportamento nipponico – tatemae (“mascherata”, ovvero le aspettative del pubblico) e honne (i sentimenti nascosti al pubblico) – giochino un ruolo di rilievo nell’arte contemporanea del Paese del Sol Levante, anche relativamente alla censura. In quanto narrazioni di una versione dei fatti invisa all’establishment, la maggior parte delle opere scelte per l’esposizione hanno in Giappone una storia di censura o autocensura.

Una simile formula curatoriale è stata affrontata dal critico giapponese Daisuke Tsuda alla sezione della Triennale di Aichi “After ‘Freedom of Expression?’”. A causa di forti tensioni, sfociate anche nelle minacce di qualcuno di dare fuoco alla venue, il curatore ha dovuto chiudere i battenti dopo due soli giorni di apertura. Inoltre lo Stato giapponese gli ha cancellato una sponsorizzazione dell’equivalente di circa 600.000 euro.

Come la Triennale di Aichi, anche “Japan Unlimited”, organizzata dal MuseumsQuartier Wien in collaborazione con il Ministero degli Esteri, ha suscitato attriti politici. “Zeit im Bild”, telegiornale della tv pubblica austriaca, ha riferito come l’Ambasciata giapponese a Vienna, che inizialmente aveva inserito l’evento nel programma ufficiale dei “150 anni di amicizia tra Austria e Giappone”, abbia poi ritirato il suo sostegno alla mostra, ritenendola troppo critica. A seguito della notizia e/o pressioni dal Giappone, alcuni sponsor avrebbero chiesto di togliere il proprio logo dalla manifestazione.

Tra le questioni più controverse, l’esposizione di opere del collettivo Chim Pom e di Yoshiko Shimada, entrambi già presenti alla Triennale di Aichi e che fungono da filo rosso tangibile tra i due eventi culturali, ma pure di Makato Aida o Gianmaria Gava. Yoshiko Shimada ha impersonato assieme a BuBu de la Madeleine l’’imperatore Hirohito e il generale Douglas MacArthur, ricostruendo in un collage della serie “Made in Occupied Japan” una loro foto storica. Lo staff di MacArthur lavorò nel 1947 alla prima bozza della Costituzione giapponese, in cui si negava lo status di “Dio” dell’imperatore.

Nella loro rievocazione le due artiste rimuovono le categorizzazioni di uomo / donna, Usa / Giappone, carnefice / vittima. Il cuore che fa da cornice alla foto, tuttavia, allude agli stretti rapporti economici tra Giappone e Stati Uniti, alla loro interdipendenza, alle relazioni di potere e alle leggi non scritte che ancora oggi hanno pesanti ripercussioni sulla cultura nipponica.

Un video presenta poi l’azione del collettivo Chim Pom, che nel maggio del 2011 si è recato a Soma City, nel Giappone orientale. L’area era stata duramente colpita dal terremoto e dal conseguente tsunami, venendo poi esposta alle radiazioni della vicina centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Il video mostra Chim Pom e dei giovani della città mentre praticano in cerchio un tipo di esercizio di coordinazione simile alle arti marziali. Assieme gridano cento volte la parola “kiai”, metaforicamente raccogliendo energia per la ricostruzione dopo il disastro. Le azioni rituali legate alla tatemae possono quindi essere viste come un potenziale modo per raggiungere l’honne.

Chim Pom giustappone la versione originale del video con una versione autocensurata, in cui le parole rese tabù dal governo Abe e dalla Japan Foundation – tra cui “radioattivo”, “Fukushima”, “comfort girls” e “Corea del Nord” – vengono cancellate. In tal modo Chim Pom fa riferimento alla censura diretta e indiretta e alle sue conseguenze.

Altri artisti hanno poi arricchito il concetto della mostra, con opere che rivelano i tanti tabù e convenzionalismi della società giapponese. Nel suo lavoro “The video of a man calling himself Japan’s Prime Minister making a speech at an international assembly”, Makoto Aida appare come il primo ministro fittizio del Giappone, tenendo un discorso in un inglese approssimativo. Sebbene la sua esibizione non sia reale, Makota Aida sembra fare la parodia del primo ministro giapponese Shinzo Abe, ricalcando le tendenze nazionalistiche del suo partito. Per questo motivo, il video è stato al centro di forti dispute e ha generato un acceso dibattito sulla censura in Giappone.

