Un drone russo ha colpito questa mattina un furgoncino dell’organizzazione umanitaria Proliska, su cui viaggiava il corrispondente dell’Orf Christian Wehrschütz, assieme a un collega spagnolo, una fotografa e un operatore. Il gruppo si trovava nell’Ucraina orientale, a una cinquantina di chilometri da un fronte sempre più frastagliato. Stava per raggiungere la città di Konstantinovka, per filmare l’evacuazione della popolazione civile ancora presente.
Il peggio è stato evitato grazie a un colpo di fortuna e alla pronta reazione dei passeggeri del veicolo. Uno di questi, infatti, si è accorto in tempo del drone in arrivo e ha urlato a tutti di uscire. I quattro sono balzati fuori dal furgoncino, cercando riparo in un fosso adiacente alla strada. Il video registrato da uno smartphone rimasto in funzione durante tutta l’emergenza mostra Wehrschütz e i suoi compagni di viaggio che escono precipitosamente dal veicolo. Qualche secondo dopo si sente il forte botto della carica esplosiva del drone, che colpisce la parte anteriore del furgoncino, producendo una pioggia di schegge.
Poco più tardi, al telegiornale dell’Orf delle 13, Wehrschütz ha riferito in diretta l’avventura di cui era stato protagonista poco prima. “Siamo sopravvissuti. Il buon Dio era con noi e avevamo cinque angeli custodi e un collaboratore che ha visto il drone e ha reagito prontamente”.
Poco dopo l’attacco russo è passata per caso un’auto con un sacerdote alla guida, che ha preso a bordo i superstiti per trasportarli in qualche luogo più sicuro. Non più utilizzabile il furgoncino di Proliska. La ministra degli Esteri, Beate Meinl-Reisinger, ha condannato “l’aggressione inaccettabile della Russia nei confronti di civili, organizzazioni umanitarie che portano soccorso e giornalisti” e ha annunciato l’invio di un aiuto in denaro all’organizzazione Proliska, a risarcimento del danno subito.
Rispondendo alle domande del conduttore del telegiornale delle 13, Peter Teubenbacher, Wehrschütz ha affermato che nel suo mestiere “ci si può sempre trovare nel momento sbagliato nel posto sbagliato”, ma di non “sentirsi un eroe”. Si deve soltanto essere consapevoli che certe situazioni possono finire anche diversamente.
Wehrschütz è un cognome che ha un significato nella lingua tedesca. “Wehr” significa “difesa” e “schütz” significa “protezione”. Un cognome più che mai adatto, quindi, per un giornalista impegnato su un fronte di guerra.
NELLA FOTO, il furgoncino dell’organizzazione Proliska, su cui viaggiava il giornalista austriaco.
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