Un alpinista tedesco del Baden-Württemberg è precipitato ieri in un crepaccio ai piedi del Grossglockner, mentre saliva lungo la via normale sul monte più alto dell’Austria. Si era mosso dallo Stüdlhütte, il rifugio sul versante occidentale del Glockner, base di partenza di molte vie di salita. La più frequentata è quella che segue lo Stüdlgrat, una costola di granito con difficoltà fino al terzo grado.
L’alpinista tedesco invece aveva optato per la via normale, che nel primo tratto attraversa un ghiacciaio con modesta pendenza, per poi seguire una via ferrata, fino a raggiungere l’Erzherzog Johann Hütte, il rifugio situato sulla spalla meridionale del Grossglockner. L’incidente è avvenuto intorno alle 10, quando l’alpinista aveva ormai percorso quasi tutto il ghiacciaio e si stava avvicinando all’attacco della via ferrata.
Non si è accorto della presenza di un crepaccio sotto i suoi piedi, nascosto da una coltre di neve indurita, che ha ceduto al suo peso. L’uomo così è precipitato nella fessura, fermandosi miracolosamente su un “ponte”. La caduta è stata così di soli tre o quattro metri e gli ha procurato solo lievi ferite.
Non essendo in grado di uscire da solo dal crepaccio e nonostante il disagio della situazione, l’infortunato ha potuto usare il cellulare e dare l’allarme. Da Kals, la località più vicina, sono partite due squadre del Soccorso alpino e della Alpinpolizei, che lo hanno raggiunto e recuperato. L’uomo è stato poi trasportato in elicottero all’ospedale di Lienz con l’elicottero di soccorso Christophorus 7. Alle operazioni ha partecipato anche un elicottero della polizia della Carinzia.
Dalla vicenda emergono alcuni elementi di riflessione. In primo luogo l’età dell’alpinista tedesco: 82 anni, segno che la passione per la montagna non va “in pensione”. La seconda è la sua ascensione solitaria, dovuta probabilmente alla difficoltà, a 82 anni, di trovare compagni di viaggio. Il che, peraltro, costituisce un rischio su un ghiacciaio, anche se molto frequentato, perché l’insidia dei crepacci è sempre presente e l’unico modo per cavarsela, di solito, è la progressione in cordata (se uno cade, gli altri lo trattengono). La terza è la lucidità con cui l’anziano (o il vecchio?) ha affrontato la drammatica situazione, senza lasciarsi prendere dal panico: aveva il cellulare con sé e lo ha usato per chiedere aiuto e per fornire elementi per la sua localizzazione.
NELLA FOTO di Hannes Wallner, la Stüdlhütte dal pendio di ghiaccio e neve seguito dall’alpinista tedesco.
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