Giovedì 30 Maggio 2024

dachstein2Uno scialpinista triestino di 36 anni è stato travolto da una slavina, durante un’escursione sul monte Polinik, in territorio austriaco, subito al di là del passo di Monte Croce Carnico. L’infortunato si chiama Fabio Skabar ed è membro del Soccorso speleologico triestino; attualmente è ricoverato all’ospedale di Klagenfurt, dove fino a ieri sera era tenuto in coma farmacologico a causa della forte ipotermia subita. Le sue condizioni sono state definite “critiche”. Dei suoi tre compagni di escursione, uno soltanto è stato lambito dalla slavina e si è potuto liberare da sé dalla neve; gli altri due, che si trovavano a distanza maggiore, non sono stati coinvolti.

L’incidente è accaduto intorno alle 15 di sabato. Il gruppo aveva già raggiunto la vetta del Polinik, alto 2331 metri, e stava ridiscendendo. Pochi metri a valle dello Spielbodentörl, una sella a quota 2099 tra il Polinik e l’Elferspitz, si è staccato un lastrone di neve lungo 250 metri e largo 150, che ha investito in pieno lo Skabar, ultimo del gruppo, seppellendolo per un metro e mezzo. I suoi compagni, subito accorsi, hanno impiegato una quindicina di minuti per localizzarlo (provvidenziale a questo scopo l’Arva che lo Skabar aveva con sé) e altri venti circa per estrarlo dalla neve.

Fabio Skabar appariva vivo, ma privo di sensi. Gli amici hanno fatto il possibile e l’impossibile per rianimarlo, praticandogli a turno, instancabilmente, la respirazione artificiale e massaggi cardiaci. Nel frattempo avevano allertato con il telefono cellulare il soccorso alpino italiano, tramite il 118, che a sua volta ha chiesto l’intervento dei colleghi austriaci. Si è mossa la squadra di Hermagor, che ha mobilitato 10 dei suoi uomini, con un cane da valanga, cui si sono aggiunti due membri del soccorso alpino della polizia, anch’essi con un cane, e due elicotteri. Al loro arrivo il lavoro di ricerca era già stato effettuato con successo dai compagni dello Skabar. È stato così possibile caricarlo subito su uno degli elicotteri, il Christophorus 7, e trasferirlo all’ospedale di Klagenfurt.

“Tutto è bene quel che finisce bene – ci ha dichiarato Roland Pranter, uno dei soccorritori intervenuti sul Polinik – ma il pericolo che finisse male è stato grosso. Il grado di pericolo valanghe era a livello 3, quindi marcato, aggravato dall’ora tarda in cui gli scialpinisti effettuavano il rientro, quando le temperature elevate rendono più probabile il distacco di masse nevose”. Va osservato che le pendici meridionali del Polinik, attraversate dagli scialpinisti sia in salita che in discesa, sono piuttosto ripide (nel tratto dove si è staccato il blocco di neve raggiungono una pendenza di 40 gradi) e da quota 1800 in su completamente prive di vegetazione arborea.

Lascia un commento