Mercoledì 22 Maggio 2024

Che il conto alla rovescia per la chiusura di Hypo Bank Italia e per il licenziamento dei suoi dipendenti fosse iniziato lo si sapeva fin da aprile, da quando cioè l’istituto aveva avviato le procedure previste in situazioni del genere. Ora se ne conoscono anche i termini e se ne possono dedurre i tempi.

L’annuncio che l’ora era venuta lo ha dato l’azienda bancaria con due comunicati diffusi ieri pomeriggio, poco dopo le 17. Nel primo si informa che 7 filiali dell’istituto saranno acquisite da Banca Valsabbina di Brescia, che riceverà anche un portafoglio di mutui performing di circa 150 milioni. Il secondo comunicato è rivolto ai clienti di Hypo, per rassicurarli che i loro depositi saranno integralmente rimborsati.

La vendita delle filiali alla banca bresciana era stata autorizzata dal consiglio di amministrazione di Hypo Bank Italia, riunitosi ieri mattina, accogliendo l’offerta ricevuta la sera prima dalla Valsabbina. Gli sportelli “fortunati” sono situati a Bergamo, a Brescia (due), a Verona, a Vicenza, a Schio e a Modena, vale a dire nelle aree in cui la banca lombarda, che attualmente conta 62 filiali, aveva intenzione di espandersi. L’operazione prevede anche che le 32 persone attualmente impiegate in queste filiali conserveranno il loro posto di lavoro.

La notizia può essere letta anche in una prospettiva diversa. Significa che tutte le altre venti filiali di Hypo Italia sono destinate alla sparizione e che il loro personale se ne dovrà andare a spasso. Sono circa 250 persone cui si prospetta un futuro di disoccupazione: 110 se ne dovranno andare già quest’anno, un centinaio circa nel 2017, i restanti entro il 2018. L’uscita avverrà a scaglioni, perché una banca non si può chiudere semplicemente spegnendo la luce e girando la chiave nella serratura della porta. C’è una fase iniziale di attesa che l’operazione abbia l’avallo della Banca d’Italia e poi ci sono i tempi amministrativi richiesti per il trasferimento dei rapporti personali e contrattuali alla banca acquirente e per chiudere i rapporti con la clientela, a cui l’istituto garantisce il rimborso integrale di quanto hanno versato.

Il personale si troverà nella condizione di chi sta segando il ramo su cui si trova seduto: a mano a mano che le procedure amministrative saranno concluse, qualcuno se ne dovrà andare, perché non più necessario alla banca. Quando tutto sarà finito, se ne andranno a casa anche il direttore generale e gli amministratori e nell’immenso edificio di vetro e cemento di Tavagnacco, costato 35 milioni di euro, rimarranno soltanto i 90 dipendenti rimasti di Heta Asset Resolution, la “succursale” italiana della bad bank, che deve cercare di liquidare i “non performing loans” ereditati da quello che un tempo era stato l’Hypo Group Alpe Adria.

“Le operazioni approvate oggi – si legge nel primo dei due comunicati diffusi ieri – vanno inquadrate nel più ampio percorso di cessazione delle attività che Hypo Alpe Adria Bank deve realizzare, in conseguenza della decisione della Commissione europea del 2013 in merito ai cosiddetti aiuti di Stato, che ha costretto il gruppo bancario austriaco, di cui la banca faceva parte, a varare un piano di riassetto complessivo delle proprie attività in Austria, Repubbliche Balcaniche e Italia”.

Quanto alla banca acquirente, nel comunicato si osserva che “gli sportelli interessati risiedono prevalentemente in aree dove la banca aveva individuato spazi di crescita nel piano sportelli approvato da Banca d’Italia nel 2015”. La Valsabbina aveva aperto già a febbraio una sede a Monza e nelle prossime settimane ha in programma l’apertura di un’altra sede a Seregno. L’acquisizione degli sportelli ex Hypo consentirà alla rete territoriale della banca bresciana di raggiungere le 70 filiali.

Nel comunicato si annuncia inoltre che “alla data del closing la Banca Valsabbina riceverà da Hypo un importo a titolo di contributo di avviamento, che verrà iscritto a conto economico come ricavo dell’esercizio in cui si perfezionerà l’operazione”. E ancora: “L’acquisizione del portafoglio di mutui ipotecari, prevalentemente dislocati nel Nord Italia e con un rapporto tra debito residuo e valore delle garanzie inferiore al 40%, avrà un effetto positivo sulla redditività dei prossimi anni”.

Nel secondo comunicato – quello in cui Hypo rassicura la clientela – si sostiene che “la banca ha fatto tutto il possibile per evitare questo scenario, inclusa la nomina di una primaria banca italiana di investimenti, come advisor per identificare potenziali acquirenti per le attività commerciali, e la pubblicazione di un bando per la vendita delle filiali”. Il tentativo sarebbe andato a vuoto, mentre sarebbe emersa la proposta di acquisto dalla Banca Valsabbina. Non dunque la soluzione ideale, per garantire un futuro a tutti i dipendenti di Hypo Italia, ma almeno una soluzione parziale.

Stupore e amarezza sono stati espressi dai sindacati, che sono stati informati soltanto indirettamente della svolta decisa ieri da Hypo Italia. “C’è stata fretta per accelerare i tempi – commenta Guido Fasano, della Fabi – e anticipare così l’incontro in programma lunedì al tavolo di crisi istituito al Ministero per lo sviluppo economico”.

Fasano e gli altri sindacalisti non condividono la tesi sostenuta da Hypo che non vi fossero altre soluzioni percorribili. “In aprile – sostiene – su sollecitazione della presidente Debora Serracchiani (presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, nda), il Ministero per lo sviluppo economico aveva convocato tutte le parti (proprietà, sindacati, Regioni), per verificare la possibilità di una vendita della banca, anziché la sua liquidazione. I rappresentanti dell’azienda affermano che la vendita totale non sarebbe stata possibile, per decisione della Commissione europea. Ricordo che a queste parole c’era stata una reazione molto forte della presidente Serracchiani e dei rappresentanti del ministero, che contestavano questa interpretazione. In realtà a quel tempo c’era un compratore interessato ad acquisire Hypo Italia in blocco, il cui nome era noto a Banca d’Italia, alla Regione e ai Ministeri coinvolti”.

Quale fosse questo compratore Fasano non lo sa o forse non vuole dirlo, perché tenuto al riserbo. Restano oscure le ragioni per cui Hypo Italia – e quindi lo Stato austriaco, rimasto unico azionista dell’istituto italiano – avrebbe rinunciato a una soluzione che, oltre a consentire la conservazione del posto di lavoro a quasi tutti i dipendenti, sarebbe stata sicuramente più redditizia.

Quanto alla banca che subentrerà nelle proprietà delle 7 filiali menzionate sopra, si tratta di un istituto radicato da oltre cent’anni nel Bresciano, con 62 filiali (49 in provincia di Brescia e 13 suddivise nelle province di Verona, Trento, Mantova e Monza), circa 500 dipendenti, oltre 7 miliardi di euro di masse gestite, un patrimonio di oltre 380 milioni (Cet 1 superiore al 15%). “L’istituto di credito – si legge nella pagina web della banca bresciana – ha consolidato via via negli anni la propria presenza sul mercato, resistendo alla crisi finanziaria e ai processi di aggregazione che hanno caratterizzato altre realtà bancarie locali”.

 

NELLA FOTO, la sede centrale di Banca  Valsabbina.

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