Mercoledì 22 Maggio 2024

21.03.06 Lisa Wieser e Sebastian Kurz - CopiaTempi duri per Hygiene Austria, la società creata un anno fa da Lenzig Ag insieme con Palmers Textil Ag, per produrre mascherine anti-Covid. L’inchiesta condotta dalla Procura federale anticorruzione ha fatto scoprire un sospetto traffico di “dispositivi di protezione”, che Hygiene Austria aveva importato a basso prezzo dalla Cina e rivenduto con l’etichetta “Made in Austria”. I reati ipotizzati sono non solo di truffa nei confronti dei clienti, che credevano di indossare mascherine di qualità fabbricate in Austria, mentre erano prodotti cinesi, ma anche di violazione delle norme sul lavoro. Nel corso delle perquisizioni effettuate nella sede della società, a Donau City, quartiere periferico di Vienna, e nello stabilimento di produzione di Wiener Neudorf, area industriale a sud della capitale, sarebbe stata verificata la presenza di personale senza contratto di lavoro e quindi anche senza assicurazione previdenziale. Erano insomma quelli che noi chiamiamo “lavoratori in nero”.

I responsabili del traffico rischiano conseguenze penali, se i reati ad essi contestati saranno provati in un’aula di tribunale, ma fin da subito stanno subendo un contraccolpo commerciale. I loro prodotti, infatti, erano stati acquistati dai principali supermercati del Paese, che li offrivano (o vendevano a un prezzo simbolico) ai loro clienti. Ora tutte queste mascherine di dubbia provenienza sono state ritirate dalla distribuzione e i contratti di fornitura con Hygiene Austria sono stati disdetti. Non si escludono azioni legali di risarcimento danni.

Lo stesso sta accadendo con enti e aziende dello Stato o parastatali, che si erano riforniti di mascherine presso l’Hygiene Austria. Le Öbb (Ferrovie dello Stato), per esempio, hanno nei loro magazzini 360.000 maschere del tipo Ffp2, che ora dovranno essere tutte sottoposte a verifica. Nel frattempo si è appreso che la certificazione CE, di cui fregiavano le mascherine, non era stata rilasciata in Austria, ma in Ungheria.

La vicenda penale assume anche risvolti politici e coinvolge indirettamente il cancelliere Sebastian Kurz. La sua assistente personale Lisa Wieser, infatti, è moglie di Luca Matteo Wieser, che siede nel consiglio di amministrazione di Palmers. E Tino Wieser – fratello di Luca Matteo e quindi cognato di Lisa – è amministratore di Hygiene Austria. La donna non è una semplice segretaria del cancelliere, ma una sua fidata collaboratrice fin dal 2011. Ha incominciato a lavorare per Kurz quando questi era ancora sottosegretario all’Integrazione e lo ha seguito quando poi è diventato ministro degli Esteri e ora cancelliere. Mai come nel suo caso la definizione di “assistente personale” appare appropriata.

Il suo rapporto con il cancelliere è così stretto che la commissione d’inchiesta sullo scandalo Ibiza l’ha convocata per interrogarla e verificare con lei la veridicità delle dichiarazioni rese dal suo capo in merito ai rapporti con l’ex leader dell’Fpö, partito dell’estrema destra sovranista, Heinz-Christian Strache, quand’era vicecancelliere, e con Novomatic, la holding dell’industria del gioco d’azzardo. Il caso ha voluto che fosse chiamata a rispondere proprio il giorno dopo la perquisizione nella società del marito (e cognato) e mentre il suo cancelliere era in volo verso Israele.

La commissione voleva sapere da lei se fosse vero che Kurz, al tempo in cui era ministro degli Esteri, era intervenuto in favore di Novomatic, per risolvere un problema che la società delle slot machine aveva con il fisco italiano, per un’evasione o tardato pagamento di imposte per 50 milioni di euro. Lisa Wieser, nel suo ruolo di “assistente personale”, teneva nota in agenda di tutte le telefonate e di tutti gli appuntamenti del ministro e, giurando da testimone davanti alla commissione, sarebbe stata tenuta a dire la verità. Nel rispondere si è comportata come avevano fatto gli altri testimoni dell’Övp che l’avevano preceduta: ha detto che il ministro Kurz aveva centinaia di appuntamenti, per cui non era in grado di ricordarsene. Fine della testimonianza.

 

NELLA FOTO, il cancelliere Sebastian Kurz con la sua assistente personale Lisa Wieser, quella che la “Kleine Zeitung” ha soprannominato “la sua mano destra”.

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