Sabato 13 Luglio 2024

Vent’anni fa a Vienna avevo conosciuto una ragazza sopravvissuta al genocidio di Sebrenica. Lavorava come commessa in un negozio di scarpe della Lugner City e nel tempo libero frequentava un corso di tedesco in un istituto per stranieri (casualmente lo stesso istituto frequentato anche dal nostro Giuseppe Conte, che ne aveva fatto menzione nel suo lungo curriculum vitae).

Ne parlo qui perché proprio oggi ricorre il 28. anniversario di quel massacro commesso dalle truppe serbo-bosniache. I caschi blu olandesi presenti in zona con il contingente dell’Onu non poterono far nulla per evitare quel crimine. Così oltre 8.000 uomini e ragazzi bosniaci musulmani furono trucidati dai serbi sotto gli occhi del contingente Onu. Tra essi, tutti i familiari della commessa da me conosciuta a Vienna.

Dal giorno dell’eccidio, l’11 luglio 1995, erano trascorsi otto anni e la situazione in Bosnia si era “normalizzata”. A Sebrenica il presidente degli Usa, Bill Clinton, ci era andato quell’anno per inaugurare un memoriale dedicato alle vittime della strage. Alla ragazza bosniaca che aveva trovato rifugio nella capitale austriaca avevo chiesto perché, ora che le acque si erano calmate, non fosse tornata anche lei nella sua città. Mi aveva risposto che lo aveva fatto, ma che aveva trovato la sua casa occupata da una famiglia serba. A Sebrenica non le era rimasto nulla, nemmeno una tomba su cui piangere, perché i corpi dei suoi familiari ammazzati non erano ancora stati identificati.

Anche Alma Zadic è una nativa bosniaca, di famiglia musulmana. Anche lei fuggita dal suo Paese a causa della guerra, quando aveva 10 anni. Anche lei ha trovato asilo a Vienna, dove ha imparato la lingua tedesca, ha studiato, si è laureata in giurisprudenza e, dopo esperienze di avvocata in Austria e all’estero, è diventata ministra della Giustizia per i Verdi.

Zadic ha conosciuto le sofferenze della guerra, ma alla sua famiglia è stato risparmiato il genocidio toccato invece ai suoi connazionali di Sebrenica. Per questo oggi ha pubblicato un post su Facebook, in ricordo delle vittime di quella strage. “Esattamente 28 anni fa – ha scritto – 8.372 uomini e ragazzi furono barbaramente e sistematicamente assassinati unicamente a causa della loro religione, del loro nome o della loro appartenenza etnica”.

“Il più grande crimine di guerra in Europa, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, è una rimembranza spaventosa di ciò che può accadere se l’odio e l’aggressione hanno il sopravvento nella nostra società. Di ciò che può accadere se la nostra società viene divisa. Di ciò che può accadere quando a interi gruppi viene negata l’umanità a causa della loro religione o della loro appartenenza etnica”.

“Noi oggi ricordiamo – conclude la ministra Zadic – per assicurarci che tali crimini non si ripetano. Noi ricordiamo oggi, per insorgere, qualora l’odio e la persecuzione minacciassero la nostra pacifica convivenza”.

NELLA FOTO, il memoriale di Potocari, a Sebrebica, dove sono sepolte le vittime della strage serba del 1995, a cui è stato possibile dare un nome.

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