Mercoledì 22 Maggio 2024

20.04.01 Ospedale di Innsbruck - CopiaLa quiete prima della tempesta. Sono queste le allarmanti parole del cancelliere austriaco Sebastian Kurz che avevamo riferito ieri. Dovevano ammonire la popolazione sulla pericolosità del Coronavirus e sulla necessità di seguire con scrupolo e disciplina le disposizioni che erano state date per evitare l’esplodere del contagio e il collasso degli ospedali. Alla sera, in un’intervista all’Orf, Kurz era stato ancora più chiaro e funesto: “Presto – ha detto – ognuno di noi avrà qualcuno deceduto per Coronavirus nella cerchia dei suoi conoscenti”. Insomma, a chi pensa che si possa tornare presto alla normalità, il cancelliere ha fatto capire che l’emergenza sarà lunga e dolorosa e che il picco non è stato ancora raggiunto. Se vi fossero alternative – ha detto – sospenderebbe subito i decreti che hanno chiuso scuole, fabbriche, negozi e hanno limitato la mobilità delle persone, ma per ora “non c’è alcuna alternativa”.

Il sistema sanitario, per il momento, riesce a fronteggiare bene la situazione, anche perché la tragica situazione in Italia ha convinto facilmente tutti gli austriaci della necessità di contromisure. Là dove c’è stata una sottovalutazione del virus – nel polo sciistico di Ischgl e dintorni, in Tirolo – si è verificato infatti un disastro sanitario, le cui conseguenze, però, non si scontano in Austria, ma nei Paesi di provenienza degli ospiti, cioè nel Nord Europa e soprattutto in Germania.

Il “bollettino” di ieri, aggiornato alle 18.00, segnalava 10.088 persone contagiate, di cui 198 ricoverate in terapia intensiva e 128 decessi. La situazione più grave si registra in Tirolo, che da solo ha un quarto dei contagiati di tutta l’Austria. C’entra, evidentemente, la diffusione del contagio da Ischgl, ma anche la vicinanza all’Italia. Come si ricorderà l’infezione è stata portata a Innsbruck da due bergamaschi, uno dei quali lavorava alla reception di un hotel, che dovette essere chiuso, con tutto il personale posto in quarantena.

Ieri i contagiati erano 2.357, di cui però soltanto 213 ricoverati negli ospedali e di questi 57 in terapia intensiva. In vista dell’emergenza che si prospetta nelle prossime settimane, nelle terapie intensive sono stati resi disponibili 184 letti. Attualmente, dunque, ne sono occupati meno di un quarto e questo consente di lavorare senza affanno e addirittura di accogliere alcuni pazienti dall’Italia.

Ancora più “tranquilla” la situazione a Vienna, dove ieri risultavano 1.405 contagiati. Quelli ricoverati per Coronavirus erano 188 e di essi soltanto 26 in terapia intensiva. Ma la situazione potrebbe peggiorare molto nei prossimi giorni, dato il rapido diffondersi del morbo. Per questo è già stato predisposto un piano di emergenza, che potrebbe far aumentare a 800 il numero dei posti letto nelle varie terapie intensive, senza necessità di costruire padiglioni ospedalieri appositi, come era avvenuto a Wuhan e come sta avvenendo a Milano. Degli 800 posti previsti, 598 sono negli ospedali pubblici e 206 in strutture sanitarie private o di ordini religiosi.

In questa fase sono soltanto quattro gli ospedali che trattano pazienti di Coronavirus. Non appena in uno di questi verrà superata la soglia dell’80% dei posti disponibili, sarà aggiunto un nuovo ospedale e poi un altro ancora, in modo di evitare la saturazione e il collasso. Qualora la situazione precipitasse, due ospedali verrebbero completamente “svuotati” dei pazienti ordinari, trasferendoli altrove, per essere destinati esclusivamente a persone contagiate dal virus.

Le autorità sanitarie di Vienna sperano così di riuscire a fronteggiare la situazione, confidando che la crescita dei contagi rallenti e che non arrivino a Vienna pazienti da altri Länder. Le prossime due settimane saranno decisive per capire se la strategia messa in atto sia sufficiente.

* * *

CORONAVIRUS CON IL SENNO DI PRIMA

Il 1. febbraio scorso – oggi, due mesi fa – la situazione in Austria è ancora tranquilla, anche se l’Organizzazione mondiale della sanità il giorno prima ha proclamato lo stato di emergenza sanitaria internazionale. Il governo non è in allarme, ma emana un nuovo decreto, che si aggiunge a quello del 23 gennaio. Prevede che possano essere disposte limitazioni al movimento delle persone, anche se all’apparenza sono sane, ma per le quali esista il semplice sospetto di contagio (ad esempio, perché hanno avuto contatti con persone infettate o provengano da zone dove il Coronavirus è diffuso).

È questo il caso di 7 austriaci che si trovano in Cina, nella provincia di Wuhan. Per loro è stato organizzato il rientro, che avverrà il 2 febbraio, con un Airbus 380 della Francia, che li porterà a Parigi. Lì saranno presi a bordo da un C130 dell’Esercito austriaco, che li riporterà a casa. Le autorità sanitarie non hanno ancora deciso se i 7 saranno poi trattenuti in quarantena o lasciati liberi di riabbracciare i loro cari. Evidentemente il Coronavirus non fa ancora troppa paura.

 

NELLA FOTO, l’ospedale regionale di Innsbruck,

__________________

Austria Vicina è anche su Facebook. Clicca “mi piace” alla pagina https://www.facebook.com/austriavicina.

Lascia un commento