Mercoledì 28 Febbraio 2024

20.04.02 Badante romena con anziana austriaca - CopiaIn un aeroporto internazionale come quello di Vienna-Schwechat i voli sono ridotti al minimo. L’emergenza Coronavirus ha imposto la cancellazione di molti collegamenti. Chi viaggia, allora, su quell’aereo in fase di atterraggio, proveniente dalla Romania? Una delegazione di politici e imprenditori? Una squadra di calcio? Personale sanitario? Chi altro potrebbe permettersi di volare di questi tempi in cui tutti i confini sono chiusi?

Ora l’aereo è fermo e dalla scaletta scendono un dopo l’altra delle donne. Solo donne. Tante donne. Sono badanti romene e bulgare. Il governo di Vienna ha fatto l’impossibile per farle arrivare, perché in questo momento sono più importanti di una squadra di calcio, più preziose di una equipe medica.

L’emergenza sanitaria ha messo in evidenza una situazione di fatto, spesso ignorata o talvolta osteggiata: il ruolo delle donne dell’Est nell’assistenza in un Paese di vecchi. “Rubano il lavoro alle nostre donne” era l’accusa dell’estrema destra sovranista. Lo era già al tempo di Haider, che ne aveva fatto un cavallo di battaglia politico. E il governo di centrodestra di allora, guidato dal cancelliere Wolfgang Schüssel (Övp), se n’era fatto carico. Fino al giorno in cui un giornale aveva scoperto che la madre di Schüssel era accudita in casa proprio da una badante dell’Est. Assunta in nero, ovviamente.

In Austria sono oltre 33.000 le persone anziane assistite in casa da badanti straniere, per lo più dell’Est Europa. Formano un esercito di 60.000 persone, il 40 per cento delle quali arriva dalla Romania. Sono donne che per due-tre settimane si separano dai loro bambini, dei loro mariti, dei loro genitori, che a volte sono anch’essi anziani e avrebbero necessità di assistenza, per venire in Austria ad assistere i vecchi di qui. Trascorse quelle due o tre settimane tornano a casa, sostituite da altre connazionali.

Rubano il posto alle badanti austriache? La verità è venuta alla luce grazie all’emergenza Coronavirus, che improvvisamente ha interrotto questo pendolarismo. Le badanti rincasate per “turno di riposo” non hanno più potuto far ritorno in Austria, perché hanno trovato i confini chiusi. Degli anziani ad esse affidati si sono dovuti occupare i familiari, non sempre disponibili, perché in Austria badanti autoctone non se ne trovano, benché il numero dei “nuovi” disoccupati sia esploso in pochi giorni. Tutta gente che ha perso il posto, in quanto le aziende in cui lavoravano hanno sospeso l’attività per evitare i contagi. Se il numero dei disoccupati era di 350.000 l’11 marzo, dieci giorni dopo, il 20 marzo, era schizzato a 563 mila.

Rispetto allo scorso anno l’aumento della disoccupazione è stato del 145% nel campo della gastronomia e degli esercizi alberghieri, del 95% nelle costruzioni, dell’84% nei trasporti, del 34% nel commercio. Tanti disoccupati, ma nessuno disposto a rimpiazzare le badanti venute improvvisamente a mancare.

La situazione si è fatta così grave che è dovuto intervenire il Ministero degli Esteri, per trovare un “corridoio” di transito in grado di superare le barriere erette da Orban al confine ungherese. Non c’è riuscito e così l’unica soluzione alternativa è rimasta quella del viaggio in aereo. Le prime 250 badanti ne hanno potuto approfittare un paio di giorni fa. Per anni avevano fatto le pendolari in interminabili viaggi in pullman, mentre ora per la prima volta hanno potuto sperimentare la comodità di un volo dell’Austrian Airlines. Arrivate a Schwechat sono state poste in quarantena, perché il loro lavoro non è tra quelli classificati “essenziali”, che consente la prova immediata del tampone. Solo dopo potranno andare ad accudire i loro vecchi.

Questo primo contingente di badanti era destinato alla Bassa Austria. Il biglietto del volo è stato pagato dal Land, mentre all’ospitalità in hotel nei giorni della quarantena ha provveduto la Wirtschaftskammer (la Camera dell’economia). Si procederà così anche in futuro, salvo che i turni dureranno sei settimane, anziché tre, per ridurre il numero dei viaggi e l’allungamento dei tempi della quarantena. Dopo la Bassa Austria, anche la Carinzia e gli altri Länder organizzeranno simili trasferte, perché vecchi ce ne sono ovunque.

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CORONAVIRUS CON IL SENNO DI PRIMA

Il 2 febbraio – oggi, due mesi fa – non si registra in Austria ancora alcun contagio da Coronavirus. Nei giorni scorsi erano state ricoverate 30 persone, che si temevano potessero essere infettate, ma il test è risultato per tutte negativo. Gli esperti, dal canto loro, esprimono opinioni rassicuranti. Il prof. Franz Allerberger, direttore dell’Istituto di salute pubblica dell’Agenzia per la salute e la sicurezza alimentare, dichiara alla “Kleine Zeitung” che “i meno di 12.000 casi confermati e i 250 decessi, in relazione agli 8 miliardi di persone che vivono sulla terra, possono istintivamente spaventare (i dati si riferiscono alla Cina, a fine gennaio). Ma se li si esamina razionalmente, questo morbo non appare molto drammatico. E nei 150 casi rilevati finora in 25 Paesi al di fuori della Cina non c’è stato alcun morto”.

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