Martedì 14 Aprile 2026

Chi va in a Vienna in treno avrà di certo notato che, dopo Villaco, la linea ferroviaria corre lungo l’intera sponda nord del Wörthersee, dove si trovano le località turistiche più note, da Velden a Pörtschach, a Krumpendorf. Sono sorte lì non a caso, ma proprio grazie alla ferrovia, che dal 1864 rese finalmente accessibile il grande lago carinziano ai viennesi, in tempi relativamente brevi e soprattutto certi. Fu quel collegamento ferroviario a determinare l’avvio dello sviluppo turistico sul Wörthersee. Le famiglie dell’agiata borghesia della capitale vi trascorrevano la villeggiatura estiva. Le più ricche vi costruirono le loro ville, in quell’inconfondibile stile storicista a cui fu poi dato il nome di “Wörthersee Architektur”.

Ma, se un secolo e mezzo fa l’arrivo del treno era stato una benedizione per la Carinzia e per il suo lago, ora se ne avvertono gli svantaggi. In particolare l’inquinamento acustico lungo il Wörthersee, dove si trovano i principali insediamenti turistici favoriti a suo tempo proprio dalla ferrovia. Assistiamo al paradosso per cui il fiorente turismo lungo il lago, reso possibile dal 1864 in poi dall’arrivo dei treni, ora è minacciato proprio da quelli stessi treni, che passando lungo la riva del lago e a ridosso dei centri abitati, disturbano i villeggianti.

La situazione non potrà che peggiorare nei prossimi anni, quando, completati i trafori della Koralm e del Semmering, il tracciato lungo il Wörthersee dovrà sopportare l’aumentato traffico ferroviario merci del Corridoio Baltico Adriatico. Il pericolo è stato più volte segnalato dalle varie forze politiche e dagli stessi residenti, che hanno promosso iniziative per chiedere un arretramento della ferrovia, se non addirittura un tracciato in galleria tra Klagenfurt e Villaco, lungo 61 chilometri.

Ricordiamo che ai tempi d’oro di Hypo Bank, il suo visionario direttore generale Wolfgang Kulterer aveva proposto una soluzione apparentemente molto logica, perché si sarebbe autofinanziata. Lo spostamento dell’attuale tracciato ferroviario su una fascia più distante dal lago, avrebbe reso fruibile per l’edilizia abitativa e turistica il preziosissimo terreno prospiciente il lago ora occupato dai binari. La vendita a peso d’oro di quelle superfici avrebbe coperto il costo dei lavori ferroviari. Era una soluzione azzardata, come molte delle iniziative di Kulterer, ma a guardar bene geniale.

Ormai è acqua passata. Le Öbb (le ferrovie austriache dello Stato) hanno comunicato in questi giorni la cancellazione definitiva di qualsiasi ipotesi di tracciato alternativo per il Wörthersee, perché i costi sarebbero insostenibili. Gli unici interventi ipotizzabili riguardano la realizzazione di barriere acustiche in prossimità degli abitati, per limitare il disturbo. Grazie a quelle installate finora, l’intensità del rumore si è ridotta dal 2020 a oggi di 2 decibel e in futuro, con l’entrata in servizio di treni meno rumorosi, si ridurrà di altri 10 decibel.

Con l’entrata in funzione del Corridoio Baltico Adriatico ci sarà un aumento del traffico, soprattutto di treni merci. Ma – assicurano le Öbb – non quanto si crede. Dagli attuali 80 convogli al giorno si passerà a circa 100. L’aumento del traffico avverrà non aumentando il numero dei treni, ma la loro lunghezza.

Non è detto che sia finita qui. Tutte le forze politiche carinziane sono decise a dare battaglia. In particolare il governatore Peter Kaiser, che ha definito inaccettabile la decisione delle Öbb. Kaiser ha fatto rilevare che le Öbb, in fin dei conti, sono al 100% dello Stato e sarà lo Stato a decidere se fare o non fare una variante al tracciato lungo il Wörtherseee. Insomma, la decisione deve essere politica e non solo tecnica ed economica.

Nel frattempo noi, utenti italiani dei treni austriaci per Vienna, siamo avvertiti. Prima di modificare il tracciato sotto accusa – ammesso che lo si modifichi, come auspica il governatore – passeranno anni. Anni nei quali, viaggiando in treno, potremo ancora godere dello spettacolo del Wörthersee, comodamente seduti accanto ai finestrini. Almeno fino a quando l’installazione sistematica di barriere antirumore non ci priverà della vista.

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