Il 9 giugno del 2023 crollò la parte sommitale del Fluchthorn, nel gruppo del Silvretta che domina la valle di Paznaun (Tirolo). Non fu una semplice frana, venne giù l’intera Cima Sud del monte, con la sua croce e il suo libro di vetta. Il risultato fu un “abbassamento” del monte di un centinaio di metri. Era una domenica e per miracolo nessuno era in escursione o in arrampicata da quelle parti, come riferimmo in questo blog quattro giorni dopo. Da allora le cronache hanno registrato altri crolli e altre frane lungo tutto l’arco alpino, riconducibili al cambiamento climatico in corso. Con lo scioglimento del permafrost, la “colla” che tiene insieme le nostre montagne, queste stanno mostrando tutta la loro fragilità.
Il fenomeno appare inarrestabile. Ma, se non si può far nulla per impedirlo, si possono almeno adottare le misure necessarie per prevedere almeno in parte i fenomeni calamitosi più gravi. È a questo scopo che il Ministero austriaco dell’Agricoltura ha avviato un monitoraggio sistematico del territorio a cui ha dato il nome “GeomonitorAt”.
L’Austria è un Paese prevalentemente alpino, come ci dice anche l’incipit del suo stesso inno nazionale (“Land der Berge…”, “Terra di montagne…”) e, proprio in quanto tale, particolarmente vulnerabile ai rischi naturali. Grandi movimenti di massa come frane, intrusioni vallive, colate detritiche si verificano raramente, ma meno raramente di una volta. Possono causare danni enormi e mettere in pericolo persone, infrastrutture, settori economici e turistici. I cambiamenti climatici aggravano ulteriormente questi rischi, attraverso forti piogge ad alta quota, il ritiro dei ghiacciai e, come dicevamo prima, lo scioglimento del permafrost.
È qui che entra in gioco il programma GeomonitorAt, avviato da Norbert Totschnig, ministro dell’Agricoltura. Prevede un sistema di monitoraggio coordinato a livello nazionale per i grandi movimenti di massa. I dati e le esperienze esistenti vengono messi in comune, vengono utilizzate tecnologie moderne e i rischi vengono identificati precocemente. Ciò dovrebbe rafforzare in modo sostenibile la preparazione preventiva ai rischi naturali.
GeomonitorAt si basa su sette misure chiave per identificare tempestivamente i rischi derivanti da frane su larga scala. Queste includono, tra l’altro, un registro nazionale di tali pericoli, un’analisi dei rischi e un monitoraggio completo delle aree particolarmente vulnerabili. Standard uniformi per la gestione del rischio forniscono la base per la valutazione delle misure tecniche, organizzative e di pianificazione territoriale. Misure preventive e protettive, insieme a informazioni trasparenti, sensibilizzeranno, si spera, l’opinione pubblica.
Il programma è previsto inizialmente per un arco di tempo da qui al 2030, con un costo di 215 milioni. È gestito dal Ministero dell’Agricoltura (che ha competenze anche su clima e ambiente) e sarà attuato, in concreto, dal Servizio di controllo torrenti e valanghe, in collaborazione con partner del mondo scientifico e della ricerca. Darà il suo contributo anche l’Università di Innsbruck.
“Un monitoraggio sistematico a lungo termine – ha dichiarato la prof. Margreth Keiler, docente di quell’ateneo e membro dell’Accademia austriaca delle scienze – è essenziale per comprendere i complessi pericoli naturali nel contesto dei cambiamenti climatici e per rispondere in modo appropriato. GeomonitorAt compie un passo importante in questa direzione, combinando progressi e contributi provenienti dalla ricerca, dalla pratica e dall’amministrazione. Il Rapporto di valutazione sui cambiamenti climatici 2025 ha evidenziato l’urgenza del monitoraggio e dimostra la necessità di un contributo congiunto e pionieristico all’adattamento ai cambiamenti climatici”.
NELLA FOTO, la cresta sommitale del Fluchthorn, dove avvenne il crollo del 2023.
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