Lunedì 24 Giugno 2024

20.02.13 Eurofighter Typhoon (Eads, Airbus)Quando talvolta si osserva che i Paesi del Terzo mondo sono corrotti e che non si possono fare affari con i loro governi senza “ungere” gli ingranaggi del potere, si fa loro un torto. L’Austria non è un Paese del Terzo mondo, ma pure nel 2002, quando l’Eads volle venderle 24 cacciaintercettori Eurofighter, dovette versare tangenti per 55 milioni di euro. Mai prima di allora era stato pagato un prezzo così alto per concludere un affare. Ma probabilmente per l’Eads quell’elargizione era bene spesa, perché con la firma del contratto aveva potuto incassare 1,97 miliardi, il costo più alto per una singola commessa militare sostenuto dall’Austria in tutta la sua storia.

Che l’operazione puzzasse lo si era capito subito. Molti sospetti, nessuna prova. Sembrava strano, per esempio, che l’Fpö allora guidato da Jörg Haider avesse fatto campagna elettorale schierandosi contro gli Eurofighter, salvo poi cambiare improvvisamente idea appena entrato a far parte del primo governo di centrodestra, a guida Schüssel. C’erano state inchieste giudiziarie, il marito di una ministra dell’Övp (Partito popolare) era finito in carcere per qualche settimana, ma tutto si era concluso in una bolla di sapone. Perfino tre commissioni parlamentari d’inchiesta, succedutasi l’una all’altra, avevano dovuto alzare bandiera bianca.

L’ultimo tentativo di rimediare al malaffare risale a tra anni fa, quando l’allora ministro della difesa Hans-Peter Doskozil, socialdemocratico (è quello che ha vinto trionfalmente le recenti elezioni nel Burgenland), decise di far causa all’Airbus (società succeduta all’Eads), perché i caccia acquistati non soltanto non erano stati consegnati nelle modalità concordate, ma avevano un costo di esercizio così elevato che l’Esercito austriaco (da cui dipende l’Aeronautica, che non è un’arma autonoma) era stato costretto a non farne uso, lasciandoli parcheggiati negli hangar.

Ora finalmente il colpo di scena, che riesce a dare una risposta ai tanti sospetti di questi anni. Arriva dagli Stati Uniti, dove l’Airbus ha ammesso pubblicamente di aver versato 183,4 milioni di tangenti attraverso vari canali, uno dei quali aveva portato in Austria 55 milioni. La confessione di Airbus non è stata spontanea, ma è avvenuto nel contesto di un accordo con le autorità degli Stati Uniti (il Dipartimento di Stato e quello della Giustizia), il cosiddetto “Deferred Prosecution Agreement”. Si tratta di una forma di compromesso stragiudiziale, che risparmia ai dirigenti di Airbus conseguenze penali peggiori, ma in cambio questi devono vuotare il sacco e accettare una salata sanzione pecuniaria (pare sia addirittura di 3,6 miliardi).

Dal “sacco” sono così uscite anche le tangenti vanamente cercate in Austria dalla Procura federale anticorruzione e dalle commissioni parlamentari. L’Eads (ora Airbus) le aveva pagate in forma di onorari o provvigioni a 14 singole persone ovvero consulenti e organizzazioni varie. Nei documenti delle autorità americane i destinatari del denaro sono indicati in forma anonima, ma per il ruolo ad essi attribuito sono stati facilmente identificati in Austria. Tra di essi figurerebbe il comandante delle forze aeree del tempo, la moglie dell’alto ufficiale e perfino un loro testimone di nozze. Ci sarebbe poi un ex esponente dell’Fpö, titolare con al moglie di un’agenzia pubblicitaria, che a suo tempo aveva lavorato sia per lo stesso Fpö che per il nuovo partito fondato da Haider nel 2005, il Bzö (ora il personaggio è operativo nella “Alleanza per l’Austria”, il nuovo movimento che sostiene Heinz-Christian Strache a Vienna). Dell’elenco farebbe parte anche il marito dell’ex ministra dell’Övp, cui abbiamo fatto cenno sopra, in carcere per cinque settimane con le accuse di corruzione e falsa testimonianza.

L””agreement” americano ha avuto un’eco enorme in Austria, dove ci si interroga sul da farsi. Wolfgang Peschorn, presidente della “Finanzprokuratur” (è un organo del Ministero delle Finanze che indaga sugli illeciti commessi con denaro pubblico) prevede che ora possa esserci un’azione penale contro Airbus anche in Austria. Sulla stessa linea la ministra della Difesa, Klaudia Tanner, che si propone un’azione risarcitoria nei confronti dell’azienda americana. Perché il danno per l’Austria è stato doppio: le tangenti per la vendita degli Eurofighter sono state pagate da Airbus con soldi austriaci, quelli fatturati in più nel contratto di acquisto dei cacciaintercettori.

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