Martedì 19 Maggio 2026

Christa Scharf è una ex funzionaria degli Uffici finanziari austriaci (corrispondono agli uffici della nostra Agenzia delle entrate) da poco in pensione. Frau Scharf oggi ha festeggiato, per le ragioni che presto illustreremo.

Nel 2017 aveva partecipato al concorso per la direzione degli Uffici finanziari di Braunau, in Alta Austria. Alle prove davanti alla commissione d’esame aveva ottenuto il punteggio migliore. Era apparsa la candidata più adatta per assumere quell’incarico, per competenza professionale e per i tanti anni di lavoro svolto alle dipendenze del Ministero delle Finanze.

Il posto invece fu assegnato a un altro candidato, che non aveva brillato come lei alle prove, ma che, a differenza di lei, aveva la tessera del Partito popolare (Övp) in tasca. Anzi, era addirittura sindaco dell’Övp in un Comune dell’Alta Austria. Aveva potuto scavalcare Frau Scharf grazie all’appoggio di un pezzo da novanta del suo partito, niente meno che August Wöginger (nella foto), capogruppo dell’Övp al Parlamento di Vienna.

Chi segue un po’ le cose politiche conosce l’importanza del ruolo di un capogruppo. Conta più di un ministro, a volte più dello stesso cancelliere, perché tocca a lui tenere in riga i deputati del gruppo e assicurarsi che votino nel modo stabilito. E tocca a lui tenere i rapporti con gruppi parlamentari degli altri partiti della coalizione. Le parole di un capogruppo sono il “verbo”.

Il sindaco dell’Alta Austria si era rivolto a lui per vincere il concorso alla direzione di Branau e Wöginger non aveva saputo dirgli di no, secondo il ragionamento: “È uno dei nostri, diamogli una mano”. E chi se ne frega dell’altra concorrente, meglio qualificata, ma con il grave difetto di non essere iscritta al partito giusto.

Questo comportamento è molto diffuso e ha anche un nome. Si chiama “Parteibuchdemokratie”, “democrazia della tessera di partito”. Regola l’assegnazione di incarichi, di posti di lavoro, di appartamenti di edilizia pubblica residenziale ad affitto agevolato, di contributi per attività sportive o culturali. Il meccanismo è ben oliato e l’ingiustizia subita da Christa Scharf non sarebbe mai venuta alla luce e men che meno sarebbe stata sanzionata se un giorno, per puro caso, la Procura anticorruzione (il nome in tedesco è Wirtschafts- und Korrupptionsstaatsanwaltschaft) non ne fosse venuta a conoscenza.

Wöginger, per fare avere l’incarico all’amico sindaco, si era rivolto al segretario generale del Ministero delle Finanze, Thomas Schmidt, lui pure uomo dell’Övp, appartenente a quel tempo al “circo magico” di Sebastian Kurz. Lui oggi dice di aver fatto a Schmidt soltanto una segnalazione, ma, come abbiamo detto, le parole di un capogruppo sono il “verbo” e Schmidt le aveva interpretate come un ordine che andava eseguito. Presto fatto. Il segretario del Ministero affida il compito a due funzionari di sua fiducia, che fanno parte della commissione che dovrà scegliere il direttore delle Finanze di Braunau e saranno proprio loro a determinare la designazione dell’amico sindaco, scartando ingiustamente la povera Scharf.

Come abbiamo detto, la Procura anticorruzione viene a conoscenza dell’”operazione Braunau” per puro caso. Siccome sta indagando su altri illeciti commessi dal cancelliere Kurz e da altri esponenti di primo piano dei suo “circo magico”, incappa in una serie di messaggi scambiati via chat tra Wöginger e Schmidt che inchiodano il primo. Da qui l’avvio di indagini, che si concludono lo scorso anno con il rinvio a giudizio del capogruppo.

Inizialmente Wöginger non si scompone molto. Confortato dalla circostanza che “così fan tutti”, sottovaluta la gravità del suo abuso e inizialmente persino la Procura è d’accordo, che accetta di risolvere il caso con una “Diversion”. La “Diversion” è un istituto del diritto processuale penale austriaco, che, allo scopo di accelerare i tempi della giustizia, consente di chiudere rapidamente i casi meno gravi: l’imputato si riconosce colpevole, paga una modesta multa e il reato scompare. Non ne resta traccia nemmeno nel casellario penale.

Il caso Braunau sembra così chiuso, ma la Procura generale non è d’accordo. Anche se “così fan tutti”, ritiene il comportamento di Wöginger di una gravità inaudita, non solo per il danno patrimoniale causato alla donna che avrebbe avuto il diritto di dirigere gli Uffici finanziari di Braunau, ma anche per il “vulnus” inferto alla credibilità delle istituzioni pubbliche. Per questo ordina la restituzione degli atti al Tribunale di Linz, perché riesamini dal bel principio il caso.

Wöginger così torna sul banco degli imputati e, con lui, anche i due funzionari che nella commissione esaminatrice avevano concorso a far risultare vincitore il suo protetto. Questa volta si fa sul serio. In 13 udienze vengono ascoltati gli imputati e decine di testimoni, tra cui Thomas Schmidt, divenuto il suo principale accusatore. Oggi infine l’attesa sentenza: Wöginger è stato ritenuto colpevole e condannato a 7 mesi di reclusione con la condizionale, nonché al pagamento di una multa (senza condizionale) di 43.200 euro. I due funzionari sono stati condannati a multe rispettivamente di 33.840 e 22.680 euro. Christa Scharf dopo quasi 10 anni ha avuto giustizia ed ecco perché oggi ha fatto festa.

Qualche ora dopo il pronunciamento della sentenza, Wöginger ha annunciato le dimissioni immediate dal ruolo di capogruppo, ma non dal Parlamento. Ha anche annunciato ricorso in appello, dichiarandosi certo che nel secondo giudizio sarà riconosciuto innocente.

[Foto APA/fotokerschi.at]

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