Se qualcuno desidera saperne di più su chi sono e su come vivono gli italiani in Austria, l’indirizzo giusto a cui rivolgersi è il Comites Austria, organo ufficiale di rappresentanza della comunità italiana presente in questo Paese. Comites (Comitato degli italiani all’estero) ce ne sono in quasi tutti i Paesi di recente o antica emigrazione, ma quello austriaco si è preso la briga due anni fa di redigere un rapporto sulla comunità presente in Austria. Lo ha fatto con criteri scientifici, avvalendosi della collaborazione di un ricercatore dell’Università di Padova.
I contenuti di quella ricerca, durata alcuni mesi, sono disponibili qui. Molti italiani vi hanno attinto, per conoscere e capire, senza fidarsi soltanto dei “sentito dire”. Ma gli austriaci sanno chi sono gli italiani venuti a vivere nel loro Paese? Lo sanno gli austriaci di Vienna, città che in 10 anni ha visto raddoppiare la presenza italiana, come avevamo riferito qui il 28 agosto?
Da oggi finalmente possono saperlo o, quanto meno, possono saperlo i lettori del Kurier, quotidiano di Vienna, che ha dedicato un ampio servizio alla presenza italiana, attingendo a piene mani a quel rapporto che abbiamo citato e intervistando il presidente e la vicepresidente di Comites, Paolo Manganiello e Sara Rebeschini. Dall’articolo emergono molti elementi che forse i viennesi doc non conoscevano e potrebbero sorprenderli, primo fra tutti il fatto che gli italiani giunti nella loro città, pur provando nostalgia per la patria lontana, sono giunti a Vienna per restarci.
Questo elemento è stato ben colto dal servizio del Kurier (che porta tre firme: Anna Perazzolo, Stefan Berndl e Pilar Ortega) e che ha per titolo (in italiano) “Vienna per sempre?”. Sì, Vienna per sempre. Il 40% di chi ha fatto il grande passo la pensa così. Troppi i vantaggi che la capitale austriaca offre sul mercato del lavoro e nell’educazione dell’infanzia, spiega al Kurier Rebeschini. E, se la nostalgia dell’Italia è forte, aggiunge Manganiello, ci si può consolare con le tante buone pizzerie e negozi di prodotti italiani.
A Vienna non esiste un “ghetto italiano”, ma, per ragioni inspiegabili, i 15.484 italiani residenti a Vienna sono dislocati in gran parte in due distretti, quello della Landstrasse (il quartiere delle ambasciate) e nella Leopoldstadt (il secondo distretto tra il Danubio e il Donaukanal). Una parte cospicua di essi arrivano dalla Lombardia (16,6%) e dal Veneto (12,5%); segue il Lazio con il 9,1%). Il Nord-Est rappresenta complessivamente il 30%. Gli italiani che vivono a Vienna sono in gran parte tra i 30 e i 44 anni. I vecchi e i giovani ce ne sono di meno. Naturalmente ci sono i giovani che arrivano per ragioni di studio, ma la maggior parte viene a Vienna per trovare lavoro.
Manganiello e Rebeschini fanno una netta distinzione tra due gruppi di immigrati. Da una parte italiani altamente qualificati, che lavorano a Vienna per gruppi internazionali. Il 38% ha una laurea, il 32% guadagna più di 3.000 euro al mese. Poi c’è un gruppo di italiani senza alcuna qualifica, che trova lavoro soprattutto nella gastronomia (ristoranti, pizzerie, gelaterie). In comune i due gruppi hanno la conoscenza (o, per meglio dire, la non conoscenza) della lingua tedesca.
Metà degli intervistati nella ricerca di Comites hanno dichiarato di essere arrivati in Austria senza sapere una parola di tedesco, ma lo hanno appreso rapidamente durante il loro soggiorno. Il fenomeno presenta due facce: a Vienna non ci sono associazioni di emigrati, dove ci si ritrova per continuare a parlare in italiano, per cui si è costretti per forza a comunicare con i residenti nella loro lingua; la seconda è che in questo modo l’integrazione diventa più facile e più rapida.
La buona integrazione, tuttavia, non cancella quello che un tempo si sarebbe detto l’amor patrio, che sopravvive anche dopo molti anni. Le differenze culturali tra Austria e Italia hanno il loro peso. Questo spiega perché gli italiani di Vienna, pur convinti a non far ritorno in Italia, sono restii a chiedere la cittadinanza austriaca. D’altronde, perché farlo, essendo ormai tutti cittadini d’Europa? L’unico svantaggio a non averla resta solo il diritto di voto.
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