Lunedì 13 Luglio 2026

Weimar, anni ’20 del secolo scorso. Da una parte il Bauhaus, la celebre scuola d’arte entrata nella storia dell’architettura e del design, dall’altra parte, non molto distante, il Teatro nazionale tedesco, che in quel momento della storia della Germania ospita il primo Parlamento della nuova Repubblica tedesca, detta appunto per questo Repubblica di Weimar.

Anni Albers, a cui in questi giorni il Museo del Belvedere di Vienna dedica una ricca mostra personale (la prima del genere, per quel che sappiamo), era lì, a Weimar, proprio in quei giorni, e ci piace pensare che lei, allora giovanissima, avesse percepito la drammaticità di quell’assemblea costituente delle istituzioni tedesche, uscite devastate dalla guerra mondiale. Il Parlamento aveva “cercato riparo” a Weimar, perché le turbolenze di Berlino non assicuravano un pacifico svolgimento dei lavori (e non si aveva ancora idea di quali turbolenze sarebbero venute di lì a pochi anni con l’avvento del nazismo).

La berlinese Anni Albers non era approdata a Weimar per “cercarvi riparo”, ma per scelta di studi. Ve l’aveva portata la sua decisione di intraprendere una carriera artistica e il Bauhaus di Weimar fu determinante per la sua formazione iniziale, la sua tecnica, la sua arte e la sua visione della vita. Dopo aver conseguito il diploma del Bauhaus nel 1930, per l’uso sperimentale di nuovi materiali e la sua padronanza delle possibilità strutturali dei tessuti, fu vicedirettrice del laboratorio, finché nel 1933 l’avvento del nazismo portò alla chiusura forzata della scuola e lei e il marito Josef Albers, anche lui artista e insegnante al Bauhaus, emigrarono negli Stati Uniti, dove ebbe modo di lavorare al leggendario Black Mountain College fino agli anni ’80.

La mostra di Vienna, ospitata nel Belvedere Inferiore, intitolata Constructing Textiles (“Costruire tessuti”), è dedicata alla poliedrica produzione artistica di Anni Albers. Attraverso numerose opere di tutti i periodi della sua carriera, dagli esordi all’innovativo Bauhaus al periodo trascorso al Black Mountain College, è possibile conoscere la poliedrica carriera di Albers all’incrocio tra tessuti e architettura, tessitura e costruzione, passato e presente.

“L’opera di Anni Albers, che mette in dialogo vibrante tessuti, architettura e design – ha dichiarato Stella Rollig, direttrice del Belvedere – continua a ispirare una nuova generazione di artisti, architetti e designer.”

L’attività creativa e sperimentale Albers, come si è detto, ebbe inizio negli anni ’20 al Bauhaus di Weimar. Negli Stati Uniti, dove fu costretta a emigrare (non solo per la chiusura del Bauhaus, ma anche perché nelle sue vene scorreva in parte sangue ebreo, intollerabile per i nuovi padroni della Germania), si affermò come designer e artista poliedrica. Sviluppò complesse strutture tessili e utilizzò fibre innovative.

Oltre alle sue opere tessili figurative, che possono essere considerate opere d’arte a sé stanti, si dedicò alla produzione di nuovi tessuti per edifici e interni, i cosiddetti “oggetti di utilità”. Albers considerava la tessitura la forma più progressista del pensiero architettonico moderno. Grazie alla sua profonda conoscenza del materiale e alla sua meticolosa lavorazione, l’opera di Albers rimane di grande rilevanza e attualità alla luce delle sfide odierne in materia di energia e risorse materiali.

Nella mostra si pone particolare enfasi sul ruolo di Anni Albers come designer tessile, sulla sua profonda comprensione dell’importanza centrale dei materiali nel processo di progettazione e sulle sue precise e lungimiranti collaborazioni con architetti e altri produttori. Constructing Textiles rivela la diversità di materiali, tecniche e applicazioni che caratterizzano l’approccio sperimentale di Albers, dimostra come ella intendesse i tessuti come parte integrante dell’architettura ed esplora la sua pratica artistica.

[Contributo del Museo del Belvedere – Foto The Josef and Anni Albers Foundation]

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