La Kleine Zeitung di oggi pubblica una lunga intervista di Stefan Winkler ad Arno Kompatscher, il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, figura che in Austria equivarrebbe a quella di un Landeshauptmann, un governatore. Lo spunto per parlarne sono le imminenti Olimpiadi invernali e, in effetti, le prime domande riguardano questo tema. Subito dopo però l’attenzione si sposta sulla politica italiana e, in particolare, sulla presidente del consiglio Giorgia Meloni. E le risposte del presidente sono tanto più interessanti, in quanto date a un giornalista austriaco, nei cui confronti probabilmente Kompatscher si è sentito più libero di dire esattamente come la pensa.
La prima domanda, abbastanza scontata, riguarda l’identità dell’Alto Adige, i cui cittadini di lingua tedesca preferiscono chiamare con il nome originale di Sud Tirolo. Quanto Roma, così lontana, è consapevole di questa identità? Kompatscher non nasconde la sua sorpresa per l’atteggiamento del governo Meloni, con il quale “stiamo attuando la più grande riforma dell’autonomia dalla sua istituzione nel 1992”. Si tratta della riforma che mira a ripristinare le competenze provinciali, che erano state limitate dalla Corte costituzionale.
L’inaspettata sorpresa della riforma dell’autonomia
“Non avevamo nascosto la nostra preoccupazione che sotto Giorgia Meloni e i suoi Fratelli d’Italia la tutela delle minoranze di lingua tedesca e ladina in Italia potesse essere compromessa. Ma dopo aver annunciato la nostra intenzione di votare contro il suo governo, abbiamo ricevuto un’offerta inaspettata: in cambio della nostra astensione, avremmo ripristinato gli standard di autonomia”, che avevano portato alla quietanza liberatoria dell’Austria davanti all’Onu, perché si riteneva pienamente soddisfatto l’accordo De Gasperi-Gruber. “Meloni lo ha detto esplicitamente nella sua dichiarazione programmatica. Questo è notevole perché ha contemporaneamente riconosciuto il ruolo tutorio dell’Austria”.
Kompatscher se lo spiega così: “Meloni probabilmente temeva di essere etichettata come una paria in Europa e a livello internazionale, a causa della storia del suo partito, e quindi ha deliberatamente manifestato il suo sostegno alle minoranze. Voleva dimostrare al mondo: non abbiate paura, guardate, non siamo così!”.
Un chiaro spostamento dal post-fascismo al centro
Winkler chiede se per Meloni valga ancora l’etichetta di post-fascista. “Tale attribuzione non nasce dal nulla. Fratelli d’Italia ha la sua storia, questo non si può negare. Allo stesso tempo, però, bisogna riconoscere che ci sono sviluppi in atto e che Meloni e il suo partito si stanno chiaramente spostando verso il centro politico, a differenza della Lega di Matteo Salvini, che in alcuni ambienti sta scivolando verso l’estrema destra”.
Dunque Kompatscher ha dovuto riconsiderare la sua posizione? “La mia preoccupazione per il Sud Tirolo era davvero grande, ma finora si è rivelata infondata. Naturalmente, questo non significa che, almeno per quanto mi riguarda, non ci siano opinioni molto diverse sulle questioni socio-politiche”. Il giudizio sul piano personale è che Meloni “e sempre stata molto affidabile nel mantenere le promesse e penso che questo sia un grande complimento che si possa fare a un governo”.
La differenza con il leader dell’estrema destra austriaca
Inevitabile in confronto con Herbert Kickl, leader dell’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista austriaca. Un tempo sia FdI che Fpö appartenevano in Europa allo stesso schieramento, ora invece, il partito di Meloni sta con i Conservatori e riformisti, mentre quello di Kickl sta con i Patrioti, assieme a Salvini, Orban, Le Pen e altri. La distinzione di Kompatscher è netta: “Meloni è una politica di governo, Kickl no. Lei è più una statista. Lo si può vedere nelle sue apparizioni pubbliche. C’è stata una rottura. C’è una Meloni prima di diventare presidente del consiglio e una Meloni in carica, che ha interiorizzato la ragion di Stato. Dubito che abbia abbandonato le sue convinzioni ideologiche. Ma ora è considerevolmente più misurata, cauta, ponderata e aspetta più a lungo. Rilascia raramente interviste; è riservata nella sua comunicazione. Ed è importante per lei ottenere un riconoscimento internazionale, sia a livello personale che per l’Italia. Coltiva l’affidabilità”.
Alta probabilità di rielezione perché l’opposizione è divisa
Nel concludere l’intervista, Winkler chiede a Kompatscher quali siano le possibilità che Meloni venga rieletta il prossimo anno. “Sorprendentemente alte”, risponde il “governatore” del Sud Tirolo, che se lo spiega così: “L’opposizione è divisa. C’è molto potenziale. Ma la principale debolezza della sinistra è che si concentra troppo su questioni ideologiche marginali. Meloni, d’altra parte, sa come dare alla gente la sensazione di voler perseguire politiche sensate. Per molti, questo è sufficiente. Le persone sono relativamente modeste nelle loro aspettative, perché la politica ha una pessima reputazione al giorno d’oggi. Persino chi non simpatizza con la destra dice: beh, almeno ci sta provando e se la cava piuttosto bene”.
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La Kleine Zeitung aveva già dedicato un ampio servizio al governo di Giorgia Meloni il 3 agosto 2025.
NELLA FOTO, Giorgia Meloni e Arno Kompatscher insieme a Bolzano in una foto di due anni fa.
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