La Russia spia l’Austria e gli austriaci “spiano” la Russia. Ci spieghiamo meglio. L’ambasciata russa nel terzo distretto di Vienna e una sua dependance nella Donaustadt (il 22. distretto sulla riva sinistra del Danubio) hanno montato sui loro tetti una foresta di antenne paraboliche con cui intercettano comunicazioni satellitari non soltanto dell’Austria, ma anche delle organizzazioni internazionali (Onu, Ocse), che hanno sede nella capitale austriaca. Sul fronte opposto un manipolo di radioamatori austriaci tiene d’occhio quelle antenne, le conta e ne registra la crescita e soprattutto ne segue i movimenti. Ogni settimana cambiano assetto, puntando in nuove direzioni. Da ciò la convinzione che non siano lì semplicemente per consentire al corpo diplomatico russo di comunicare con Mosca o per seguire via satellite programmi televisivi del resto del mondo. Servono per “ascoltare” ciò che il resto del mondo dice.
Il sospetto pare si sia trasformato in certezza, al punto tale che il Ministero degli Esteri austriaco qualche giorno fa ha deciso l’espulsione di tre dipendenti dell’ambasciata, ritenendo che svolgessero opera di spionaggio. Non sono i primi a doversene andare. Dall’inizio della guerra di aggressione all’Ucraina l’Austria ne ha già espulsi altri 14. Ora se ne aggiungono questi tre.
Ma andiamo per ordine. La Russia è presente a Vienna con due sedi diplomatiche, l’ambasciata vera e propria in Reisnerstrasse, nel 3. distretto, e la dependance nella Donaustadt, cui abbiamo fatto cenno sopra. Sui tetti di entrambi gli edifici, in particolare sul secondo, è stato installato un sorprendente sistema satellitare, in grado di intercettare dati e informazioni che le organizzazioni internazionali inviano tramite internet. L’impianto nella Donaustadt è stato ampliato dopo l’inizio della guerra in Ucraina.
“C’è stata una continua espansione – ha dichiarato Erich Möchel, giornalista di Wien Heute, notiziario di Vienna dell’Orf – Gli specchi vengono spostati regolarmente. Ciò significa che puntano verso obiettivi diversi e poi tornano alla posizione originale o ne assumono una nuova. Direi che almeno uno spostamento a settimana è il minimo”. Möchel è un esperto in materia di intercettazioni, protezione dati, crittografia, IA in campo militare. In questa veste è stato chiamato come relatore al Parlamento europeo, alla London School of Economics, alle Università di Francoforte e Monaco, alla Computers freedom and privacy, le cui conferenze si tengono alternativamente a Washington e in Canada. Le sue osservazioni sul ronzio delle antenne russe vanno prese dunque sul serio.
Altri Stati membri dell’Unione Europea, come i Paesi Bassi e il Belgio, hanno espulso il personale tecnico delle loro ambasciate russe. Ciò è stato fatto anche per disattivare le stazioni di intercettazione esistenti in loco, poiché il loro funzionamento richiede molto personale. Con la chiusura o il ridimensionamento di quelle strutture, Vienna è diventata ancora più importante come sede di attività di spionaggio.
Le autorità austriache ne erano conoscenza. La struttura di Donaustadt è esplicitamente menzionata nel rapporto dell’Ufficio per la protezione della Costituzione (il Verfassungsschutzbericht). “La reputazione internazionale dell’Austria – vi si legge – è danneggiata dalle attività russe nel campo dell’intelligence delle comunicazioni provenienti da Vienna”. Secondo un’inchiesta di Wien Heute, le presunte attività di spionaggio avevano attirato anche l’attenzione della magistratura, che aveva avviato indagini contro tre dipendenti dell’ambasciata.
Stando così le cose, era evidente che una reazione del governo austriaco sarebbe stata solo questione di giorni. A metà aprile l’ambasciatore russo è stato convocato al Ministero degli Esteri, dove gli è stato comunicato che l’immunità dei tre sospettati doveva essere revocata, affinché la Procura potesse proseguire le indagini. È stato fissato un termine di 14 giorni. Tuttavia, la Russia non ha ottemperato alla richiesta. I tre cittadini della Federazione Russa sono stati quindi espulsi e da allora hanno lasciato l’Austria.
“In questo governo – ha dichiarato la ministra degli Esteri, Beate Meinl-Reisinger (Neos) – abbiamo attuato un cambio di rotta e stiamo prendendo provvedimenti decisivi contro lo spionaggio. Lo abbiamo chiarito inequivocabilmente alla parte russa, anche per quanto riguarda la rete di antenne presenti nella missione russa. È chiaro: è inaccettabile che l’immunità diplomatica venga utilizzata per condurre attività di spionaggio”. La ministra ha inoltre aggiunto che il governo sta adottando ulteriori misure per prevenire lo spionaggio straniero in Austria. La legislazione attuale, infatti, sanziona soltanto lo spionaggio ai danni dell’Austria. L’inasprimento annunciato da Meinl-Reisinger considererebbe penalmente perseguibile lo spionaggio nei confronti di chiunque.
Möchel, tuttavia, non crede che la cacciata di tre spie risolva il problema. “Con questa espulsione – osserva – il governo federale austriaco ha espresso principalmente il proprio disappunto. Resta da vedere se avrà conseguenze concrete”. La rappresentanza diplomatica russa a Vienna è di gran lunga la più affollata: allontanati tre dei suoi membri, ne restano altri 220 circa. Tanti per fare che?
NELLE FOTO dell’ORF, la sede dell’ambasciata in Reisnerstrasse e la dependance nella Donaustadt, con i tetti ricoperti da antenne paraboliche.
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