Martedì 9 Giugno 2026

Non finirà sul banco degli imputati Herbert Kickl, leader dell’Fpö, il partito dell’estrema destra austriaca. È accusato di vilipendio al Capo dello Stato, ma è un reato per il quale in Austria non si può procedere d’ufficio. È necessario che la persona vilipesa dia il suo consenso. E in questo caso la persona offesa, ovvero il Capo dello Stato, Alexander Van der Bellen, ha ritenuto opportuno di non darlo. “Non è una questione giudiziaria – ha dichiarato – ma una questione di rispetto nei confronti delle cittadine e dei cittadini e nei confronti delle istituzioni repubblicane”.

In che modo Kickl avrebbe mancato di rispetto al Capo dello Stato? Apostrofando Van der Bellen con l’appellativo di “mummia” e di “senilità”. Lo ha fatto in occasione dell’annuale raduno dei simpatizzanti dell’Fpö a Ried, che si tiene sempre nel giorno del mercoledì delle ceneri e per questo si chiama “Aschermittwoch”.

Non è un vero e proprio congresso politico, piuttosto un grande raduno dell’estrema destra all’insegna della birra e della musica, nella quale il leader di turno tiene dei discorsi semiseri, affrontando i temi del momento più cari al suo pubblico: l’invasione degli stranieri, la prepotenza della burocrazia di Bruxelles, la sovranità monetaria perduta con l’euro e, da quest’anno, anche la “Coronadiktatur”, il regime dittatoriale imposto dal governo per affrontare la pandemia.

Più che un discorso politico, è un cabaret politico, per divertire il pubblico in sala, che risponde con applausi, grandi risate e rutti (i boccali di birra fanno la loro parte). È un cabaret condito di insulti nei confronti degli avversari. Le cose sono andate sempre così, anche con i predecessori di Kickl. Del resto, anche allora era l’immaginifico Kickl a scrivere i testi per Jörg Haider e Heinz-Christian Strache. Da quando è diventato lui segretario politico del partito, i testi se li scrive da sé.

Questa volta gli insulti se li è beccati anche il Capo dello Stato, a cui Kickl non perdona di averlo prima rimosso da ministro degli Interni (del primo governo Kurz) e poi di aver annunciato pubblicamente che non gli affiderebbe l’incarico di cancelliere, nemmeno se dovesse vincere le prossime elezioni (autunno 2024), come appare probabile.

All’”Aschermittwoch” di Ried erano discretamente presenti anche funzionari di polizia, che hanno segnato sui loro taccuini le parole di Kickl e poi hanno inviato un rapporto alla Procura di Stato, ipotizzando appunto il reato di vilipendio. La Procura a sua volta ha aperto un fascicolo a nome di Herbert Kickl, ma prima di procedere alla sua incriminazione era necessario il consenso della massima carica dello Stato, che, come abbiamo detto, non c’è stato. Fine dell’azione penale.

Alexander Van der Bellen ha 79 anni, ma l’appellativo di “mummia” non gli si addice. Probabilmente potrebbe soffrire alle vie respiratorie, perché fuma come un turco, ma di sicuro il cervello gli funziona bene, forse meglio di quello di Kickl. Lo dimostra il fatto stesso di aver rinunciato al procedimento penale, che avrebbe fatto del suo insolente interlocutore un martire. Compito della politica sarebbe “servire il Paese e i suoi cittadini – si legge nella lettera che la cancelleria presidenziale ha inviato alla Procura di Stato di Ried – e prodigarsi per la loro sicurezza e per il loro benessere”. E questi risultati si ottengono al meglio “se i politici si comportano con rispetto reciproco e con rispetto nei confronti delle istituzioni”, anziché offendendosi l’un l’altro.

NELLA FOTO, Herbert Kickl, segretario politico dell’Fpö, durante il suo comizio al tradizionale raduno del mercoledì delle ceneri a Ried.

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