L’Unione Europea ha reso note oggi le previsioni di crescita economica per il prossimo anno, che sono migliori di quanto ci si aspettasse: +1,4% (rispetto all’1,2% stimato finora). Questa è la media a livello europeo, ma per alcuni Paesi le previsioni sono migliori, per altri peggiori. L’Austria, con una crescita prevista dello 0,9% è uno dei fanalini di coda, assieme all’Irlanda (+0,2%) e all’Italia (+0,8%). In testa alla classifica troviamo Malta (+3,8%) e la Polonia (+3,5%).
L’economia austriaca, dunque, è quasi stagnante, ma il dato positivo è che sta dando comunque timidissimi segnali di ripresa, dopo tre anni consecutivi di recessione (cioè di decrescita). Quest’anno sarà dello 0,2%, il prossimo anno, come detto, dello 0,9% e nel 2027 dovrebbe salire all’1,2%. Si tratta di una inversione di tendenza, rispetto alle previsioni che fino a maggio erano ancora di recessione.
La modesta crescita dell’economia si ripercuote sui conti pubblici, perché a minore crescita corrispondono minori entrate fiscali. Il bilancio dello Stato si chiuderà quest’anno con un deficit del 4,4%. Qualche miglioramento si avrà nel 2026, con un contenimento del deficit al 4,1%, mentre nel 2027 tornerà a salire al 4,3%. Insomma, ben oltre la soglia del 3% indicata dai parametri di Maastricht, per cui un procedimento di infrazione sarà inevitabile.
Male anche sul fronte dell’inflazione, che su base annua sarà del 3,5%, dovuta all’impennata degli ultimi mesi (4,1% in agosto, 4,0% in settembre). La media europea è del 2,5% e quella dell’eurozona del 2,1% (quella italiana è dell’1,6%). I prezzi al consumo dovrebbero calare in futuro – 2,4% nel 2026, 2,2% nel 2027 – pur mantenendosi al di sopra della media europea.
Il fenomeno inflazionistico in Austria crea difficoltà non soltanto per i cittadini, alle prese con prezzi in aumento soprattutto nei beni di prima necessità, ma anche per le aziende. Le imprese austriache vivono molto di esportazione e l’aumento dei costi di produzione può ridurre la loro competitività sui mercati esteri.
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