L’Austria è in recessione per il terzo anno consecutivo. Lo hanno certificato in questi giorni, come se si fossero sintonizzati tra loro, il Wifo e l’Ihs, i due principali istituti di studi economici del Paese. Come già nel 2023 e nel 2024, anche quest’anno il Prodotto interno lordo (Pil), non crescerà, ma al contrario sarà in riduzione: -0,3% secondo il Wifo, meno 0,2% secondo l’Ihs.
Era andata così anche nei due anni precedenti, ma allora i due istituti avevano pronosticato una ripresa dell’economia, che poi era stata smentita dai conti finali. La differenza rispetto ad allora è desolante. Nel 2022 e nel 2023 gli economisti avevano ritenuto che la recessione fosse un fenomeno temporaneo e di natura ciclica: i dati del Pil segnano una curva in discesa, cui segue una curva in salita. Dopo tre anni di Pil sempre negativo, gli esperti ritengono che l’Austria si trovi di fronte a una crisi strutturale non dovuta a fattori esterni, ma “fatta in casa” e quindi più difficile da affrontare.
I fattori che l’avrebbero causata sono tanti. Si può partire dalle difficoltà determinate dal Covid-19 e dalla crisi energetica, a cui lo Stato ha reagito con enormi sussidi. Ne avevamo riferito anche in questo blog, segnalando con una punta di invidia come il governo di Vienna fosse riuscito meglio di quello italiano a stare al fianco dei suoi cittadini e delle sue aziende in difficoltà.
A conti fatti, dopo tre anni si deve constatare che quei generosi interventi di assistenza hanno avuto un prezzo, con un aumento del debito pubblico e un’inflazione di dimensioni e di durata senza paragoni con gli altri Paesi europei, Italia compresa. La conseguenza è stata l’aumento delle retribuzioni (e delle pensioni), al di là del tasso di inflazione, che hanno ridotto la produttività e mandato in tilt le casse pubbliche. Il processo di infrazione per deficit eccessivo appare inevitabile.
Gli effetti della recessione non si vedono ancora. Gli economisti del Wifo e dell’Ihs parlano in proposito di un “potiemkischer Dorf”. La definizione prende il nome dal feldmaresciallo Grigorij Aleksandrovic Potënkin, che, accompagnando in viaggio nelle Russie la zarina Caterina la Grande, aveva fatto costruire finti villaggi, con la sola facciata delle case, per ingannare l’imperatrice. E gli abitanti, sempre gli stessi, venivano trasportati da un villaggio all’altro. Qualcosa del genere aveva fatto anche Mussolini per impressionare Hitler, schierando gli stessi aerei e gli stessi carri armati, trasferiti in velocità da un luogo all’altro.
L’Austria, sembrano dire i due istituti, appare come uno dei villaggi di quel feldmaresciallo russo, dove l’apparenza inganna. Presto però la verità verrà a galla. E, mentre ci si chiede come riportare in crescita il Pil, sui prodotti austriaci, in particolare su quelli legati all’automobile, incombono i dazi dell’attuale inquilino della Casa Bianca.
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