Mercoledì 16 Settembre 2026

Cresce in Austria il numero degli stranieri a cui viene conferita la cittadinanza. Nel primo semestre di quest’anno sono stati 13.700, il 17% in più rispetto agli stessi mesi del 2025. In realtà i “nuovi” cittadini residenti in Austria sono un po’ meno, 9.750. Gli altri “nuovi” austriaci sono residenti all’estero e si tratta esclusivamente di perseguitati o discendenti di perseguitati dal nazismo, a cui, su loro richiesta e in base a una recente legge, viene rilasciata la cittadinanza, quasi in forma di tardivo risarcimento, senza alcuna condizione e senza che debbano rinunciare alla loro attuale cittadinanza. Molti la richiedono solo per una ragione di principio, consapevoli che non torneranno mai nel Paese da cui i loro nonni o genitori erano stati costretti a fuggire.

Ma torniamo agli stranieri diventati austriaci. La metà di essi vengono da cinque paesi: Siria (2.319), Turchia (1.058), Afghanistan (968), Iran (433) e Bosnia ed Erzegovina (407). Avevano raggiunto i requisiti per ottenere la cittadinanza, dopo 6 anni di presenza in Austria, una conoscenza della lingua tedesca di livello B2 (un livello che manca, peraltro, a molti nativi austriaci), una dimostrata integrazione personale, comprensiva di tre anni di volontariato, un reddito adeguato. Dopo 10 anni, i requisiti sono quasi gli stessi, ma è sufficiente una conoscenza del tedesco di livello B1.

Il fenomeno è visto con preoccupazione da una parte degli austriaci. La esprimono votando per l’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista, che in cambio promette remigrazione e confini sbarrati. Altri, pur condividendo la stessa preoccupazione, prendono atto che, senza l’arrivo di questi “nuovi austriaci”, vi sarebbe un crollo demografico, con conseguenze devastanti sul sistema sanitario e pensionistico.

L’unica via d’uscita sembra essere un serio tentativo di integrazione dei nuovi ospiti, che presuppone però il conferimento a loro della cittadinanza. A Vienna il 36% della popolazione sopra i 16 anni non ha la cittadinanza austriaca. Lavora, paga le tasse, contribuisce al sistema sanitario e previdenziale, ma non ha diritto di voto. Sì, poi ci sono quelli che bighellonano nei parchi con il telefonino sempre in mano, quelli che dormono negli androni, quelli che spacciano e accoltellano, ma non sono la maggioranza. Ci fanno venire in mente quel che avvenne a Boston circa 250 anni fa con il Boston tea party. Come si dice in tedesco “No taxation without representation”?

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