Mercoledì 22 Maggio 2024

22.06.18 Graz, Schloss Eggenberg (foto Harry_Schiffer) - CopiaSiamo nell’autunno 1673: Palazzo Eggenberg è una splendida magione costruita dalla nobile famiglia dello stesso nome a partire dal 1625, quando il principe Hans Ulrich Eggenberg viene nominato Governatore dell’Austria Interiore. La dinastia vive un momento e un onore unici: l’imperatore Leopoldo I, in occasione del suo matrimonio con l’arciduchessa Claudia Felicitas del Tirolo, ha scelto la dimora per il soggiorno della futura sposa e della madre di lei, Anna de’ Medici. La cerimonia nuziale si terrà infatti il 15 ottobre a Graz nella Hofkirche, A ospitare le illustri ospiti e la loro corte è il giovane principe Johann Seyfried.

Dopo essere state accolte dalla scritta “Ave Claudia Imperatrix”, ancora oggi visibile sul portale d’ingresso, la sposa e il suo seguito prendono alloggio al piano nobile, magnificamente arredato. Il giorno delle nozze un corteo di oltre 90 carrozze, ognuna trainata da sei cavalli, accompagna l’arciduchessa in città, al suono di trombe e tamburi. Lo spettacolo grandioso è seguito da due settimane di feste e solo il 3 novembre la corte fa ritorno a Vienna. Nel 1765 un’altra visita imperiale, quella di Maria Teresa e del consorte Francesco Stefano di Lorena con gli arciduchi Joseph e Leopold, onorerà nuovamente il castello, inaugurandone i nuovi giardini.

La dinastia degli Eggenberg si è estinta da molto tempo, ma rimane lo straordinario palazzo. Patrimonio Unesco, assieme al centro storico di Graz, riflette il concetto di armonia cosmica. Così gli angoli dell’edificio sono rivolti ai quattro punti cardinali, rimandando pure alle quattro stagioni e ai quattro elementi, e i suoi lati corrispondono ai momenti della giornata, mattino, mezzogiorno, sera e notte.

I numeri con il loro simbolismo governano l’architettura: se 365, come i giorni dell’anno, sono le finestre, 52 di queste, pari alle settimane di un anno, si trovano al piano nobile; ogni piano ha 31 stanze, corrispondenti ai giorni di un mese. Nelle stanze al piano nobile, rimaste quasi immutate dal XVII secolo con arredi, arazzi e decorazioni, quella dei Pianeti appare la sontuosa sintesi della concezione di questo luogo-compendio dell’Universo. Le pitture rappresentano temi astrologici, simbolismo dei numeri e mitologia della dinastia Eggenberg, collegando i dodici segni zodiacali, gli elementi e le costellazioni con i sei pianeti allora conosciuti. L’insieme è uno dei più affascinanti capolavori del primo barocco, non solo in Austria, ma in tutta l’Europa centrale.

 

Giardini perduti, giardini ritrovati

Così come la storia del palazzo, anche quella dei suoi giardini è affascinante: in origine giardino all’italiana, poi giardino formale alla francese, nell’ Ottocento l’ampio parco viene trasformato in giardino romantico all’inglese, dove la natura poteva essere “libera”. Ed è così che ancora oggi si può ammirare; raggiunge uno dei momenti più belli nel mese di giugno, quando fioriscono centinaia di rose antiche che spandono il loro profumo e creano un contrasto pittoresco fra le loro fioriture colorate e il verde intenso delle conifere vicine.

Ispirandosi alla storia del palazzo, da qualche anno è stato creato un contemporaneo “Giardino dei pianeti”. La progettista Helga Maria Tornquist ha così assunto il difficile compito di creare un giardino che si adattasse alla qualità dell’insieme storico e allo stesso tempo fosse un’opera d’arte a sé stante. Il progetto stabilisce una connessione con il contesto storico del palazzo e allo stesso tempo dà al nuovo giardino il suo carattere inconfondibile, riprendendo la “firma” dei pianeti.

Fin dall’antichità c’è stata l’idea di un cosmo a livelli astrologicamente determinato in cui sopra e sotto, divino e terreno, sono interconnessi in sette scale gerarchicamente strutturate della creazione. Questa concezione magica ebbe una forte influenza sulla storia intellettuale occidentale e portò nel corso dei secoli allo sviluppo di una vasta iconografia planetaria, che determina anche le rappresentazioni della Sala Planetaria. In esso, ogni pianeta non solo aveva i suoi “figli” tra gli umani, esprimendo le sue caratteristiche, ma anche piante, animali, minerali, luoghi e attività, colori e forme portavano la sua firma.

A partire da questo vocabolario, la progettista ha formato spazi di giardino meravigliosamente poetici sotto le firme dei sette pianeti classici. L’universo di questo giardino non è quindi astronomico, ma filosofico e letterario, dando continuità all’idea umanistica del palazzo.

Barricate spinose di siepi di crespino rosso formano l’area del bellicoso Marte, e sorvegliano due giardini di Venere, che – delimitati da siepi di rose – giocano con il tema dei classici “giardini d’amore”. Fragole e mughetti, salvia, timo e limone riempiono gli interstizi di un elaborato parterre di nodi formati da cuori intrecciati, e rose sono unite in preziosi ensemble.

Passerelle a traliccio di maggiociondolo modellano i raggi del sole, fiancheggiate da fiammeggianti aiuole di perenni che si dispiegano dal giallo brillante al rosso radioso del sole al tramonto. All’ombra di una siepe di tasso, un giardino di luna bianca si trova intorno alle rose d’acqua di uno stagno. Le piante che amano il buio dovrebbero creare qui un rifugio che accende l’immaginazione. Le viole della luna, la lunaria e i gigli bianchi, simboli dell’innocenza, sono avvolti dal profumo delle resede di notte.

Nelle diverse stagioni, i visitatori possono così muovere i loro passi in un universo poetico e sensoriale.

https://www.austria.info/it/destinazioni/citta/graz/il-castello-eggenberg-a-graz

https://www.museum-joanneum.at/en/palace-and-gardens-schloss-eggenberg

planet garden – Helga Maria Tornquist

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NELLA FOTO, una veduta dall’alto del Palazzo Eggenberg, alla periferia di Graz (foto Harry Schiffer).

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