Lunedì 22 Aprile 2024

Non è ancora ben chiaro dove andrà a parare il Partito socialdemocratico austriaco (Spö), a guida Andreas Babler (nella foto). Il nuovo segretario in passato si era schierato contro l’adesione dell’Austria all’Unione europea, a favore dell’abolizione del servizio militare e quindi anche dell’esercito, a favore di un’imposta patrimoniale e per qualche tempo si era definito marxista. Chi lo ha votato al recente congresso straordinario ovviamente conosceva la sua biografia politica e quindi ne condivideva la sterzata a sinistra che avrebbe dato al partito.

Ma quei propositi che Babler aveva manifestato in passato li ritroveremo ora nella sua azione di segretario dell’Spö? Quante saranno accantonate, confidando nei vuoti di memoria dei “compagni”. Molti sui predecessori erano partiti con l’armamentario marxista-leninista, per poi cambiare atteggiamento sulla via di Damasco. Basti pensare ad Alfred Gusenbauer, che, quando da vicepresidente dell’Internazionale socialista giovanile era andato in “pellegrinaggio” a Mosca, aveva baciato il suolo dell’Unione Sovietica. Poi, da cancelliere, si era rivelato di tutt’altra pasta. Anzi, di tutt’altro vino, conoscendo la sua passione per le bottiglie d’annata.

Anche Babler avrà una “conversione” più moderata, soprattutto dopo aver visto crollare i consensi nel primo sondaggio su di lui, di cui abbiamo riferito ieri? Può darsi. Per ora l’unica certezza di cui disponiamo e che, con lui al governo, l’Austria vedrà l’introduzione di una imposta patrimoniale. Ovviamente noi non sappiamo se l’Spö dopo le elezioni del prossimo anno riuscirà a far parte di una maggioranza di governo e, se ci riuscirà, non sappiamo se in qualità di leader della coalizione o come junior partner. Sappiamo però che Babler ha posto come condizione per un’alleanza di governo, con chiunque essa sia, l’introduzione della patrimoniale.

Le ricchezze in Austria sono distribuite in modo molto squilibrato. Metà della popolazione non ne possiede alcuna: non ha case e vive in affitto, non ha depositi in banca, non possiede altri beni mobili o immobili. Le imposte patrimoniali esistenti rappresentano appena l’1,4% delle entrate fiscali dello Stato e collocano l’Austria al quart’ultimo posto tra i 38 paesi dell’Ocse. Con altre parole: qui il fisco colpisce soprattutto il lavoro e non i grandi patrimoni.

Che cosa cambierebbe se Babler riuscisse a imporre una patrimoniale? Il nuovo segretario dell’Spö propone di tassare soltanto i patrimoni il cui valore supera il milione di euro. Ciò significa al di sotto di quell’importo i patrimoni non verrebbero toccati. Significa, in altri termini, che la nuova imposizione, che anche in Italia viene presentata come qualcosa di raccapricciante, non riguarderebbe oltre il 95% degli austriaci. Perché in Austria i nababbi che dispongono di patrimoni superiori al milione di euro sono meno del 5% della popolazione.

Sopra il milione l’imposta verrebbe applicata secondo il principio della progressività: si comincia con lo 0,5%, per passare all’1,0% oltre i 10 milioni e così via. Facciamo un esempio. Herr Schmidt possiede una casa stimata 1 milione, titoli vari (azioni, obbligazioni, quote di fondi) per 500.000 euro, un altro milione su un conto bancario: in tutto 2,5 milioni. Il primo milione non verrebbe preso in considerazione; sul restante milione e mezzo verrebbe applicata l’aliquota dello 0,5%, per cui Herr Schmidt si troverebbe a pagare ogni anno un’imposta di 7.500 euro.

Resta da capire quale gettito darebbe una patrimoniale così congegnata, per vedere se valga la pena introdurla. Nei discorsi fatti finora Babler si è richiamato a un calcolo elaborato dall’Arbeiterkammer, la Camera dei lavoratori, secondo la quale lo Stato incasserebbe circa 4 miliardi all’anno. Non sembrano tanti rispetto al totale delle entrate (130 miliardi), ma rappresentano peraltro ciò che lo Stato destina al clima, all’ambiente e all’energia e sono quasi la metà della voce di bilancio dell’istruzione.

Insomma, con quei 4 miliardi si potrebbero fare molte cose. Oppure non far nulla e utilizzare quel gettito in più per ridurre le imposte su redditi che, assieme ai contributi previdenziali e assicurativi, pesano per il 46,8% sul costo del lavoro.

L’opinione pubblica sembrerebbe d’accordo per una soluzione del genere. Nel sondaggio di cui abbiamo riferito ieri, il 64% degli intervistati la vedrebbe di buon occhio. Non la vedrebbero di buon occhio, invece, gli altri partiti, dall’Övp (Partito popolare) all’Fpö (estrema destra sovranista), a Neos (liberali di centro). Restano favorevoli a una patrimoniale soltanto i Verdi. “Con una imposta del genere – ha dichiarato Johannes Rauch, ministro per la Salute – potremmo assumere 500 medici in più nel servizio pubblico”.

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