Mercoledì 22 Maggio 2024

21.11.23 Tscheliessing, presidente Kages GrazNel bel mezzo della pandemia da Covid-19, Karlheinz Tscheliessnig (nella foto), presidente di Kages (la holding ospedaliera del Land Stiria), prende il cappello e se ne va. Lo ha fatto annunciando le sue dimissioni al governatore del Land, Hermann Schützenhöfer.

Nessun cenno ai motivi del congedo, ma non era necessario farne, perché li conoscono già tutti. Tscheliessnig è un medico che per molti anni è stato presidente della Clinica universitaria di chirurgia di Graz e in tale veste insignito di una delle più alte onorificenze del Land. Dal 2013 è alla guida della Kages (Steiermärkische Krankenanstaltengesellschaft), la società a cui fanno capo tutti gli ospedali e le cliniche del Land.

Ha però un problema: non vuole farsi vaccinare. Non è che sia proprio contrario ai vaccini, ma è contrario a “questi” vaccini. Preferirebbe attendere che sul mercato si renda disponibile il cosiddetto vaccino “con virus inattivato”, che dovrebbe essere approvato dall’Ema nei primi mesi del 2022 (è un vaccino che in Austria viene chiamato “Totimpfstoff”).

Scelta legittima, ovviamente, ma non per chi ha responsabilità nel servizio sanitario pubblico. Se tutti i suoi connazionali avessero ragionato come lui, ospedali e terapie intensive sarebbero al collasso da tempo e i morti si conterebbero a centinaia ogni giorno. Basti considerare che attualmente il 90% dei posti in terapia intensiva sono occupati da non vaccinati: se si fossero vaccinati, quei posti sarebbero liberi e a disposizione di altri pazienti in lista di attesa per altre patologie.

La posizione vaccino-scettica del dottor Tscheliessnig era nota in ambito ospedaliero e aveva suscitato da tempo indignazione e proteste dei colleghi. Vivaci mugugni, in particolare, aveva suscitato una circolare da lui inviata prima di Natale a tutti i 19.000 dipendenti della Kages (medici, infermieri, tecnici sanitari, personale ausiliario) in cui esprimeva riserve nei confronti di vaccini da lui ritenuti ancora poco sicuri. L’irritazione era stata tale che la capogruppo dei Verdi, Sandra Krautwaschl, ne aveva chiesto le dimissioni.

La richiesta non aveva avuto seguito, perché una risoluzione del contratto per vaccino-scetticismo non avrebbe retto davanti a un giudice del lavoro e Tscheliessnig sarebbe rimasto sulla sua poltrona, assumendo anzi il ruolo di martire. Si era preferito far finta di nulla, cercando di convincere con le buone il presidente di Kages a sottoporsi all’iniezione. Per quel che si sa, Tscheliessnig avrebbe accondisceso, rinviando però di giorno in giorno il “grande passo”.

A far luce sul caso, tuttavia, è stata la “Kleine Zeitung”, che sabato scorso ha pubblicato nell’edizione di Graz un’intervista a Tscheliessnig, nella quale il presidente di Kages annunciava di essere finalmente pronto a ricevere il vaccino, qualsiasi vaccino, anche uno di quelli da lui ritenuti sperimentali, qualora il “Totimpfstoff”, ovvero il vaccino con virus inattivato, tardasse a rendersi disponibile.

Quando il governatore Schätzenhöfer ha letto quelle righe ha pensato che la misura fosse colpa. Era appena rientrato dal Tirolo, dalla drammatica riunione con il governo e i colleghi degli altri Länder, in cui si erano presi drastici provvedimenti per evitare che il sistema sanitario austriaco deflagrasse. Non è ancora detto che il pericolo sia evitato (ieri l’incidenza era salita a 1110 e nelle terapie intensive si erano riempiti 562 letti), ma certo non era sopportabile che al vertice degli ospedali del suo Land ci fosse un dichiarato no-vax. Non sappiamo se ci siano state telefonate, contatti personali o tramite intermediari. Fatto sta che già domenica Tscheliessnig ha annunciato il proprio ritiro, con effetto dal 1. dicembre. Il suo contratto sarebbe scaduto nel marzo del 2023.

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