Nuova tegola, non inattesa, per René Benko, l’immobiliarista austriaco fondatore e amministratore di Signa, holding immobiliare dichiarata fallita nel 2023. Il buco – anzi, la voragine – ammonta a 27 miliardi di euro. Si tratta della più grande bancarotta nella storia dell’Austria. Benko è stato condannato dal Tribunale di Innsbruck a 30 mesi di reclusione per frode fallimentare. La sentenza riguarda una vicenda non nuova, di cui lo stesso Tribunale si era dovuto occupare già nell’ottobre dello scorso anno. Riguarda una donazione di 300.000 euro alla madre e un anticipo di affitto di circa 360.000 euro per una villa nel quartiere di Hungerburg, a Innsbruck.
In ottobre il Tribunale lo aveva condannato a due anni di reclusione per i soldi dati alla madre (e, di conseguenza, sottratti alla massa fallimentare, in danno dei creditori), ma non per l’affitto della villa. Benko era ricorso alla Corte Suprema, che ha confermato la condanna per i soldi dati alla madre, ma non l’assoluzione per l’affitto della villa.
Per questa ragione il caso è stato nuovamente preso in esame dal Tribunale tirolese, che questa volta ha pronunciato una sentenza di condanna di 6 mesi anche per l’affitto della villa. La pena detentiva complessiva – che l’immobiliarista sta già scontando in carcere – ammonta così a 30 mesi. La sentenza è definitiva, perché né la Procura anticorruzione (Wirtschafts- und Korruptionsstaatsanwaltschaft), né i legali di Benko hanno presentato ricorso.
Ovviamente appare strano che René Benko finisca in carcere per frodi fallimentari di così modesto importo (un secondo processo, conclusosi anch’esso con una condanna, ha riguardato orologi di valore custoditi in una sua cassaforte), e non per le altre vicende che hanno comportato una bancarotta da 27 miliardi. Ma, come avevamo spiegato in precedenti articoli (anche in quello menzionato sopra), la Procura ha scelto di inquisire Benko separatamente per i singoli reati di cui è stata ritenuto responsabile, anziché raggrupparli tutti in un processo monstre, che potrebbe richiedere anni, con migliaia di documenti e centinaia di testimoni, e magari finire in prescrizione. Insomma, un passo dopo l’altro, applicando quella tecnica che è stata definita “del salame”. Una fetta alla volta.
[Foto APA]
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