Venerdì 6 Marzo 2026

Leilko Ikemura è una delle più interessanti artiste del nostro tempo. È giapponese, ma ormai da oltre cinquant’anni vive in Europa, tra Siviglia, Zurigo, Bonn, Colonia. Il museo dell’Albertina le ha dedicato una mostra personale, che ci permette finalmente di conoscerla e di conoscere le sue opere. Opere poeticamente potenti, in cui combina influenze occidentali e orientali ed esplora temi come la femminilità, la trasformazione e l’identità.

Ikemura traduce la fragilità e il mistero dell’esistenza umana in immagini universali e profondamente personali. È nota per le sue opere poetiche, caratterizzate da combinazioni di colori delicate, in cui accosta influenze occidentali e orientali. Esplora temi come la femminilità, la trasformazione e l’identità. Il suo lavoro è caratterizzato da un linguaggio visivo fantasioso e spazia da dipinti luminosi e disegni minimalisti a sculture in terracotta smaltata, vetro e bronzo. Un aspetto centrale del suo lavoro è lo stretto legame tra umanità e natura, espresso attraverso la fusione di corpo e paesaggio o sotto forma di esseri ibridi.

Con il titolo “Motherscape”, l’Albertina propone una mostra incentrata sul poliedrico lavoro di Ikemura, come un universo condensato e coeso. L’esposizione mostra come l’artista abbia sviluppato nel corso dei decenni un’immagine sfaccettata del rapporto tra umanità e natura, del potere creativo femminile e della vitalità universale: un corpus di opere che tocca temi esistenziali di rilevanza senza tempo.

Leiko Ikemura è nata a Tsu, in Giappone. Dopo aver studiato letteratura spagnola a Osaka, si è trasferita in Spagna nel 1972 e ha studiato pittura a Siviglia fino al 1978. Nel 1979 si è trasferita in Svizzera e, dagli anni ’80, ha vissuto in Germania, inizialmente a Colonia e ora principalmente a Berlino. Nel 1991 è diventata professoressa di pittura all’Università delle arti di Berlino (UdK), dove ha insegnato fino al 2015. Dal 2014 è professoressa ospite alla Joshibi university of art and design in Giappone. Il suo lavoro artistico ha ottenuto numerosi premi e recentemente è stata insignita dal governo giapponese del titolo di “persona di merito culturale”.

Paesaggi. I paesaggi non sono paesaggi in senso convenzionale. L’artista li descrive come “ritmi corporei e movimenti ondulatori che creano spazi”. I suoi dipinti nascono dalla connessione tra corpo e mondo, da una sensazione di flusso e cambiamento. Nei dipinti strati trasparenti di colore e morbide transizioni tra luce e ombra permettono alla figura di fondersi con lo sfondo. Luce e colore strutturano gli spazi pittorici e collegano astrazione e figurazione. Questo conferisce alle composizioni un aspetto generale aperto e dinamico.

Maternità. Leiko Ikemura concepisce la maternità non come maternità in senso familiare, ma come una forza creativa e vivificante attiva in tutti gli esseri viventi. Usa questo concetto per descrivere il principio di emergenza, cambiamento e rinnovamento, un’energia che trascende le classificazioni di genere e funge da metafora della creatività artistica e della creazione non patriarcale. Da questa concezione deriva “Motherscape”, il titolo dellamostra: un “paesaggio della maternità”, in cui questa forza diventa effettiva: uno spazio mentale aperto e sconfinato, in cui tutti gli elementi sono intimamente connessi. Le sue figure materne incarnano questo stato di apertura e trasformazione. Ricordano contenitori che portano la vita al loro interno e allo stesso tempo creano spazio per il nuovo.

Ragazze. Le ragazze di Ikemura sono in uno stato di transizione. Incarnano il divenire, l’incertezza e il desiderio di cambiamento. Le sue figure femminili non sono rappresentazioni della realtà esterna, non sono ritratti, ma piuttosto espressioni di un movimento interiore, immagini di una coscienza in evoluzione. Nella loro apertura, che non segue una forma o un’identità fissa, risiedono vulnerabilità, speranza e aspettativa.

All’interno di questo gruppo emergono diversi archetipi femminili: la ragazza primordiale, che rimane in uno stato di perpetuo divenire; le figure femminili che incarnano il potenziale materno e quelle che, come osservatrici dall’alto, adottano una prospettiva distaccata, quasi spirituale. In tutte le loro manifestazioni le ragazze si confrontano con il mondo.

Divenire. Per Leiko Ikemura non esiste un’opera finita. Ogni scultura, ogni dipinto e ogni disegno fa parte di un processo continuo. “Inizio e fine non sono al centro del mio interesse”, spiega. Ciò che è cruciale è ciò che emerge tra idea e materia. Il suo metodo di lavoro è intuitivo e fisico. Segue le proprietà del materiale e lascia spazio al caso. Ikemura non vede l’argilla, il bronzo e il vetro come supporti neutri: “Voglio che sia il materiale a parlare. È lui a guidarmi, non il contrario”. La porosità dell’argilla, la trasparenza del vetro o la patina del bronzo determinano in modo significativo la forma, la superficie e l’espressione delle figure. Gradienti di colore, rifrazioni di luce e texture irregolari conferiscono alle sculture la loro presenza vibrante.

Anche le crepe, le rotture e le impronte digitali rendono visibile il processo creativo. Nei disegni e nei pastelli, il divenire si rivela nella trasformazione di linee e motivi, nel fluire, nella dissoluzione e nella riscoperta delle forme. Per Ikemura, il divenire è un processo materiale, una ricerca artistica e uno sviluppo simultanei, una continua trasformazione interiore.

Gli esseri di Ikemura uniscono forme umane, animali e vegetali e indicano un mondo in cui tutto è interconnesso. L’umanità non è il centro del mondo, ma piuttosto parte di un tutto più ampio. Per Ikemura, gli animali sono “esseri spirituali dotati di una propria energia emotiva” e gli alberi sono “esseri viventi che spesso sopravvivono di gran lunga alla vita umana”. La sua arte segue questa visione olistica e animistica. Molte sculture presentano cavità o forme permeabili che incorporano luce e spazio. I corpi arrotondati e organici ricordano vasi o forme naturali.

LEIKO IKEMURA, MOTHERSCAPE, al museo dell’Albertina di Vienna, fino al 6 aprile.

NELLE FOTO, l’artista giapponese Leico Ikemura e una delle sue opere esposte, dal titolo “Tokaido”, terza parte di un trittico.

[Contributo del museo dell’Albertina]

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