Chi mai se lo sarebbe immaginato di vedere il Danubio così malridotto, da mettere addirittura a rischio il traffico di navi passeggeri e merci? Il secondo fiume più lungo d’Europa, il “bel Danubio blu”, non ha più la portata che per secoli aveva garantito la navigazione lungo il suo corso, fino al delta nel Mar Nero. Finora non è stato disposto ancora alcun divieto al traffico fluviale, ma le imbarcazioni destinate al trasporto dei turisti – come informa la storica Ddsg Blue Danube (la sigla sta per Donau Dampfschiffahrts-Gesellschaft, “società per la navigazione a vapore del Danubio) – ha limitato le rotte percorribili, mentre le chiatte hanno dimezzato i loro carichi, per non arenarsi.
Ci viene in mente quel famoso rubinetto di cui parla Claudio Magris, nel suo libro dal titolo “Danubio”. Si trova nella Foresta nera e da lì “sgorgherebbe” il grande fiume, tanto che, se la padrona di quel rubinetto – scherza Magris – decidesse di chiuderlo, il fiume presto si prosciugherebbe.
Quel rubinetto in realtà non esiste, come abbiamo verificato di persona ispezionando la zona delle sorgenti del Danubio (ne ha due). Ma, in ogni caso, l’attuale basso livello del fiume non deriva da lì. Non c’è alcun malintenzionato che ha chiuso il rubinetto. Le cause sono le temperature africane che affliggono da tempo l’Europa e l’assenza di precipitazioni che dura da settimane e che segue a una scarsità di nevicate nello scorso inverno.
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Il problema, purtroppo, appare anche in alta quota, proprio là dove i fiumi nascono. Anche a quelle altitudini la scarsità d’acqua si fa sentire. Al punto che questa settimana la “Leopold Happisch Haus”, dell’associazione alpina “Naturfreunde” (“amici della natura”), ha dovuto chiudere i battenti. La fonte in prossimità della struttura si è prosciugata e la cisterna che raccoglie l’acqua piovana è vuota. Impossibile proseguire la gestione del rifugio.
La “Leopold Happisch Haus”, a 1914 metri di quota, è il secondo rifugio più alto dei Tennengebirge, nel Pongau (Salisburghese). Appartiene alla “Naturfreunde”, club alpino di matrice socialdemocratica (mentre l’Öav, Alpenverein, fa riferimento piuttosto al Partito popolare, benché ormai da tempo entrambe le associazioni si dichiarino apartitiche). È raggiungibile soltanto a piedi o in elicottero. Ora che le riserve idriche si sono esaurite i responsabili dell’associazione hanno deciso di chiudere la struttura, almeno sino alla fine del mese, cancellando le 400 prenotazioni previste nelle prossime settimane.
La chiusura sta avendo anche un drammatico impatto finanziario. Gli “amici della natura” affermano che la gestione del rifugio copre a malapena i costi. Per il futuro saranno necessarie soluzioni al problema idrico, come ad esempio una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana più grande, con un sistema di filtraggio, e lo sviluppo di un’altra sorgente, ammesso che la si trovi. Nel frattempo l’associazione cercherà di aprire e rendere agibile il “locale invernale”, cioè quel vano con apertura all’esterno che resta disponibile anche nella stagione invernale, quando la struttura non è gestita. In questo modo eventuali alpinisti di passaggio, in casi di emergenza, potranno trovarvi ricovero.
NELLE FOTO (la prima di APA/Roland Schlager), un tratto del corso del Danubio, visibilmente “dimagrito”, e il rifugio “Leopold Happisch Haus”, nei Tennengebirge.
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