Martedì 19 Maggio 2026

La legge è uguale per tutti, ma per alcuni è più uguale che per altri. Tra questi “alcuni” rientra senza dubbio Karl-Heinz Grasser, già ministro delle finanze nei due governi Schüssel (2000-2006), condannato a 4 anni di reclusione per aver incassato una tangente di 9,6 milioni di euro (destinati in parte a lui e in parte ai suoi complici) nella vendita di 60.000 alloggi del patrimonio di edilizia pubblica abitativa dello Stato.

È in carcere dal 2 giugno, per espiare la pena, che in primo grado era stata di 8 anni, ma che in appello gli era stata dimezzata, non per una diversa valutazione giuridica dell’imputazione, confermata al 100 per cento, ma perché i giudici avevano ritenuto curiosamente che l’ex ministro avesse già sofferto abbastanza per le lungaggini del processo (durato 17 anni, con oltre 170 udienze).

Benché dal giorno dell’incarcerazione siano trascorsi meno di due mesi, al recluso Grasser la direzione dell’istituto di pena di Innsbruck, dov’è ospite, ha concesso tre giorni di “vacanza”, da trascorrere dove vuole e come vuole, purché non all’estero. L’ex ministro ne ha approfittato per tornare in Carinzia, il Land dov’è nato, e per andare a pranzo con la moglie Fiona Swarovski nel Seebar Linde, un ristorante situato in una splendida zona panoramica sulla sponda sud del Wörthersee, sul promontorio di Maria Wörth, dove si trova l’omonima chiesetta più visitata e più fotografata dai turisti che frequentano la zona.

Può darsi che la location fosse stata scelta in ricordo del suo matrimonio celebrato una ventina di anni fa proprio in quella chiesetta, benedetto nientemeno che dal vescovo di allora, Egon Kappellari (anche i matrimoni sono uguali per tutti, ma per alcuni sono più uguali che per altri e richiedono l’intervento di un presule al posto di un semplice parroco). Ma probabilmente ci sbagliamo, perché la moglie di allora era un’altra. E poi c’era stata una seconda ancora e solo dopo, come terza scelta, era venuta Fiona, l’ereditiera di casa Swarovski.

Del pranzo non sappiamo nulla. I titolari del Seebar Linde, giustamente, hanno la bocca cucita. La Kleine Zeitung ci informa soltanto che al tavolo dell’ex ministro, pro tempore carcerato, sedeva la “Hautevolee” della Carinzia, che, se abbiamo interpretato bene, dovrebbe essere l’alta società del Land.

In ogni carcere – così almeno apprendiamo dai romanzi e dai film – i reclusi godono ogni giorno della famosa “ora d’aria”. Non sappiamo se sia proprio così o se la durata sia diversa. Sappiamo però per certo che Grasser ha potuto godere di “tre giorni d’aria”, praticamente senza limitazioni, se non quella di non andare all’estero. Non ha dovuto indossare il braccialetto elettronico, gli è stato restituito il telefonino, ha avuto il permesso di guidare l’auto.

Dicono che tutto questo sia normale, quando il detenuto si è comportato bene e non vi sia pericolo di fuga (nel caso di Grasser sarebbe escluso, perché era stato lui stesso a bussare alla porta del carcere il 2 giugno). E che il permesso può essere concesso due volte nel trimestre. Lo prevede il Codice di procedura penale e lo scopo sarebbe di consentire al recluso di prepararsi al giorno in cui ritornerà alla vita libera. Evidentemente Grasser ha voluto prepararsi per tempo e ha chiesto e ottenuto il permesso di uscire già nei primi due mesi dei suoi 4 anni di reclusione.

Ma gli 8 anni di reclusione dimezzati nel processo di appello saranno davvero 4? Anche qui occorre essere più precisi: la pena durerà 4 anni, ma dopo 2 anni, se il detenuto si sarà comportato bene, potrà scontare il periodo rimanente al proprio domicilio. Non basta, per Grasser si prospetta la possibilità che il rientro al suo domicilio possa avvenire già in autunno, se gli sarà concesso il braccialetto elettronico alla caviglia.

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