L’annuncio dell’accordo sul tunnel di Monte Croce Carnico, quale alternativa alla strada che sale al passo, ha suscitato una levata di scudi in Carinzia. Non della Carinzia istituzionale, di cui peraltro non è emersa finora una posizione ufficiale, ma dei movimenti ambientalisti delle valli del Gail e della Drava, nonché del Tirolo Orientale, ovvero delle aree che più risentirebbero degli effetti dell’apertura di un tunnel stradale.
C’è chi, anche da parte austriaca, attende con ansia una ripresa dei collegamenti tra Friuli e Carinzia, ritenuti essenziali per l’economia del mandamento di Hermagor e delle valli circostanti. Ma ci sono anche quelli che temono che una soluzione in galleria – ancorché quella in quota di soli 4,1 chilometri e di minore impatto ambientale – possa comportare un aumento del traffico, con danni all’eco-sistema e nessun beneficio o limitati benefici per le comunità locali.
“Nessun consenso per l’ipotetico tunnel di Monte Croce” ha titolato, per esempio, “Volltreffer Oberkärnten”, periodico della Carinzia Superiore, su cui insiste il valico di Monte Croce. La diffusissima “Kronen Zeitung” ha espresso “meraviglia” per la proposta italiana. Dello stesso tenore gli altri media locali, dall’emittente pubblica Orf (“Opposizione al tunnel”) al foglio del mandamento “Mein Bezirk” (“Riappare il fantasma del tunnel di Monte Croce”), al giornale di Lienz, capoluogo del Tirolo Orientale, “Dolomitenstadt” (“Nasce la resistenza al tunnel di Monte Croce”).
Insomma, al di là dello spartiacque carnico si sta formando un movimento d’opinione pronto a dare battaglia all’ipotesi del tunnel presentata dalla nostra Regione. In particolare “Volltreffer” sostiene che sul versante austriaco non ci sarebbe alcun consenso a livello politico per la soluzione caldeggiata dall’assessora Cristina Amirante. “I resoconti secondo cui i sindaci sarebbero unanimemente d’accordo – vi si legge – sono evidentemente falsi”.
Viene citato Hannes Guggenberger, dell’Österreichischer Alpenverein (il Club alpino austriaco). Questi parla di un clima che sta “ribollendo”, perché “si teme una valanga di veicoli, che un tunnel di Monte Croce potrebbe portare con sé”. Le località di Kötschach e Mauthen, a suo dire, ne sarebbero particolarmente colpite.
Alla domanda se la valle superiore del Gail possa sopravvivere, senza un sicuro collegamento con l’Italia, Guggenberger risponde: “Il passo di Monte Croce è una buona offerta e quelli che vi transitano portano qualche vantaggio con sé. La strada esistente è sufficiente per il turismo e corrisponde alle nostre necessità. I turisti imparano a conoscere la nostra regione grazie alla strada del passo, mentre un tunnel incoraggerebbe soltanto il traffico di transito. Noi dobbiamo intensificare gli scambi con l’Italia e rafforzarci reciprocamente, ma non abbiamo bisogno di una strada ad alta percorrenza, che alla fine ci indebolirebbe”.
Preoccupano poi gli aspetti ambientali che sarebbero minacciati da un intenso traffico di transito: “La natura intatta, l’acqua salubre, l’aria fresca sono il nostro capitale per un concetto di turismo che guarda al futuro”. Alla mobilitazione popolare che ha fatto proprie queste parole aderiscono Pro Gailtal, Österreichischer Alpenverein (sezione della Gailtal superiore e della Lesachtal), Bündnis Alpenkonvention Kärnten, Initiative Stop Transit-Osttirol, Osttirol Natur, Plattform Pro Pustertal, Bürgerinitiative Lebensraum Oberes Drautal, Heimatpflegeverband Pustertal. Vi sono anche adesioni dal Friuli: Comitato Alto But e Legambiente Carnia.
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