È questo il momento in cui si decide il destino dell’Ucraina. Lo ha dichiarato Beate Meinl-Reisinger, ministra degli Esteri dell’Austria, intervenendo questa mattina al programma “Pressestunde” (ora della stampa) dell’Orf. Meinl-Reisinger è leader di Neos, partito liberale di centro, che ha avuto sempre a cuore la tragedia che l’Ucraina sta vivendo, causata dall’aggressione russa. È stata già due volte a Kyiv, la prima subito dopo l’assunzione dell’incarico di governo al Ministero degli Esteri.
Nel corso di “Pressestunde” (è una trasmissione domenicale con un solo ospite, che viene intervistato da un giornalista dell’Orf e da un collega della carta stampata), Meinl-Reisinger ha parlato di vari temi di politica estera e politica interna. Ma è quello dell’Ucraina quello che è sembrato starle più a cuore.
Ovviamente al centro dell’attenzione è stato il cosiddetto piano di pace in 28 punti, che ricalca quasi alla lettera la “lista dei desideri” di Mosca. È stato redatto senza il coinvolgimento di una delle parti in causa, l’Ucraina, ma anche senza alcuna consultazione dell’Europa, a cui il piano peraltro chiede di revocare le sanzioni, senza averne alcuna facoltà.
Secondo la ministra degli Esteri dell’Austria, invece, l’Europa dovrebbe far sentire la propria voce, anzi, “parlare con una sola voce”. Perché questo avvenga, ha proposto la nomina di un team incaricato di condurre le trattative con le parti in causa. La delegazione dovrebbe essere guidata da una persona, che potrebbe essere la presidente della commissione, Ursula von der Leyen, o il presidente del consiglio europeo, António Costa. Ma Meinl-Reisinger ha avanzato anche una terza proposta, quello del presidente finlandese Alexander Stubb, che ha un buon rapporto con Trump (entrambi giocano a golf) e soprattutto vive in un Paese al confine con la Russia e sa che cosa questo significhi in termini di sicurezza e di indipendenza. Negli anni della guerra fredda “finlandizzazione” era diventata una parola di uso comune per indicare la condizione di uno Stato a sovranità limitata. Anche sul piano formale, la designazione di Stubb appare giustificata, essendo presidente di turno dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa), che ha sede a Vienna.
Rimanendo sempre nel campo della politica estera, la ministra ha ribadito la necessità, sostenuta da tempo da Neos, di porre fine al principio dell’unanimità nelle decisioni dell’Ue, principio che, per esempio, consente a un governo filorusso come quello ungherese di bloccare o comunque ritardare ogni provvedimento in soccorso dell’Ucraina. È interessante notare come la proposta venga da un Paese relativamente piccolo come l’Austria, perché in genere sono proprio i Paesi piccoli a temere di essere schiacciati dai partner più grandi, qualora venisse tolto loro il potere di veto.
Ma Meinl-Reisinger ragiona da europeista che sa vedere lontano ed è convinta che con la rinuncia all’unanimità “l’Austria non ne verrebbe indebolita”, perché andrebbe a favore di una Unione in grado di funzionare meglio, anche nell’interesse della stessa Austria.
Inevitabile in un incontro con la ministra degli Esteri toccare il tasto scottante della neutralità austriaca. Meinl-Reisinger non pensa che debba esser abolita, piuttosto andrebbe rafforzato il contributo dell’Austria alla capacità di difesa dell’Europa, perché la neutralità da sola non dà alcuna protezione.
NELLA FOTO, la ministra degli Esteri Beate Meinl-Reisinger (a destra), con la conduttrice dell’Orf Claudia Dannhauser (al centro) e la giornalista del Kurier Ingrid Steiner-Gashi.
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