Affrontando le pratiche politiche tra isolamento nazionale e aggressione imperiale, Makoto Aida contestualizza i principi di tatemae e honne nella farsa politica. L’animazione “Business as Habitual”, di Momoyo Torimitsu, si basa sulle immagini della prima apparizione dei tre Ceo di Tepco (Tokyo Electric Power Company) dopo il disastro nucleare di Fukushima, mostrando come i gestori di Tepco si scusano con il popolo giapponese. Momoyo Torimitsu esplora l’usanza di scusarsi attraverso l’inchino, che riflette lo status sociale e dimostra rispetto. Il gesto, tuttavia, non implica necessariamente rimpianto. Qui la tatemae è stata utilizzata come strategia di marketing per sottrarsi alle proprie responsabilità. Ad alcuni giorni dalla vernice, la cronaca giudiziaria giapponese ha reso il video ancor più pungentemente rilevante, in quanto i tre manager protagonisti dell’animazione sono stati scagionati dal tribunale di Tokyo in prima istanza.

“I nuovi vestiti di Hirohito” fanno parte di una serie più ampia sulla mimesi, in cui l’artista italiano Gianmaria Gava utilizza la manipolazione digitale per sovvertire la centralità di uno o dell’altro elemento in una fotografia, richiamando a dettagli e strutture che verrebbero altrimenti trascurati. L’imperatore, che si trova al centro della prima fila, è circondato qui da ufficiali della Marina imperiale giapponese.

Tra tatemae e honne, questa immagine serve da riflessione sul ruolo che l’imperatore Hirohito ha effettivamente avuto nel coinvolgimento del suo paese nella seconda guerra sino-giapponese e, in quanto firmatario dell’Asse Roma-Berlino-Tokyo, nella seconda guerra mondiale. Nei “Nuovi vestiti di Hirohito” l’imperatore viene sostituito da parti dello sfondo, in particolare dell’artiglieria antiaerea che si staglia minacciosa dietro di lui. L’artista rivela il vero volto dell’imperatore? Una simile fotografia rappresenta la verità o solo una realtà fuori luogo? Proprio a causa della scomparsa di Hirohito dalla foto, la sua presenza nell’immagine diventa ancora più centrale.

In “Amaterasu Goddess of Sun” vediamo una replica in miniatura della Statua della Libertà, che è stata fotografata dall’artista italiano Ryts Monet (alias Enrico De Napoli) nella città costiera di Ishinomaki, in Giappone. Insieme con il lavoro “Holy Mary of Civitavecchia”, l’opera forma un dittico pieno di riferimenti significativi e storici: nel 1613 il samurai Hasekura Tsunenaga lasciò il porto di Ishimaki per Civitavecchia come inviato del Giappone dal Papa. Attraverso questo contesto storico e un complesso concatenamento di idee, Ryts Monet associa questa replica della Statua della Libertà e la sua fiamma rossa ad Amaterasu, la più importante kami (divinità) shintoista, fondatrice della famiglia imperiale giapponese, incarnazione del sole e, appunto, della luce.

Non meno significativo è poi il drammatico danno causato alla statua dallo tsunami del 2011. Questa forza naturale ha simbolicamente “smascherato” la statua, esponendone la profana struttura arrugginita e rendendola più che mai vulnerabile. Questa ferita rivelatrice viene paragonata dall’artista al ningen-sengen, il famoso discorso di Capodanno dell’imperatore Hirohito del 1. gennaio 1946, in cui, a seguito di un interrogatorio ufficiale con il generale americano Douglas MacArthur, l’imperatore ha rigettato pubblicamente l’idea secondo la quale egli sarebbe l’incarnazione vivente di un dio.

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Gli artisti presenti alla mostra “Japan Unlimited”i: Makoto Aida (JPN), Chim Pom (JPN), Gianmaria Gava (ITA/AUT), Edgar Honetschläger (AUT), Sachiko Kazama (JPN), BuBu de la Madeleine (JPN) & Yoshiko Shimada (JPN), Midori Mitamura (JPN), Ryts Monet (ITA/AUT), Yoshinori Niwa (JPN), Jake Knight (GBR), Tomoko Sawada (JPN), Sputniko! (JPN/GBR), Ryudai Takano (JPN), Shinpei Takeda (JPN), Momoyo Torimitsu (JPN), Hana Usui (JPN/AUT), Tomoko Yoneda (JPN), Naoko Yoshimoto (JPN)

LA FOTO storica dell’imperatore Hirohito e del generale Douglas MacArthur, riproposta in un collage di BuBu de la Madeleine e incorniciata in un cuore.

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