Giovedì 12 Marzo 2026

Anche l’Austria, come molti altri Paesi europei, ha provveduto al rimpatrio di suoi cittadini presenti in Israele, in considerazione della situazione di pericolo derivante dalla guerra in corso con l’Iran. Anche prima che i B2 degli Stati Uniti sganciassero le loro 14 bombe sui tre impianti nucleari iraniani, 120 austriaci erano stati riportati a casa. Altre 78 persone sono state evacuate ieri.

Non è stata un’operazione semplice, come si potrebbe immaginare. L’ambasciata austriaca a Tel Aviv ha dovuto organizzare dei bus per trasportare i cittadini che ne avevano fatto richiesta fino all’aeroporto di Sharm el Sheikh, in Egitto. Un lungo viaggio, che nelle prime ore di ieri è stato anche interrotto da un allarme, i passeggeri hanno dovuto lasciare di corsa i bus, per essere accompagnati dal personale di assistenza dell’ambasciata in rifugi antiaerei. Il volo da Sharm è avvenuto soltanto questa mattina. Nel momento in cui stiamo scrivendo i passeggeri sono già atterrati all’aeroporto viennese di Schwechat.

La situazione in Medio Oriente e in particolare in Israele è seguita con molta attenzione in Austria. Zib 2, il telegiornale della sera più seguito, ha avuto ospite ieri l’analista militare Berthold Sandtner, che ha riferito sull’azione dei bombardieri americani. “Si è trattato della più grande azione di forza americana – ha detto – con 14 bombe lanciate su differenti impianti atomici”. I risultati del bombardamento tuttavia non sono ancora noti, nonostante l’euforia manifestata dal presidente Usa, Donald Trump.

 

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