Due notizie, una buona e una cattiva, su Ktm, la fabbrica austriaca di motociclette un tempo leader mondiale. Quella cattiva è che 500 lavoratori dell’azienda saranno licenziati. Quella buona è che i tagli non preludono a un trasferimento della produzione in India, Paese dei nuovi proprietari del gruppo, o, peggio, a una chiusura dell’azienda, ma puntano a migliorarne la competitività, dopo che soltanto un anno fa Ktm si era trovata sull’orlo del fallimento, con un buco di 2,2 miliardi e oltre 1.200 creditori.
Il salvataggio era venuto da una società indiana, il gruppo Bajaj, che già opera nel settore auto e moto e che attraverso la Bajaj Auto International Holding, con sede in Olanda, aveva versato 600 milioni nella società. Bajaj era già presente nel capitale sociale con una quota del 49,9%. Ben per questo la società si chiamava allora Pierer Bajaj Ag (dal nome del fondatore e amministratore delegato Stefan Pierer).
Da allora il controllo della società è interamente in mani indiane e anche il nome, di conseguenza, è cambiato: ora è Bajaj Mobility Ag. La delibera che ha modificato la ragione sociale risale a novembre, ma è di questi giorni la trascrizione nel registro delle società. Ed è di questi giorni l’annuncio del taglio di 500 posti (su un organico di 3.794 dipendenti). “Ktm Ag – si legge in un comunicato – nell’ambito di un piano di efficienza, assume decisioni difficili ma necessarie per proseguire con successo la ripresa iniziata nel 2025, dopo la crisi del 2024”. L’obiettivo è quello di “rafforzare in modo sostenibile la competitività, riducendo i costi fissi, semplificando le strutture, focalizzando il portafoglio di prodotti e progetti e ottimizzando la nostra sede internazionale e la nostra rete di gestione”.
I tagli riguarderanno quasi esclusivamente il personale amministrativo, per due terzi nella sede centrale di Mattighofen (Alta Austria) e per un terzo nelle sedi all’estero.
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