Mercoledì 16 Settembre 2026

Il ministro danese per la Migrazione, Morten Bødskov, si è recato a Vienna per incontrare il collega austriaco Gerhard Karner (Övp), ministro degli Interni. Scopo della visita: discutere i dettagli di potenziali accordi con Paesi terzi, al di fuori dell’Europa, nei quali potrebbero essere istituiti centri di rimpatrio e dove potrebbero essere gestite anche le procedure di asilo. In tutto sono cinque i Paesi che puntano a trovare entro la fine dell’anno un Paese partner extraeuropeo, con cui raggiungere un accordo per trasferirvi i richiedenti asilo: oltre all’Austria e alla Danimarca, anche Germania, Grecia e Paesi Bassi.

Il proposito sembra seguire la falsariga del centro di permanenza realizzato dall’Italia in Albania, ma nei colloqui tra Karner e Bødskov non se n’è fatto cenno. Forse perché il centro italiano è situato in un Paese europeo (mentre Austria e gli altri quattro guardano al di fuori dell’Europa, verosimilmente verso il Ruanda), forse perché il centro albanese è stato finora un fallimento e non lo si vuole menzionare per scaramanzia.

Anche il centro extraeuropeo ipotizzato dai cinque in Ruanda non sembra di facile realizzazione e potrebbe condurre a un fallimento analogo a quello italiano. Karner, in proposito, ha spiegato che due passi sono legalmente possibili. Da un lato, si sta valutando la creazione dei cosiddetti “centri di rimpatrio”, ovvero centri di accoglienza al di fuori dell’Europa. Le persone che hanno ricevuto un rigetto della domanda di asilo in Austria, ma che non possono essere rimpatriate nei loro Paesi d’origine perché, ad esempio, rischiano persecuzioni, potrebbero essere trasferite in questi centri. Dall’altro lato, si sta valutando la possibilità che le procedure di asilo vengano svolte direttamente in Paesi terzi.

A che scopo sostenere i costi di una trasferta in Ruanda, per fare ciò che si potrebbe fare in patria? Per contrastare la narrativa della mafia dei trafficanti di esseri umani, ha spiegato Karner. Rendere evidente che il messaggio “vi porteremo in Europa e lì potrete sicuramente rimanere” non sta in piedi. Resta da vedere se sta in piedi, invece, un progetto all’estero.

Negli ultimi tempi la maggior parte dei richiedenti asilo in Austria provengono da Siria, Afghanistan, Turchia, Somalia e Russia. Ciò significa che la maggior parte delle domande proviene da Paesi classificati come non sicuri, verso i quali le espulsioni sono rare, difficili e possibili solo in casi eccezionali. Da ciò il proposito di Austria e soci di alloggiare queste persone altrove, per esempio, in Ruanda. Ovviamente sostenendo tutti i costi di trasferimento, assistenza di base (vitto, alloggio, spese sanitarie), nel rispetto dei diritti della persona. Fino a quando? Non si sa. Forse per sempre.

Karner e Bødskov si sono rifiutati di commentare lo stato dei colloqui con i potenziali Paesi partner e si sono dati appuntamento a Copenaghen, in settembre, per ulteriori colloqui.

NELLA FOTO di BMI Jürgen Makowecz, il ministro degli Interni austriaco, Gerhard Karner, a destra, mentre riceve il collega danese, Morten Bødskov, nel palazzo del Ministero a Vienna.

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