August Wöginger (nella foto) è il capogruppo dell’Övp (Partito popolare) al Parlamento. Ma ormai in Austria non è noto tanto per questa sua funzione, che svolge con encomiabile impegno, quanto per aver abusato del suo potere in favore di un suo compagno di partito e, una volta scoperto, per essersela cavata con quattro soldi, senza rimetterci la carriera politica.
I fatti risalgono a otto anni fa, quando il nostro – dagli amici chiamato affettuosamente “Gustl” – si rivolge al segretario generale del Ministero delle Finanze, Thomas Schmid, per chiedergli un favore. Conosciamo già Thomas Schmid. È l’”uomo di famiglia” di Sebastian Kurz, che si occupa degli affari sporchi per conto del cancelliere, ricevendo in cambio la nomina ai vertici dell’Öbag, la holding delle industrie di Stato che amministra un patrimonio di 26 miliardi.
Anche “Gustl” chiede a Schmid un “affare sporco”: deve far avere la direzione degli Uffici delle finanze (corrispondono alle nostre Agenzie delle entrate) del distretto Braunau-Ried-Schärding a un amico sindaco della zona, anche lui ovviamente dell’Övp. Quella direzione spetterebbe, in realtà, a Christa Scharf, vincitrice del relativo concorso, ma Wöginger e Schmid conoscono entrambi i metodi un po’ mafiosi per mettere all’angolo la pretendente.
La storia sarebbe finita lì se un bel giorno – o un brutto giorno – Thomas Schmid non si fosse trovato al centro di una indagine per corruzione e se gli investigatori della Procura anticorruzione (Wirtschafts- und Korruptionsstaatanwaltschaft) non avessero trovato nel suo smartphone anche i messaggi scambiati con Wöginger, da cui emergeva con chiarezza il caso di concussione. Schmid, diventato nel frattempo collaboratore di giustizia, non aveva avuto difficoltà a spifferare agli inquirenti tutti i dettagli di quella storia, dettagli che in seguito erano stati confermati da una ex collega del Ministero delle Finanze.
Il 15 maggio scorso la WKStA aveva denunciato Wöginger e altre due persone per concussione. Il processo ha avuto inizio in ottobre, ma qualche giorno fa, prima che si giungesse alla sentenza, i tre si erano dichiarati colpevoli del reato loro ascritto e avevano chiesto una “Diversion”. Si tratta di un istituto del Diritto processuale penale austriaco che non esiste in quello italiano, che in determinati casi offre la possibilità di rinunciare al processo e di applicare agli imputati una semplice sanzione pecuniaria. La richiesta era stata accolta: Wöginger se la sarebbe cavata con il pagamento di 44.000 euro.
Cosa fatta capo ha? Non proprio. La vincitrice del concorso per la direzione degli Uffici finanziari di Braunau-Ried-Schärding, a cui era stato rubato quel posto a causa di Wöginger e che si era costituita parte civile nel processo, ha presentato ricorso, chiedendo la sostituzione del giudice (anzi, della giudice, perché si tratta di una donna) per legittima suspicione. Il processo potrebbe dunque ricominciare daccapo.
Ma la vicenda – forse chiusa sul piano giudiziario o forse no – sta avendo ripercussioni sul piano politico. Perché August “Gustl” Wöginger non è stato nemmeno sfiorato dall’idea di dimettersi dal ruolo di capogruppo in Parlamento e il suo partito non ha pensato di chiederglielo. Anzi, per l’Övp il caso sarebbe chiuso. Non lo ha considerato tale, invece, la deputata di Neos Sophie Wotschke, che su X ha esortato la Procura di Stato a ricorrere contro la “Diversion” concessa a Wöginger (è ancora in tempo per farlo) e indirettamente a chiesto a quest’ultimo di rassegnare le dimissioni.
Non ci sarebbe nulla di strano, se Wotschke fosse una deputata dell’opposizione. Ma Wotschke è esponente di un partito di governo. La sua uscita, tuttavia, non dovrebbe aprire una crepa nella coalizione. Gli stessi vertici di Neos hanno cercato di calmare le acque, attribuendo l’indignazione di Wotschke alla sua giovane età (è presidente del gruppo giovanile rosa). Un gesto da comprendere e perdonare, quindi.
Ma anche i cittadini-elettori perdoneranno? Un sondaggio appena condotto da Peter Hajek rivela che il 71% degli intervistati vogliono le dimissioni di Wöginger e che vogliono che se ne vada anche gli stessi elettori dell’Övp. L’indignazione della giovane Sophie Wotschke è condivisa dunque da gran parte dell’opinione pubblica. L’Övp potrà non tenerne conto, ma prima o poi quel conto lo dovrà pagare.
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