Lunedì 22 Aprile 2024

Il Tribunale penale di Vienna ha condannato a 18 mesi di reclusione un afghano di 16 anni, accusato di violenze e maltrattamenti in famiglia. L’episodio più grave era avvenuto il 26 maggio scorso, quando aveva preso a pugni e calci la sorella di un anno più giovane, che si era rifiutata di servirgli il tè. La ragazza aveva riportato gravi lesioni in più parti del corpo, tra cui la frattura del naso, che ne avevano reso necessario il ricovero in ospedale. Il caso era stato segnalato alla polizia, che aveva tratto in arresto il fratello.

La vicenda è stata rievocata in Tribunale, dove il giovane è comparso in stato di detenzione. Era giunto in Austria, dove già si trovavano da tempo i suoi familiari (la madre, la sorella, un fratello più grande e due di 13 e 11 anni), grazie a un ricongiungimento familiare. Ma qui si era trovato subito a disagio, non riuscendo a integrarsi o quanto meno ad accettare una cultura che gli era completamente estranea. Non tollerava, per esempio, che la sorella frequentasse la scuola e sedesse in classe accanto a compagni maschi.

Poiché il fratello maggiore, che ha un lavoro e sembra ben integrato, vive per conto suo, in famiglia il nuovo arrivato era trovato ad essere l’uomo “più anziano” e si considerava quindi autorizzato a comandare, con metodi violenti che il pubblico ministero nel processo ha definito “tirannici”. Non riuscendo ad accettare il modo di vivere “occidentale” dei familiari, ormai da molti in anni in Austria, li aveva più volte picchiati, manifestando la sua violenza soprattutto nei confronti della sorella. Le minacce e le percosse avevano anche uno scopo più immediato di estorcere denaro per procurarsi la droga.

In seguito a questi suoi comportamenti, il giovane è comparso sul banco degli imputati con le accuse di lesioni personali gravi, violenza continuata, minacce ed estorsione. Interrogato dal giudice, probabilmente su suggerimento del suo difensore, l’afghano si è dichiarato pentito: “So di non aver fatto nulla di buono – ha detto – e so di essere colpevole”. A parziale giustificazione del suo comportamento ha menzionato il fatto che la sorella andasse a scuola, circostanza che per lui era inconcepibile. Ha assicurato tuttavia che in futuro si sarebbe comportato diversamente, perché “aveva visto com’è la vita in prigione”.

La sentenza è stata di condanna a 18 mesi di reclusione, di cui tre senza sospensione condizionale. Poiché dal giorno dell’arresto l’imputato aveva già trascorso 5 mesi in carcere, è stato immediatamente rimesso in libertà, con l’obbligo di sottoporsi a psicoterapia e a un periodo di prova di 3 anni. Non potrà rientrare in famiglia, per cui temporaneamente è stato assegnato a un “Krisenzentrum”, istituto di soggiorno per giovani con problemi tra i 15 e i 18 anni.

NELLA FOTO, l’ingresso del Tribunale penale di Vienna.

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