Giovedì 20 Giugno 2024

20.09.07 Vienna, Berggasse 19. Divano Sigmund Freud (F. Edmund Engelman)Berggasse 19, Alsergrund. È a questo indirizzo di Vienna che si trovava l’abitazione e lo studio di Sigmund Freud. Ora c’è un museo dedicato al padre della psicanalisi che, come avevamo annunciato in questo blog in luglio, è stato recentemente riaperto, dopo lunghi lavori di risanamento.

Chi si mette sulle tracce di Freud giunge qui al luogo di nascita della psicoanalisi. E, proprio come i suoi pazienti più di 100 anni fa, si arriva giù alla porta e si suona al campanello del celebre professore. Già dall’ingresso è chiaro che il museo di Sigmund Freud non è un luogo per omaggiarlo come tutti gli altri. Si tratta piuttosto di uno spazio in cui lo spirito di Freud viene conservato fino ad oggi. Ma funge altresì da monito per non dimenticare la perdita di cultura e umanità durante il regime di terrore del nazionalsocialismo.

Per quasi mezzo secolo, dal 1891 al 1938, Sigmund Freud visse e lavorò in questa casa in affitto, nel periodo della “Hochgründerzeit” viennese. In quegli anni, la famiglia si spostò su diversi piani dello stabile. Qui nacquero le sue opere più importanti (“L’interpretazione dei sogni”, “Sulla psicoanalisi”, “L’Io e l’Es” e molte altre). Proprio qui, nella sala d’aspetto del suo ambulatorio, si svolgevano gli incontri della nota Società psicologica del mercoledì (il primo gruppo di lavoro psicoanalitico).

Berggasse 19 è e rimane la patria e il lascito di Sigmund Freud. Dopo l’annessione dell’Austria alla Germania nazista, nel giugno 1938 Freud dovette fuggire e trascorse il suo ultimo anno di vita a Londra. Segnato da una grave forma tumorale, mise fine alla propria vita con un’overdose di morfina, grazie all’aiuto di un amico medico. Freud morì a 83 anni.

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Per la prima volta dalla fondazione del museo, nel 1971, sono state aperte ai visitatori tutte le stanze private di Freud. Il rinnovamento degli spazi ha fatto sì che la superficie di esposizione venisse quasi raddoppiata. Su circa 550 metri quadrati è possibile scoprire il grande psicoanalista come mai prima d’ora.

Il nuovo foyer è il punto di partenza della visita. Oltre alla biglietteria, vi si trovano lo shop del museo e un caffè. L’allora ex-ambulatorio di Freud al piano rialzato viene da subito utilizzato per la collezione d’arte contemporanea del museo. Giunti nel mezzanino, si sceglie se proseguire verso le stanze private (a sinistra) oppure verso l’ambulatorio (a destra). Non dimenticate di suonare il campanello!

Il piano nobile è tutto all’insegna della scienza: vi è ubicata la “Biblioteca della psicoanalisi”, con più di 40.000 titoli, e l’Archivio Sigmund Freud. Sulla nuova, seconda tromba delle scale viene rievocata la storia dell’edificio. Una storia che narra di appartamenti utilizzati dai nazionalsocialisti come alloggi comuni per gli ebrei. In totale alloggiarono qui 79 persone fino al momento della loro definitiva deportazione.

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La vita della famiglia Freud è stata ricostruita in base a fotografie storiche e offre uno scorcio su come venissero utilizzate le stanze. Sono proprio tali stanze a costituire il centro focale della visita al museo. I pavimenti, le porte e le maniglie, il guardaroba, la tromba delle scale e la vista sul verdeggiante cortile interno. Durante una visita al museo ci si ritrova letteralmente sulle tracce di Freud. L’intatta struttura originale degli spazi permette di immergersi appieno e in modo autentico nei suoi luoghi.

Tre mostre permanenti di nuova concezione, una presentazione d’arte nello spazio espositivo e una mostra straordinaria raccontano la diversificata eredità culturale di Freud: sono dedicate alla sua vita e alla sua opera, allo sviluppo pratico e teorico della psicoanalisi e alla sua importanza per la società e per l’arte. In ciò rientra anche la storia della casa nella Berggasse 19, come pure le movimentate vite dei suoi inquilini dal 1880 fino a oggi.

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A fianco di oggetti, immagini e fotografie originali su vita e opere di Sigmund Freud, il museo ospita anche una collezione di arte concettuale. La collezione fu avviata a metà degli anni ’90 dall’artista concettuale americano Joseph Kosuth. Nel primo ambulatorio di Freud al piano rialzato si possono ammirare opere di artisti noti a livello internazionale come John Baldessari, Pier Paolo Calzolari, Susan Hiller, Ilya Kabakov e Franz West.

[Contributo di Wien Tourismus]

LA CELEBRE FOTO del divano di Freud nella Berggasse 19, scattata da Edmund Engelman nel maggio 1938 poco prima della sua fuga.

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