Domenica 11 Ottobre 2026

L’albanese fuggito dal carcere di Opera, soprannominato “il mago”, per essere stato in grado di evadere ben quattro volte nella sua carriera di detenuto, non ha bisogno di consigli. Ma, se dovessimo dargliene uno, gli suggeriremmo di nascondersi in Austria. Lì è difficile che ti becchino e, se ti beccano, puoi evadere facilmente di nuovo.

I casi lo dimostrano. Il più recente è di ottobre e ha avuto per protagonisti un croato di 43 anni e un serbo di 49. Stavano entrambi scontando una condanna rispettivamente a 5 e a 6 anni per reati di furto nel carcere di Klagenfurt. Il croato sarebbe uscito il prossimo anno, il serbo nel 2027. Il giorno della libertà, quindi, era relativamente vicino e purtuttavia entrambi hanno voluto anticipare i tempi, quando se n’è presentata l’occasione. E l’occasione è stata offerta da una cantina, che hanno trovata aperta e attraverso la quale sono riusciti a giungere all’esterno. Scoperta la fuga è stato subito emesso un ordine di cattura europeo, che finora però non ha dato risultati.

La serie delle evasioni del 2025 era stata aperta in gennaio da un detenuto di 25 anni, recluso nel carcere di Puch/Urstein, nell’immediata periferia sud di Salisburgo. Due agenti di custodia lo avevano accompagnato all’ospedale della città per una visita radiologica. Erano rimasti con lui fino allo spogliatoio, mentre poi il giovane era entrato da solo nella sala in cui vengono effettuate le radiografie. In teoria non ci sarebbero dovuti essere rischi di fuga, perché gli agenti tenevano d’occhio la porta. Non sapevano, però, che la sala aveva una seconda porta, non chiusa a chiave, che dava all’esterno. Il giovane ne ha approfittato per darsi alla fuga, mezzo nudo com’era e in pieno inverno. Non l’hanno ancora ritrovato.

Andando indietro nel tempo, il diario delle fughe appare abbastanza affollato. Già nel 2023 ne avevamo dato notizia di tre, ma ora ci è venuto in soccorso il settimanale Profil, che proprio in gennaio, in occasione dell’evasione di cui abbiamo parlato, aveva condotto un’inchiesta sulla precarietà delle carceri in Austria. In particolare aveva pubblicato due grafici per comparare la situazione in Austria e nella vicina Baviera (che è un Land tedesco, ma che per dimensioni e popolazione è più grande dell’Austria).

Nel primo grafico sono indicate le evasioni tra il 2019 e il 2024: 3 nel primo anno, 5 nel secondo, 7 nel terzo, 2 nel quarto, 1 nel quinto, nessuna nel sesto. Queste sono le evasioni vere e proprie dalle mura del carcere, che in tedesco sono definite “Ausbrüche”. Ma accanto a queste vi sono le evasioni di chi si trova già fuori dal carcere, per esempio per una visita medica o perché gode di un permesso di uscita per lavoro e non fa più ritorno alla casa di pena. Le evasioni di questo secondo genere sono definite “Entweichungen”.

Tanto per capirci, il croato e il serbo fuggiti dal carcere di Klgenfurt hanno commesso un “Ausbruch”, quello fuggito mentre stava facendo i raggi all’ospedale di Salisburgo ha commesso una “Entweichung”. I tre casi menzionati in questo blog nel 2023 erano tutti “Entweichungen”. Anche di questo secondo genere di evasioni ha tenuto conto il grafico di Profil: 32 nel 2019, 25 nel 2020, 22 nel 2021, 12 nel 2022, 24 nel 2023 e 26 nel 2024.

Che siano “Ausbrüche” o “Entweichungen”, i detenuti che in Austria riescono a diventare uccel di bosco sono mediamente fra i 30 e i 40 all’anno. Il confronto con la Baviera è impietoso: il numero di evasi nella piccola Austria è 6-7 volte superiore.

Il caso più clamoroso che si ricordi risale al 2003. Riguarda un cittadino romeno che allora aveva 31 anni, detenuto nel carcere di Klagenfurt. Con un’asta di ferro che aveva ottenuto smontando la brandina, aveva scavato un po’ alla volta un buco del diametro di 35 centimetri nella parete della cella. Per non essere scoperto aveva mascherato ogni giorno il foro con l’armadietto in dotazione e nello stesso armadietto aveva nascosto i calcinacci prodotti allo scavo. Ultimato il lavoro, era strisciato attraverso il buco nel vano adiacente che dava alle scale. Con quelle era salito facilmente fino alla soffitta e da lì sul tetto, attraverso un abbaino. Dal tetto infine si era calato sulla strada con lenzuola legate tra loro, secondo il più classico dei metodi, quello stesso usato dall’albanese di Opera. Da allora sono passati 22 anni e non è stato più ritrovato.

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