Mercoledì 28 Febbraio 2024

21.12.06 Gerd KurathIl nostro Paese è stato tra i primi in Europa ad essere colpito dal Coronavirus. E per questo, almeno nella fase iniziale, ha dovuto registrare il maggior numero di decessi. Il Friuli Venezia Giulia non è stato risparmiato. Tuttavia può essere di consolazione il sapere che l’esperienza dolorosa di quei giorni è stata almeno utile alla vicina Carinzia, per conoscere in anticipo la pericolosità del virus e per prepararsi meglio alle misure di contrasto.

“Per noi, all’inizio della pandemia, l’esperienza del Friuli Venezia Giulia è stata oro”, ha dichiarato Gerd Kurath (nella foto), portavoce del Land Carinzia sul fronte del Covid-19. Kurath è stato intervistato da Iris Hofmeister, giornalista dell’Orf carinziana, nel corso del programma settimanale “Servus, srecno, ciao”, dedicato alle regioni contermini. L’ultima puntata ha riguardato interamente la nostra regione, con interviste raccolte nel Tarvisiano, per vedere se anche in tempo di Covid-19 gli austriaci continuino a visitare i nostri negozi e a frequentare i nostri ristoranti (teoricamente sarebbe loro vietato farlo all’estero, come in patria, anche se le possibilità di controllo al di qua del confine e i rischi di una sanzione sono pari a zero).

In questo contesto si è inserita l’intervista a Kurath. “All’inizio della pandemia – ha dichiarato il portavoce del Land alla giornalista – quando si sono registrasti i primi casi nelle regioni confinanti, lo scambio di informazioni in materia sanitaria si è intensificato. Specialmente tra il governatore Peter Kaiser e i rappresentanti della Protezione civile e i loro omologhi in Friuli Venezia Giulia. Da allora ci sono contatti regolari. Anche in questa settimana c’è stato un incontro, per vedere come va nelle regioni vicine. Questa volta abbiamo sentito anche l’Istria”.

A questo punto dell’intervista Kurath ha definito preziosa come l’oro l’esperienza della nostra regione. “I primi casi si sono registrati proprio nel Friuli Venezia Giulia e noi abbiamo potuto seguirli, prendendo a modello il modo in cui venivano gestite le cose. Valutare la gravità della situazione, decidere cosa era possibile fare ci è stato di enorme aiuto. L’emergenza in Friuli Venezia Giulia è stata gestita in maniera molto professionale e questa collaborazione ci aiuta molto anche adesso”.

Oggi la situazione epidemica in Friuli Venezia Giulia e in Carinzia presenta molte analogie: la nostra regione è quella che sta peggio in Italia e la Carinzia è quella che sta peggio in Austria. La vicinanza geografica non c’entra, le ragioni vanno ricercate più probabilmente nel basso numero di vaccinati, che in Carinzia arrivano appena al 64,5% della popolazione (media nazionale 67,6%).

Le conseguenze sono un alto numero di nuovi contagi e di ricoveri ospedalieri e un’incidenza settimanale su 100.000 persone che supera quota 1.400, mentre la media austriaca è meno della metà (618,2). Le vaccinazioni hanno ricevuto un impulso negli ultimi giorni, a causa del lockdown e della prospettiva che in febbraio la vaccinazione diventi obbligatoria per tutti, ma ci vorranno giorni prima che si vedano gli effetti nei reparti ospedalieri e nelle terapie intensive.

A livello nazionale si registra un calo delle nuove infezioni, dimezzatesi nell’arco di una settimana, ma un numero sempre drammaticamente alto dei pazienti in terapia intensiva: ieri mattina erano 651, mentre la soglia da non superare sarebbe 600. Le conseguenze sono che ormai tutte le operazioni non urgenti vengono rinviate a data da destinarsi e che nei ricoveri, non essendoci abbastanza posti per tutti, viene data la precedenza a chi appare con maggiori probabilità di sopravvivenza.

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